Temporary Mngr, Executive Interim Mngr, CRO, CEO🇮🇹🇺🇸🇬🇧🇮🇪🇧🇸🇬🇷🇭🇷🇪🇸🇺🇦🇮🇱🇫🇷🇯🇲🇳🇴🇨🇦🇪🇺Flags shown here are countries that I know and love.

Padova, Italy
Joined December 2011
Notevole affresco di @marsetac che spiega la situazione vera della Russia e dell’URSS. Ci sarebbe una via per risolvere il problema, leggete🙂
Ogni volta che la Russia entra in crisi sistemica, l’Occidente commette lo stesso errore. Quello di confondere il crollo dello Stato con la trasformazione della società. È accaduto nel 1917, quando la fine dell’Impero zarista non produsse una Russia democratica ma un esperimento totalitario ancora più espansivo. È accaduto nel 1991, quando la dissoluzione dell’URSS fu letta come “fine della storia”, salvo scoprire che sotto le macerie del comunismo non c’era una società civile pronta alla libertà, ma un vuoto identitario presto riempito dal revanscismo imperiale. Oggi, mentre la guerra contro l’Ucraina consuma risorse, capitale umano e legittimità del potere russo, torna una domanda che in molti evitano per scaramanzia: che cosa farà il mondo del popolo russo, quando (non “se”) la Russia collasserà di nuovo? Non è necessario indulgere nel wishful thinking per riconoscere che il sistema russo mostra crepe strutturali. La guerra ha accelerato dinamiche già presenti: dipendenza estrema dall’economia di guerra, deindustrializzazione mascherata da autarchia, fuga di cervelli, crollo demografico, militarizzazione della società come surrogato di consenso, repressione totale dello spazio pubblico. Il potere è sempre più personalistico, la successione opaca, le élite tenute insieme non da un progetto ma dalla paura. Sono segnali che ricordano da vicino la fase terminale dell’URSS. Non tanto per l’imminenza cronologica del collasso, quanto per la rigidità del sistema, incapace di riformarsi senza autodistruggersi. Quando un regime può sopravvivere solo radicalizzandosi, il problema non è se cadrà, ma come e cosa lascerà dietro di sé. Qui entra in gioco un nodo più profondo, su cui numerosi studiosi hanno insistito. Da Richard Pipes a Martin Malia, da Orlando Figes a Timothy Snyder, passando per Aleksandr Etkind e Marlene Laruelle, tutti i grandi storici e studiosi concordano sul fatto che la Russia storicamente fatica a concepirsi come Stato-nazione. La sua identità politica non nasce dal patto civico, ma dall’espansione territoriale. Quando smette di crescere, implode. Non è un caso che Putin, nel suo saggio del 2021 sull’“unità storica” di russi e ucraini, non parli mai di cittadinanza, diritti o confini legittimi, ma solo di spazio, destino e subordinazione. È la prosecuzione di una tradizione che attraversa zarismo, bolscevismo e putinismo: cambiano i simboli, resta l’idea che senza impero la Russia non sia nulla, o peggio, non sia legittima. Il breve esperimento di libertà degli anni ’90 lo dimostra in modo brutale. Le libertà civili furono percepite non come strumenti di emancipazione, ma come caos. Il pluralismo come umiliazione. La responsabilità individuale come abbandono. In assenza di istituzioni solide e di una memoria democratica, la libertà venne associata alla miseria, mentre l’autoritarismo tornò a essere sinonimo di ordine. Spesso si invoca la Germania post-hitleriana come modello: denazificazione, rieducazione civica, integrazione europea. Ma il paragone regge solo fino a un certo punto. La Germania fu sconfitta militarmente, occupata, divisa, privata della capacità di raccontarsi come vittima. L’ideologia nazista venne delegittimata in modo totale e irrevocabile, anche grazie alla scoperta pubblica e innegabile dei suoi crimini. La Russia, al contrario, ha sempre evitato una vera resa dei conti con il proprio passato. Lo stalinismo non è mai stato davvero processato, l’impero sovietico viene rimpianto, la Seconda guerra mondiale è diventata una religione civile che giustifica tutto. Nella retorica putiniana la guerra in Ucraina ne è in fondo una sorta di riedizione, al punto di rendere giustificabile ogni efferatezza. Senza una sconfitta chiara, senza una rottura simbolica, il