Joined September 2012
Gelmini, Bonelli, Sansonetti. Al bar si sentono discorsi più arguti, magari esposti meno compiutamente (ma non troppo).
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Ma magari il problema dell'Italia fosse il governo da operetta (più da commedia dell'arte secondo me).
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“I poveri, ci vuol poco a farli apparir birboni”
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Giuseppe Rossi retweeted
La differenza tra un cambio fisso e una guerra civile non salta all’occhio. Perché non c’è. Bagnai lo scriveva nel 2016. Oggi, nelle piazze di Milano, Torino, Bologna e altrove, quella frase smette di essere una provocazione intellettuale e diventa cronaca. Il cambio fisso irreversibile dell’euro ha privato lo Stato della leva ordinaria di aggiustamento. Quando la competitività si perde o uno shock esterno colpisce, non resta che la svalutazione interna: compressione dei salari reali, precarizzazione, taglio della spesa sociale, pressione fiscale crescente su chi non può spostare il capitale. È il meccanismo previsto dai Trattati e dalla governance ordoliberale: lo squilibrio non si corregge sul tasso di cambio, si scarica sul lavoro e sul ceto medio-basso. A questo si aggiunge un secondo vincolo esterno, altrettanto determinante: l’immigrazione incontrollata e, non meno, il seme che ha generato nelle seconde e terze generazioni. L’ingresso massiccio e non governato di forza lavoro a basso costo ha compresso ulteriormente i salari, saturato servizi e abitazioni, e prodotto una competizione sociale che la svalutazione interna aveva già reso esplosiva. Le generazioni successive, nate o cresciute in questo contesto di integrazione parziale, disuguaglianza strutturale e assenza di piena sovranità nazionale sulle politiche migratorie, si trovano oggi a vivere le conseguenze materiali di quel modello: scarso inserimento lavorativo di qualità, marginalità periferica, assenza di prospettiva sotto il vincolo del cambio fisso. Non è un incidente: è l’esito prevedibile di un sistema che ha trattato la manodopera importata come variabile di aggiustamento e ne ha lasciato i costi sociali a carico dello Stato e delle comunità autoctone. Il “caro-vita” di questi giorni non è un fenomeno meteorologico. È l’esito cumulato di anni di aggiustamento interno sotto doppio vincolo esterno (monetario e migratorio). Affitti che crescono più dei redditi, benzina e bollette che erodono il potere d’acquisto, stipendi nominali che non recuperano l’inflazione reale, quartieri e servizi sotto pressione crescente, con una componente non marginale di giovani di seconda e terza generazione tra coloro che trasformano la protesta in guerriglia. La Costituzione (artt. 1, 3, 4, 36, 41) continua a parlare di lavoro, dignità, uguaglianza sostanziale e funzione sociale dell’iniziativa economica. L’ordinamento effettivo, invece, ha subordinato questi principi alla stabilità dei prezzi, alla disciplina di bilancio e alla libera circolazione delle persone imposta dall’esterno. Quando i meccanismi di aggiustamento sono bloccati, la tensione non scompare: si accumula. E quando si scarica, non distingue più tra protesta legittima e guerriglia urbana. I minori fermati a Piazza Duomo, i cassonetti incendiati, le vetrine sfondate — con una presenza documentata di giovani di origine immigrata — non sono “devianze” da isolare moralmente. Sono il sintomo di un aggiustamento che ha smesso di essere sostenibile socialmente, aggravato da flussi migratori il cui “seme” generazionale lo Stato non ha più la piena sovranità di governare. La guerra civile non è quella degli scontri di piazza di un sabato; è quella, più silenziosa e più lunga, che si combatte ogni mese sul bilancio familiare e nelle periferie quando lo Stato non può più usare né la moneta né il controllo dei confini per proteggere il lavoro e la coesione nazionale. Un giorno lo capirete, scriveva Bagnai. Quel giorno, per chi guarda alle città di questi giorni, è già arrivato. Il problema non è la “violenza” in quanto tale. È il sistema di cambio fisso, unito all’immigrazione non governata e alle sue generazioni successive, che continua a produrre le condizioni materiali perché quella violenza abbia un terreno fertile.
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1/2 CAROVITA Il pass-through tra l'inflazione esterna e quella interna è di circa il 30/40%, con la scala mobile sarebbe ragionevolmente 60/80%, cioè circa il doppio del livello attuale. Una tragedia? No sicuro, abbinata ad una politica intelligente dei tassi potrebbe erodere il
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2/2 debito pubblico liberando ulteriori risorse. Perché non si fa? Perché la scellerata ed inspiegabile scelta di condividere la moneta tra fiscalità diverse non consente né di svalutare né di compensare mettendo sotto stress il prezzo finale dell'output.
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Ma Floris che dice il limite al deficit è giusto perché il nostro debito è garantito dagli altri paesi ("europei") UE?
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1/2 Man mano che i mezzi di comunicazione diventano più pervasivi e sincroni, le proteste di piazza diventano oceaniche ma perdono contenuti e obiettivi. Dal 68 e 77 senza mezzi che non fosse il ciclostile, ma un'idea e un progetto totale di palingenesi sociale ⬇️
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2/2 (giusto o sbagliato ognuno giudichi), agli innovativi fax della pantera contro la riforma Ruberti, alle email dei no-global, alle composite proteste odierne coi video in tempo reale ma con istanze labili e che usano i paradigmi imposti da chi vorrebbero sovvertire.
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I magistrati non hanno contratto. Se non piace la loro interpretazione della legge sulle loro retribuzioni basta che il parlamento la cambi o inserisca esplicitamente che il metodo di calcolo è quello precedentemente utilizzato.
