Mentre Bolsonaro fa la spola con gli USA per mendicare appoggio da Trump e invocare pressioni contro il proprio Paese, il Brasile scende in piazza per difendere la democrazia.
Scegliere Lula significa scegliere chi non fa passi indietro e protegge i più deboli e i più poveri.
Andrea 🌈🍉 retweeted
Der Spiegel ha pubblicato le testimonianze di dieci soldati che hanno prestato servizio a Gaza.
Dieci racconti, tutti, a modo loro, raccapriccianti del #GENOCIDIO in corso.
Eccone alcuni estratti.
«Sparate a chiunque vediate»
La regola era: «Sparate a chiunque vediate».
L’IDF classificava come «terroristi» tutti i maschi in «età militare»: una definizione che comprendeva chiunque avesse tra i 16 e i 60 anni.
Ho pensato immediatamente a Srebrenica.
«Negli 80 giorni in cui siamo stati lì, a Netzarim, nella Striscia di Gaza, la mia brigata ha ucciso tra le 160 e le 170 persone. Solo un uomo era sospettato di possedere un’arma. Quell’arma, però, non l’ha vista nessuno».
NAZA-300: fino a 300 civili uccisi per colpire un militante
Questa intervista conferma quanto affermato da NAZA:
«Quando si trattava di ufficiali di alto rango, per un singolo attacco erano ammesse diverse centinaia di vittime civili. Ricordo il caso di Ibrahim Biari, il comandante di Hamas a Jabalia. […] Poche ore prima dell’attacco del 31 ottobre 2023, il nostro comandante ci ha radunati e ci ha detto che il capo di stato maggiore aveva deciso di colpire quel luogo, pur prevedendo possibili “danni collaterali” pari a 300 civili. L’attacco è stato sferrato».
Le regole d’ingaggio
«Qualcuno ha segnalato la presenza di un osservatore di Hamas sul tetto di un edificio. È stato inviato un drone e il pilota ha riferito: “Questa persona sta stendendo il bucato”.
Un ufficiale ha replicato: “Gli uomini palestinesi non stendono il bucato. Deve essere un osservatore”.
Il pilota del drone ha insistito: “No, è in piedi, di spalle rispetto a noi, e sta stendendo il bucato”.
A quel punto, un ufficiale dell’unità di carri armati che faceva parte della nostra forza da combattimento ha detto: “Ho una linea di tiro libera. Posso sparare?”.
Il comandante ha chiesto: “Riesci a vedere l’osservatore?”. Poi ha dato l’ordine di sparare.
Circa venti minuti dopo, le ambulanze sono arrivate all’edificio e hanno cominciato a evacuare feriti e morti. Poco dopo, su un sito di notizie israeliano, ho letto un articolo: “I palestinesi sostengono che siano stati uccisi dodici membri di una famiglia”.
È sempre questa la formula: “sostengono”.
E io ho pensato: “Siamo stati noi”».
Scudi umani
«Mentre ero in servizio a Rafah, ho assistito all’uso di scudi umani da parte dell’IDF
La pratica è nota come “zanzare”.
Ne ho visti due o tre: giovani palestinesi con addosso soltanto scarpe e biancheria intima, bendati e con le mani legate.
Venivano mandati avanti nei tunnel e nelle case. Durante queste missioni erano costretti a indossare uniformi militari israeliane e telecamere GoPro». Spesso venivano uccisi.
«Incriminazione retroattiva»
«Ogni volta che ci sono morti o feriti, la prima reazione dell’IDF è cercare di collegarli ad Hamas. Perché dire che le persone uccise erano terroristi di Hamas fa una migliore impressione agli occhi del mondo.
Questo processo lo chiamiamo “incriminazione retroattiva”.
Nel caso dell’attacco ai giornalisti all’ospedale [Nasser], la prima dichiarazione [dell’IDF] affermava che erano stati uccisi 6 terroristi di Hamas.
I soldati la chiamavano una “telecamera di Hamas”. L’obiettivo dell’IDF era neutralizzare telecamere che documentavano la realtà.
Ma il cameraman lavorava per la Reuters.
Non era un terrorista. L’IDF ha ucciso un giornalista che svolgeva il proprio lavoro».
La distruzione degli edifici
«C’è un edificio che è il più alto del nostro settore? Lo distruggiamo, perché potrebbe rappresentare una minaccia. Ma a quel punto un altro edificio diventa il più alto. E così via, finché non resta più nulla.
All’inizio ci veniva detto di distruggere singoli edifici. In seguito ci è stato assegnato un intero quartiere».
«Quando usavamo abitazioni civili come basi militari, spesso ci veniva ordinato di incendiarle dopo il nostro ritiro, per impedire ai palestinesi di tornarci.
Il fuoco le rendeva inabitabili. Lo scopo era impedire per sempre il ritorno dei residenti».
Andrea 🌈🍉 retweeted
Che strano... Oggi i giornali della destra cancellano o minimizzano in prima pagina la cattura dei teppisti romani che si divertivano sbattendo a terra dei malcapitati. Neanche li chiamano "maranza". L'ordine di servizio parla chiaro: non erano immigrati!
Andrea 🌈🍉 retweeted
Heil Austria 🧵
Mustafa Ayyash cresce nel campo profughi di Nuseirat a Gaza, a quindici anni crea il forum online "Gaza Now" che riscuote un successo clamoroso. Raggiunto il sogno di fare il giornalista, fonda "Gaza Now news" che in pochi anni diventa uno dei media più popolari della regione.
