Losses and force generation: status delle forze in campo in #Ucraina.
Fra una settimana, il conflitto scatenato dalla #Russia diventerà il conflitto più lungo combattuto da Paesi dell'ex blocco sovietico dalla 2ª GM, superando in durata la durata del conflitto fra URSS e 1/18
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L’alleanza tra l’amministrazione Trump e la Russia è oscena. Il teatro di Mariupol che riapre sulla tomba di centinaia di donne e bambini è osceno.
Come è osceno vedere in Italia forze come il Movimento 5 Stelle e testate come Il Fatto Quotidiano rilanciare sistematicamente i talking points della propaganda di Putin, normalizzandoli nel dibattito pubblico. È osceno che il premier indiano Modi condanni l’Ucraina per il presunto sorvolo di una residenza di Putin, mentre le forze russe massacrano ogni giorno civili inermi con droni e missili.
Ma questi non sono episodi isolati. Sono manifestazioni diverse dello stesso fenomeno: la nascita di una nuova internazionale. Un’internazionale dell’autoritarismo.
Non è un’alleanza formale e non ha un centro di comando. È una rete di cooperazione flessibile, che opera su più livelli. L’appartenenza a questa rete non dipende da una dichiarata identità autoritaria, ma dalla convergenza concreta di comportamenti, linguaggi e obiettivi.
Ne fanno parte autocrazie consolidate, governi di autoritarismo competitivo — formalmente elettivi ma sostanzialmente orientati alla concentrazione del potere — partiti antisistema attivi dentro le democrazie liberali, attori economici opachi, piattaforme private come X e una galassia di media e opinion maker che ne amplifica le narrazioni.
Nel nuovo post su Substack (link nel primo commento) spiego come funziona questa internazionale dell’autoritarismo, perché oggi è più potente che in passato e come punta a smantellare le democrazie dall’interno: sfruttandone l’attaccamento alle regole, la difficoltà di coordinamento e le fragilità strutturali.
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Update: arrivata la macchina a controllo numerico, e nonostante alla fine ci siamo accontentati di una macchina più semplice ed economica, le spese sono state comunque tante. Al momento attuale stiamo lavorando sia per montare la macchina, sia per modificarla in modo 1/5
Il grosso, enorme problema degli italiani è il fatto di ritenere indifferibile e assolutamente necessaria la lotta per i propri diritti particolari, ritenendo invece assolutamente superflua e uggiosa quella per i diritti altrui.
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Leggendo alcuni commenti che i post a tema Ucraina ricevono su X o Facebook non faccio fatica a capire perché all’estero su argomenti come quello della guerra spesso ci vedano come alieni.
Credo c’entri quel mix di sindrome di Dunning Kruger (che comporta un’errata percezione delle proprie capacità e conoscenze, in conseguenza della quale ci si ritiene più preparati di professionisti ed esperti) ed analfabetismo funzionale, inteso come la scarsa capacità di comprendere, analizzare e rielaborare testi e informazioni, del quale abbiamo avuto prova con la recente esperienza del COVID, con migliaia di persone per lo più con scarsa istruzione (ma non solo loro) che si riversavano sui social per smentire virologi o spiegare a premi Nobel gli effetti del grafene, che era secondo loro presente nei vaccini.
Con la guerra in Ucraina lo schema si è infatti replicato alla perfezione. Gli esperti da bar hanno iniziato a discutere di geopolitica senza saper nemmeno indicare dove fosse Kyiv su una mappa e i pacifisti da divano hanno trovato nella lotta contro l’Occidente malvagio - quello che garantisce le loro stesse libertà - la nuova ragion d’essere di una battaglia antisistema che, una volta spenti i riflettori sulla pandemia, rischiava di condannarli ad una frustrante mancanza di obiettivi.
Difficile altrimenti spiegare il perché per molti sia più facile credere alle controfattuali opinioni dei vari Travaglio, Orsini e compagnia “putinante”, espresse con un chiaro gioco di intesa con gli organi ufficiali e ufficiosi di propaganda del Cremlino, piuttosto che a fatti di disarmante evidenza, trattati orwellianamente come se fossero solo punti di vista, anziché verità acclarate.