mito imperiale russo sopravvive a ogni regime. Pensare di “rieducare” la Russia senza smantellare questo mito equivale a ristrutturare una casa lasciando intatte le fondamenta marce. La domanda scomoda, ma inevitabile è dunque se sia possibile una “civilizzazione” del popolo russo. E nell’aprire questa riflessione bisogna evitare sia il razzismo culturale sia l’ingenuità liberal. Non esiste alcuna predisposizione genetica all’autoritarismo, ma esistono tradizioni politiche, traumi storici non elaborati e narrazioni collettive tossiche che, se non affrontate, si riproducono. Una Russia post-collasso potrebbe imboccare due strade. La prima è quella già vista: vittimismo, revanscismo, ricerca del nuovo uomo forte che prometta di “rialzare la testa”. In questo caso, l’Occidente comprerebbe forse vent’anni di tregua, prima che l’orso – ferito ma non addomesticato – esca di nuovo dal letargo. La seconda strada è più difficile e richiede condizioni drastiche: perdita irreversibile dello status imperiale, decentralizzazione reale, apertura degli archivi, fine del culto della guerra, smilitarizzazione dell’identità nazionale, integrazione condizionata e non gratuita nel sistema internazionale. In altre parole: non solo un cambio di regime, ma un cambio di paradigma. Il nodo, alla fine, è semplice e inquietante: il problema non è solo Putin, ma ciò che viene dopo Putin. Se il mondo continuerà a trattare la Russia come una potenza “naturalmente” destinata a essere imperiale, continuerà a produrre mostri. Se invece accetterà che una Russia post-imperiale sarà più piccola, più frustrata e inizialmente più instabile, ma potenzialmente meno pericolosa, allora forse il ciclo potrà spezzarsi. Non è certo una promessa di pace eterna. Ma è una scommessa sulla storia. L’alternativa è continuare a illuderci che ogni collasso russo sia l’ultimo, salvo scoprire, puntualmente, che l’orso non è mai stato curato: solo sedato. E prima o poi, si sa, si sveglia.
10
4
1
48
6,530
Alessandro Fanchin retweeted
Smart move, Canada! 🇨🇦 Mark Carney confirms Canada is reducing its reliance on Elon Musk’s Starlink. Because national security shouldn't depend on a billionaire's mood swings. 👏 cultmtl.com/2026/09/canada-c…
822
4,787
203
19,639
152,324
Alessandro Fanchin retweeted
«Ottima mossa, Canada! 🇨🇦 Mark Carney ha confermato che il Paese sta riducendo la propria dipendenza da Starlink, l’azienda di Elon Musk. La sicurezza nazionale non può essere affidata agli umori di un miliardario. 👏».
Smart move, Canada! 🇨🇦 Mark Carney confirms Canada is reducing its reliance on Elon Musk’s Starlink. Because national security shouldn't depend on a billionaire's mood swings. 👏 cultmtl.com/2026/09/canada-c…
2
21
72
661
Alessandro Fanchin retweeted
Dopo il tradimento di Trump gli ucraini non hanno più limiti né nulla da perdere. Putin si deve preparare a vedere i sorci verdi.
59
44
1
506
4,405
Alessandro Fanchin retweeted
This has been Putin's dream for years: That his country, with GDP per capita lower than Poland, unable to conquer Donbas since 2014, will be treated as an equal to the US and China. wsj.com/world/russia/putin-f…
591
2,925
147
9,695
303,957
Alessandro Fanchin retweeted
🎯 Russia is a failed nation, a terror state, a mafia pretending to be a country, a people infected with an imperial virus, a gas station with nukes that barely has any gas left, a Chinese vassal that needs perpetual war to stay intact. It should be quarantined, not elevated.
307
2,158
73
8,982
102,563
Alessandro Fanchin retweeted
«La Russia è uno stato fallito, un regime del terrore, una mafia che finge di essere un Paese, un popolo infettato dal virus dell'imperialismo, una stazione di servizio con armi nucleari ormai quasi a corto di carburante, un vassallo della Cina (1/2)
🎯 Russia is a failed nation, a terror state, a mafia pretending to be a country, a people infected with an imperial virus, a gas station with nukes that barely has any gas left, a Chinese vassal that needs perpetual war to stay intact. It should be quarantined, not elevated.