Nel 2017 riesce a raggiungere l'Austria da dove pensa di raccontare liberamente i crimini di Israele senza il pensiero di ricevere in regalo un missile in camera da letto.
A differenza di quei cialtroni dei media mainstream europei, ignoranti e felici di raccontare Gaza attraverso le veline degli invasori, Ayyash racconta la sua città, la sua gente, e non si può parlare di Gaza omettendo i combattenti della Resistenza.
Ayyash pubblica tutto, senza censura. Pubblica i video di Hamas ma anche quelli di altre fazioni e personalità politiche che si oppongono ad Hamas.
Con l'inizio dello sterminio, Israele vieta ai media di entrare a Gaza, il mondo deve sapere solo attraverso i portavoce dell'esercito sterminatore.
"Gaza Now" è una spina nel fianco della narrazione israeliana, diventa la principale fonte di informazione su Gaza per i giornalisti internazionali, pubblica in continuazione video dall'inferno di Gaza che ottengono milioni di visualizzazioni.
Su Telegram, "Gaza Now" raggiunge due milioni di iscritti.
Tutto questo per Israele è intollerabile, e contrattacca con i suoi noti metodi democratici.
A novembre del 2023, un missile colpisce l'abitazione di Ayyash a Gaza e uccide la madre, il padre e venti parenti tra i quali bambini e una neonata.
Gli Stati Uniti sanzionano "Gaza Now" e il giornalista Ayyash in quanto "presunto facilitatore finanziario chiave" (?) di Hamas.
(Classica pagliacciata tipicamente americana: "Gaza Now" pubblica migliaia richieste di donazioni provenienti da Gaza ma i canali che effettuano il passaggio di denaro sono americani o europei).
Nell'aprile del 2024 la polizia austriaca irrompe all'alba in casa di Ayyash e lo arresta insieme alla moglie.
Sequestrano tutti i dispositivi elettronici.
Dopo un luogo interrogatorio, vengono rilasciati.
Ayyash ha paura, capisce che questo è solo l'inizio, ma continua i suoi viaggi nelle città europee per raccontare la distruzione di Gaza.
Nell'agosto del 2024 l'Austria spicca un mandato di arresto europeo per Ayyash, la polizia olandese esegue e lo arresta.
Israele chiede l'estradizione, Ayyash entra in sciopero della fame, gli olandesi scendono nelle piazze per manifestare contro la detenzione del giornalista.
Dopo due mesi rinchiuso in carcere, l'Olanda consegna Ayyash alle autorità austriache.
Da novembre del 2025, il giornalista Ayyash è rinchiuso in attesa di processo in cella di isolamento per 24 ore al giorno, vietata l'ora d'aria, vietato avere colloqui con altri detenuti.
Le accuse della giustizia austriaca a carico del giornalista palestinese sono un'offesa al diritto, l'ennesimo passo verso l'israelizzazione delle società europee.
Ayyash, assente da Gaza da nove anni, è accusato di finanziare e APPARTENERE contemporaneamente ad Hamas, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Jihad Islamica, Brigate dei Martiri di al-Aqsa e pure la libanese Hezbollah.
(Un record da Guinness dei primati!)
Il processo dovrebbe iniziare a dicembre, gran parte delle accuse si basano su informazioni e prove SEGRETE fornite dai servizi di intelligence israeliani.
Ed essendo segrete, l'imputato e l'avvocato difensore non possono prenderne visione.
Questa non è più una questione palestinese, qui siamo davanti all'abbattimento delle colonne portanti delle nostre democrazie.
Dovrebbe interessare tutti.
Andrea 🌈🍉 retweeted
Replying to @Misurelli77
Hai ragione Massimo.
Il dis-onorevole @marattin non merita di stare in parlamento.
Credo che gli Italiani se ne ricorderanno quando andranno a votare.
Un immagine vale più di 1000 parole.
Andrea 🌈🍉 retweeted
Ecco la prova che in UE la polizia infiltra suoi uomini in borghese nelle manifestazioni per alzare la tensione e dare poi la colpa a chi manifesta
Questo video va guardato da chi non crede che sono i governi a creare disordini per smontare il dissenso e le manifestazioni
Andrea 🌈🍉 retweeted
Two Israelis caught red-handed stealing in Thailand.
They initially denied the theft, but staff discovered the stolen goods hidden in their clothing.
TAKING WHAT DOES NOT BELONG TO THEM⁉️
Andrea 🌈🍉 retweeted
In New York, a recorded video captures an individual following and harassing NYU anti-genocide students while displaying his picture in an occupation military uniform. When confronted by authorities, he yelled at police officers: “Don’t touch me, I’m from Israel!”.
في شوارع نيويورك، وثق مقطع فيديو شخصاً يلاحق ويتحرش بطلاب جامعة نيويورك (NYU) المناهضين للإبادة الجماعية، مستعرضاً صورته بزي جيش الاحتلال. وحين تدخلت الشرطة، صرخ في وجوههم محذراً: "لا تلمسني، أنا من إسرائيل!".
Andrea 🌈🍉 retweeted
Onore a questa donna, Maria Terranova, sindaca di Termini Imerese, Palermo.
“Ho preso una decisione.
Ho deciso di non autorizzare i festeggiamenti in onore di San Daniele, perché tra gli artisti proposti dagli organizzatori figura un cantante che, in






