Ad esempio qualche giorno fa l’intelligence danese ha pubblicamente lanciato l’allarme per l’ampliamento già in corso delle basi russe, rivelando previsioni di un attacco contro i paesi NATO nei prossimi anni. Qualche settimana prima anche i servizi tedeschi avevano previsto uno scenario simile, ipotizzando una guerra già nel 2030. La Norvegia aveva fatto considerazioni analoghe e nel marzo scorso ha riattivato i bunker, così come Svezia e Finlandia. Mentre la Polonia si appresta a disseminare il confine con un milione di mine anti-uomo e i Baltici da anni sono rassegnati all’inevitabilità di una prossima invasione.
La propaganda russa stessa ormai non fa più mistero di vedere nell’Occidente un nemico sistemico e prepara l’opinione pubblica ad una guerra che tutti i segnali fanno ritenere ineluttabile. Inoltre la leadership russa in questi anni si è profusa in minacce anche molto esplicite verso alcuni dei paesi confinanti ed esposti nell’aiuto a Kyiv.
Eppure, appunto, una bella fetta di italiani, abbindolata da abili pifferai magici, pretende di saperne più di tutti, noncurante delle performance non proprio lusinghiere di costoro. In un paese normale il negazionismo di Travaglio, che 24 ore prima dell’inizio della più grande guerra del secolo, definiva fake news i report di intelligence statunitensi, lo avrebbe dovuto indurre a nascondersi in una caverna finché qualcuno non avesse dimenticato il suo nome, e invece lui sull’Ucraina ha scritto ben due libri, centinaia di editoriali e tanti - inclusi politici - ripetono come un rosario le sue menzogne e manipolazioni, che poi altro non sono che il copia e incolla di quelle di Mosca.
Perché il nostro non è un paese normale. È il paese in cui nei 20 anni di fascismo tutti erano fascisti, e non lo siamo rimasti solo perché da Mussolini ci salvarono gli alleati. È il paese del partito comunista più grande d’Europa, che implose solo perché cadde il muro di Berlino portandosi dietro falce e martello. È un paese così distratto, credulone e pressappochista da credere persino a chi, in palese malafede, dice che gli asini volano, purché lo faccia durante un programma in prima serata. È un paese che forse solo per un caso è ancora una democrazia.
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Tante persone di buona volontà, che si riconoscono nei valori della democrazia, faticano ad accettare la trasformazione storica che stiamo vivendo. Complice una propaganda sempre più sofisticata, tendono a vedere il lato positivo delle azioni dei dittatori, mentre alle democrazie liberali rimproverano ogni sorta di nefandezza. Credono, e ripetono in pubblico, che Trump voglia la pace. Che Putin non voglia la guerra. Tanti miei colleghi si riconosceranno, o dovrebbero riconoscersi, in questa descrizione. Sono in negazione ed è comprensibile. Il sistema di relazioni internazionali, politiche ed economiche in cui abbiamo formato le nostre coscienze si è sgretolato e non tornerà.
Ma proprio per questo non dobbiamo stancarci di ripetere alcune verità fondamentali.
Negli Stati Uniti è in corso un colpo di Stato. La nostra alleanza con l’America è finita. Ma la costruzione dell’autocrazia non riguarda soltanto l’America. Il progetto è globale. Gli autocrati mirano all’instaurazione di regimi non democratici in tutto il mondo perché, diversamente dalle democrazie, i caudilli sono facilmente controllabili, e saranno sempre pronti a svendere il proprio paese in cambio di protezione, risorse, impunità.
Vediamo l’ordine mondiale sgretolarsi in tempo reale. Ed è solo l’inizio. Non accadrà nulla di magico a rimettere le cose a posto. Si può sperare che Trump non duri in eterno. È anziano e mostra cali di lucidità impressionanti. Ma una volta erosi i limiti e i contrappesi del potere esecutivo, le autocrazie durano, e quella americana non farà eccezione.
Trump non è un’anomalia passeggera. Ha alle spalle quasi ottanta milioni di elettori. Un blocco economico che prospera nella cleptocrazia. Un movimento ideologico di portata globale e un apparato di disinformazione che hanno già ampiamente penetrato la politica e l’informazione europea.
Soprattutto in Italia, dove abbiamo giornali, canali televisivi, leader politici e influencer che rilanciano punto per punto ogni bugia della propaganda russa e trumpiana. E abbiamo milioni di cittadini ormai insensibili al valore della democrazia e della libertà e pronti a sostenere l’autoritarismo.