1
3
6
167
Alessandro Fanchin retweeted
🇪🇺 It’s official! European telecom giants, Deutsche Telekom, Orange, Telefónica and Vodafone, join forces to explore a joint bid for European satellite spectrum and develop a sovereign European satellite connectivity infrastructure Full support. We have to be free from US whims
🤖 Made with AI
292
1,082
79
4,987
54,593
Alessandro Fanchin retweeted
I frutti della propaganda. Un ragazzino, intervistato dopo la manifestazione a Milano, rivendica la violenza come unico mezzo per farsi ascoltare dallo Stato per «quella roba delle guerre, […] meno armi all’Ucraina, più scuola, cioè». Non capisce nemmeno di cosa stia parlando. Non un € è stato tolto all’istruzione per mandare soldi all’Ucraina. Forse voleva solo fare casino, forse no. Il problema è che, a prescindere, trova una giustificazione in discorsi diffusi ogni giorno, da anni, su larga scala. Un governo che sacrifica il “futuro bello” dei giovani per finanziare guerre ingiuste. Uno Stato complice di massacri. Istituzioni irrimediabilmente corrotte. Se convinci dei ragazzini che vivono sotto un sistema criminale, non puoi stupirti se qualcuno finisce per considerare la violenza una risposta legittima. Sarebbe assurdo il contrario. E il fine, in fondo, era proprio questo fin dall’inizio. Spaccare le nostre società dall’interno, alimentando sfiducia, rabbia e violenza. Perché le scuse del ragazzino sono frame della propaganda di chi vuole destabilizzare l’Europa. Propaganda che inizia a dare i suoi frutti.
126
409
76
1,767
79,837
Alessandro Fanchin retweeted
Ha ragione Trump. La russia sta vincendo.
Ukraine’s 1st Azov Corps @azov_media shares footage of Russian infantry assault routes in the Dobropillia direction, showing dozens upon dozens of dead Russian soldiers scattered along just one of these routes.
6
18
2
254
8,226
Alessandro Fanchin retweeted
Zelensky attacca il terminal di Putin che deve mandare il diesel a Trump. Cazzo che figata. Che goduria. Che mito Zelensky!
28
204
1
3,058
19,491
Alessandro Fanchin retweeted
La rielezione di Donald Trump è la peggiore umiliazione che la Russia abbia mai inflitto agli Stati Uniti D’America.
39
324
5
2,326
15,318
Alessandro Fanchin retweeted
Il livello di sincronizzazione al minuto e coordinazione delle violenze (a Milano continuate ieri, vedi video) a Milano, Torino, Parigi, Marsiglia, è assolutamente inquietante e evidente. È una guerra scatenata con ordini collegati. E interessi vari ci soffiano sopra.
219
449
37
1,684
39,366
Alessandro Fanchin retweeted
Pensa quando la stessa cosa che abbiamo in Europa succederà in USA al cubo quel coglione di Trump non ha capito un cazzo lo andranno a prendere
6
2
71
2,836
Alessandro Fanchin retweeted
La mia risposta a @orsiniufficiale sull’Ucraina
4
61
10
304
4,848
Alessandro Fanchin retweeted
Guardate bene questa mappa. Non tanto per quello che mostra, ma per chi l’ha realizzata e per quello che potrebbe esserci dietro. Raccoglie le proteste avvenute in Europa tra il 21 settembre e il 17 ottobre 2026. Francia, Italia, Spagna, Belgio, Austria, Portogallo. Centinaia di migliaia di persone in piazza per salari, pensioni, caro affitti, scuola, spese militari e altre questioni sociali. A pubblicarla è Rybar, una delle più importanti strutture di propaganda filorussa, fondata da un ex appartenente all’apparato comunicativo della Difesa russa e con legami documentati con l’ambiente di Prigožin. Perché un’organizzazione del genere dovrebbe interessarsi tanto alle manifestazioni europee? La risposta merita qualche riflessione. La Russia conduce da anni una guerra ibrida contro l’Europa. Cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione, interferenze politiche e operazioni per alimentare divisioni interne. Non sono fantasie complottiste, ma attività documentate dalle intelligence occidentali. Ora aggiungiamo qualche elemento. L’avvicinamento di