Sotto questo punto di vista, le autocrazie sono un virus e il rischio più immediato e concreto che possiamo correre è il contagio. La caduta delle democrazie liberali non avverrà con l’ingresso dei carri armati nel centro delle nostre città – almeno di quelle occidentali, mentre sulle capitali dell’Europa orientale non metterei la mano sul fuoco - ma con l’erosione delle nostre istituzioni democratiche dall’interno. Con il collasso dell’informazione, la riduzione della cultura allo scorrimento di un feed, l’emarginazione o la dipartita di quei pochi che ricordano cosa voglia dire esporsi, subire ritorsioni e combattere per la libertà. Con l’apatia e il torpore che impediscono di riconoscere una dittatura quando si trova di fronte.
Ogni anno, la Festa della Liberazione è un po’ più amara. Vedere tra i festeggianti persone che sostengono Putin e guardano all’Europa come a un nemico è un colpo al cuore. Il mio augurio a noi che festeggiamo – e sempre festeggeremo – è di preservare la lucidità per riconoscere una dittatura quando ce la troviamo davanti, l’intelligenza per amare la democrazia nonostante i suoi limiti, e la forza per sostenere chi, ancora oggi, è disposto a sacrificare tutto per difendere la libertà.
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19 aprile 1973 - L'ingenuo tartaro Grigory Bulatov si suicida.
Insieme al kazako Rakhimzhan Koshkarbayev, fu il primo a issare la bandiera sul Reichstag.
Credette per tutta la vita che un giorno la giustizia avrebbe trionfato. Ma la giustizia non esisteva nell'URSS.
Nel 1945,
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In risposta a un post sull'esclusione delle donne trans dall'Equality act. Signori, le "condotte che incitano all'odio" secondo X.
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Fact checking Witkoff. I falsi mediatori che trattano la resa dell'Ucraina.
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In un paese inondato dalla propaganda russa come l’Italia, è fondamentale un fact checking delle dichiarazioni di Steven Witkoff, il mediatore di Trump per l'Ucraina e il Medio Oriente.
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Caro @marcotravaglio, quando, da grande sostenitore del pacifismo di Putin, ti abbiamo chiesto di andare anche tu a manifestare per la pace in Piazza Rossa, non hai mai voluto prendere quell’aereo per Mosca. Non vorrei che ti fossi fatto scoraggiare dalle migliaia di ragazze e ragazzi arrestati, sicuramente a causa di un banale fraintendimento, per essere scesi in piazza per chiedere la fine della guerra, da un pacifista convinto come Vladimir Vladimirovich, che in fondo ha sempre voluto la stessa cosa.
Ora però ti invito io a raggiungermi a Maidan, dove avrai modo, almeno qui, di farlo senza che nessuno ti dica nulla, visto che io stesso ho assistito ieri ad una manifestazione contro le autorità senza che la polizia “naziucraina”intervenisse e mentre la tv, sicuramente non libera quanto quella russa, riprendeva tutto.
Magari così mi farai vedere, da ucrainologo quale sei, il punto esatto di questa piazza in cui sarebbe avvenuto il “golpe bianco” voluto dagli americani e non dal milione di persone che era qui e mi potrai così spiegare meglio tutta quella faccenda della “guerra civile” del Donbass. Così potrò finalmente convincermi che le migliaia di mail e le decine di chiamate intercettate nel 2014 nelle quali i consiglieri di Putin Glazyev e Surkov comunicavano con i gruppi di provocatori che prendevano d’assalto le sedi amministrative ucraine e quelle dei servizi di sicurezza, sequestrando le armi per dare il via agli scontri, e tra di loro scambiavano dettagli sui compensi di questi gruppi e documenti dettagliati su come destabilizzare l’Ucraina, siano frutto di vili manomissioni (gli ucraini, è noto, ne sanno una più del diavolo). E avrò anche conferma del fatto che l’ammissione di Putin in merito alla presenza di truppe russe, che renderebbe questa guerra non più civile ma un’aggressione a uno stato sovrano, in realtà non è che un errore di traduzione.
Poi magari facciamo due passi e ti mostro il palazzo in cui stanotte un drone dei pacifisti denazificatori russi hanno fatto fuori una famiglia di adoratori di Bandera, inclusa una nazistella in erba di 5 anni.