una parte dell’estrema destra europea al mondo MAGA. Il sostegno pubblico di Musk all’AfD tedesca. Le posizioni di Trump nei confronti dell’Unione Europea. I rapporti di alcuni movimenti sovranisti con Mosca. Si comincia a intravedere uno scenario piuttosto interessante. E preoccupante. Una protesta legittima contro il carovita può diventare, attraverso migliaia di account, influencer e canali di propaganda, la dimostrazione che l’Europa sta crollando. Che Bruxelles è il nemico. Che le sanzioni alla Russia ci stanno distruggendo. Che aiutare l’Ucraina significa impoverire i cittadini europei. Rafforzare i partiti che contestano le istituzioni europee, alimentare la sfiducia nei governi, ostacolare le decisioni comuni, bloccare gli aiuti militari a Kyiv e indebolire progressivamente l’Unione. E c’è uno scenario ancora più pericoloso: la sovrapposizione tra campagne di disinformazione, tensioni sociali e operazioni di sabotaggio. Una crisi reale può essere amplificata artificialmente fino a diventare una crisi politica. Naturalmente, questo non dimostra che Trump, Musk e i servizi russi operino sotto una regia comune. Sarebbe un’affermazione senza prove. Ma gli interessi possono convergere anche senza un accordo formale, e alcuni effetti politici possono favorire contemporaneamente attori molto diversi. Ed è evidente a tutti il sorprendente avvicinamento (tradimento) di Trump a Putin di queste ora Putin vuole un’Europa debole e divisa. Una parte dell’estrema destra vuole ridimensionare o smantellare l’Unione. Trump considera spesso Bruxelles un avversario economico e politico. Obiettivi differenti, con possibili risultati sorprendentemente simili. E arriviamo alla questione politica. Chi pensa che la guerra russa riguardi soltanto qualche territorio ucraino continua a non comprendere la dimensione dello scontro. L’Ucraina è il fronte militare. L’Europa è anche un bersaglio politico, economico e informativo. Per Mosca non è indispensabile conquistare militarmente una capitale europea. Può essere molto più conveniente contribuire a portare al governo forze disposte a paralizzare l’Unione dall’interno. E mentre discutiamo se aiutare ancora gli ucraini a difendersi, dovremmo cominciare a chiederci quanto siamo preparati a difendere le nostre democrazie Rybar, presentazione ufficiale: rybar.ru/about/⁠ Consiglio UE, attività ibride russe: consilium.europa.eu/it/polic…⁠ OCCRP, inchiesta sulle operazioni russe in Europa: occrp.org/en/investigation/l…⁠ Carnegie, AfD e relazioni internazionali: carnegieendowment.org/resear…⁠
141
748
97
1,580
62,720
Alessandro Fanchin retweeted
La giustificazione sociologica della violenza è la forma peggiore di violenza, la più infida e la più lontana dal concetto di responsabilità. Chi non è responsabile non merita di essere libero. Non esiste "ma" dinanzi alle devastazioni. Esiste solo la condanna assoluta.
4
1
10
437
Replying to @giasoricci
Funziona così: 1. Protesta reale ma marginale; 2. Post reali sui social vengono amplificati da bot russi e la protesta marginale diviene virale; 3. Agit prop all’interno delle organizzazioni estremiste (non importa se di destra o sinistra, sono tutte pro-russe) si assicurano che le proteste diventino violente. No, non se le inventa il Cremlino. Il Cremlino si assicura che una protesta reale ma marginale diventi una guerra civile. È così dai tempi della guerra fredda.
59
70
10
249
10,717
Replying to @a_libutti
C’è sicuramente la manina del Cremlino, come già successo decine di volte. È il modo russo di seminare diffidenza, paura e divisione. L’ultima che mi ricordo è la rivolta dei gilet gialli in Francia…
2
1
7
672
Replying to @a_libutti
A Bologna i cartelli accusavano l’Ucraina (per gli incendi delle raffinerie russe) di provocare la crisi climatica planetaria… Parlano come Trump senza dare ragione a Trump, chissà chi è il suggeritore di entrambi.
2
27
998