Da qui con 5 ore di bus siamo ad Odessa, dove sono stato ad agosto scorso, e lì possiamo fare un salto alla Casa dei Sindacati. Mi troverai tutto orecchi, pronto ad ascoltarti mentre mi spieghi perché sia Human Right Watch, sia il Consiglio d’Europa, sia la Corte Europea dei Diritti Umani si siano coalizzati malvagiamente nel dire, a differenza di quello che fai tu sui giornali e in tv, che la colpa di quegli scontri del 2 maggio 2014, nei quali persero la vita tante persone, fu dei filorussi. Ho il sospetto che gli ucraini questi organismi li abbiano corrotti tutti. L’indice di percezione della corruzione che pone l’Ucraina 50 posizioni sopra la Russia si può spiegare anche quello con un errore di calcolo.
La raccomandazione che mi permetto di farti girando per Odessa è di non badare alle bandiere ucraine che troverai esposte a tutti i balconi e dipinte sui muri ogni 10 metri. È un trucco della propaganda naziucraina. In realtà hai ragione tu: i russofoni sono tutti russofili e non vedono l’ora di (ri)abbracciare la grande democrazia russa.
Sulla strada di ritorno chiamiamo anche un amico di Kherson, la città che i giornaloni raccontano essere stata abbandonata dai russi nel novembre 2022, cosa che non può essere vera, perché il tuo esperto Orsini le azzecca tutte e lui aveva detto e scritto che Mosca, piuttosto che lasciare quel capoluogo, avrebbe scatenato la terza guerra mondiale. Il mio amico sostiene che i russi, lì, inseguano e ammazzino civili con i droni. Faglielo spiegare dalla Basile che certe cose i russi non le fanno.
Ecco, sono sicuro che accetterai il mio invito, perché quelli che dicono che tu faccia solo articoli e libri che nessuno può contestare e che accetti contraddittori solo in trasmissioni prodotte dal tuo giornale siano solo dei malpensanti. Tu hai le prove di tutto quello che scrivi e insieme convinceremo il mondo.
Ti aspetto.
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Una delle risposte peggiori che si possano ricevere è “perché non parti tu per il fronte in #Ucraina?”. Al di là della stupidità di questa affermazione, perché allo stesso modo si potrebbe rispondere, a chiunque si schieri contro la mafia, “perché non ti arruoli
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Il @defence_centre indica @limesonline come una delle riviste appartenenti alla propaganda russa in italia, insieme a @RoVannacci , gen. Mini e altri.
Un paper che spiega come in Italia il Cremlino possa contare su persone importanti.
Qui il Paper 👉 acrobat.adobe.com/id/urn:aai…
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Piccolo aggiornamento: la raccolta fondi è al 54%! Oggi abbiamo acquistato un batch iniziale di resine per creare le parti in fibra di carbonio e le forbici per tagliare la fibra. Gli ultimi acquisti che contiamo di fare in questa prima fase sono il 1/5
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Il regime di Assad, sostenuto da Mosca e Teheran, è caduto grazie alla resistenza militare e civile dell’Ucraina, e alle operazioni con cui Israele ha cancellato Hezbollah e indebolito l’Iran | di @christianrocca
linkiesta.it/2024/12/siria-r…
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List of military equipment seized by Syrian rebels from Assad regime
Military equipment seized by Syrian rebels from Assad regime forces during clashes between November 27 and December 4
Aircraft, air defense systems, tanks, radars, IFVs, artillery systems.
Here is the flood:
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🔹#Syrie 🇸🇾🔹
Jour 3 : La chute d'Alep, l'humiliation pour Al Assad
Au troisième jour de leur offensive les rebelles/djihadistes du HTS se sont emparés d'une bonne partie d'Alep, profitant de l'effondrement de l'armée arabe Syrienne.
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I paesi occidentali hanno una superiorità tecnologica e militare schiacciante rispetto alla Russia, ma manca il coraggio politico per usarla. Ma la storia non perdona chi sceglie di non scegliere | di @nitalikmeta
linkiesta.it/2024/11/europa-…
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Thread incazzato. 🧵🧵
Molto incazzato
Baltici, polacchi, scandinavi. Hanno il terrore di Mosca. Ne avvertono la minaccia
Chiedetevi perché.
Perché loro li conoscono.
Li hanno subiti, li hanno combattuti, li hanno visti all'opera sul loro stesso territorio
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Perché NON possiamo dirci pacifisti
Il mio nuovo pezzo su @in_oltre
con le mie riflessioni sul perché tanti di noi non potranno mai considerarsi pacifisti DOC e preferiranno sempre combattere piuttosto che cedere alla tentazione della resa al prepotente
inoltreblog.com/2024/10/17/p…



