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Passo 10 minuti alla tv in attesa della cena e incrocio 2 autopsie e una biforcazione della lingua, tutto con dovizia di particolari truculenti.
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Giuseppe Rossi retweeted
Siamo dentro The Truman Show Secondo Reuters, Christine Lagarde vorrebbe clamorosamente dimettersi in anticipo dalla Bce per essere nominata presidente del World Economic Forum. Questo permetterebbe a Macron di poter decidere sul successore prima di perdere il posto e la faccia alle presidenziali del 2027. Trump starebbe pensando di usare contro l'Iran la "madre di tutte le bombe", la Moab, la più potente bomba non nucleare Usa, un ordigno da 10 tonnellate. Secondo la CNN, sarebbe un tentativo di uscire dall'umiliazione della guerra con uno "spettacolo pirotecnico", dichiando vittoria e poi andando via. Roba da film americano di serie C. Zelensky ha annunciato al summit UE di "riprendere i raid sulle raffinerie". Musk ha scritto su X che "è giunto il momento che Zelensky se ne vada". Per Merz, invece, "dovremo aumentare le risorse per aiutare l'Ucraina in modo duraturo". I dati economici sono però disastrosi. Kiev chiede 70 miliardi per '27, oltre i fondi già previsti, di cui 40 per la difesa. Ogni giorno di guerra costa all'Ucraina 190 milioni di dollari. Nel frattempo, è partito il processo in Germania contro Kuznetsov, il comandante ucraino accusato di guidare la squadra che ha distrutto il Nord Stream nel 2022. Il procuratore tedesco ha affermato che "agirono per conto delle autorità statali ucraine." Secondo il proprio governo, la Germania ha fornito aiuti per 100 miliardi all'Ucraina, che avrebbe però organizzato uno degli attacchi terroristici più catastrofici degli ultimi decenni. È stata intanto presentata a Varsavia la nuova strategia Nato. Si chiama "Teoria della vittoria". Il comandante supremo americano delle forze armate in Europa, Grynkevich, ha assicurato che prima "distruggeremo il sistema bellico che ci aggredisce" e poi saremo in grado di travolgere lo schieramento avversario "rapidamente e in modo soverchiante". Secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio, però, il riarmo imporrà in Italia tagli e tasse, e i salari reali sono di nuovo in calo. La nuova manovrina sarà di soli 11 miliardi, se escludiamo la clausola di salvaguardia europea. Alla sanità andranno 2,3 miliardi; alla difesa, il doppio. I profitti trimestrali di Wall street sono però attesi in crescita del 30%. Il maggiore rialzo è stimato nell'energia per un valore pari a +121%. I fondi d'investimento hanno guadagnato 23 miliardi negli ultimi anni dai profitti delle principali aziende a controllo pubblico italiano. Si tratta di un trasferimento netto di ricchezza dal popolo italiano alla finanza internazionale. Siamo dentro a un film? Siamo dentro uno spettacolo teatrale, tra il tragico e il burlesque? Siamo in mano a sceneggiatori di terza categoria? O forse siamo noi i protagonisti, ma non lo sappiamo? E chi guida la scena in realtà è un usurpatore, che possiede tutti i mezzi ma sa che ha le ore contate, e quindi fa di tutto per rinsaldare il suo dominio? Dobbiamo come Truman prendere la nostra barchetta e uscire da questo show. Possiamo cambiare la trama. Possiamo decidere il finale. Gabriele Guzzi
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Se la corte costituzionale accoglie tutti i ricorsi il mellonellum diventa un proporzionale puro, una spallata alle soglie e torniamo alla prima Repubblica. Da lì potrebbe partire l'effetto valanga.
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Come fate a dire che il modello euro-liberal-austeriano non funziona? I soli miliardari sono aumentati di 35 volte e il loro patrimonio di 120 volte (per il 70% finanziario, ça va sans dire). Mi piacerebbe avere i dati degli emimiliardari, ed anche dei decimiliardari, ché con ⬇️
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100 milioni di euro di patrimonio non penso se la passino male.
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Giuseppe Rossi retweeted
A parte che non esiste nessun automatismo tra monetizzazione ed inflazione, se quest'ultima porta la crescita nominale al di sopra dei tassi d'interesse il debito si estingue da solo. Ma non è giustamente gratis, questa volta pagherebbero quelli degli extraprofitti.
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"Dobbiamo prendere esempio dalla Grecia, che ha fatto austerità e sta crescendo" ⬇️🧵
L’economia del caffè: il modello greco nel presente (e futuro) dell’Europa euromediterranea. Negli anni immediatamente successivi alla crisi economica e all’austerità, la Grecia ha recuperato risorse e occupazione spostando una parte consistente della propria forza lavoro verso attività poco produttive come turismo e ristorazione. E, così facendo, ha consentito a molti disoccupati di tornare a lavorare importando contemporaneamente enormi quantità di reddito dall’estero. È questo il succo dello studio emblematicamente intitolato «The café economy: Structural transformation in Greece in the wake of austerity and “reforms”»pubblicato dall’Hellenic Observatory della London School of Economics. Una trasformazione interpretata non soltanto come risposta alla crisi, ma come effetto di austerità e compressione di salari e domanda interna. Nella ricostruzione degli autori, ciò che è accaduto è fin troppo evidente: tra il 2009 e il 2017 la spesa pubblica reale è diminuita (del 30% circa) mentre le entrate indirette aumentavano il loro peso sul PIL. Il risultato è che nel 2023 il PIL greco era ancora di quasi un quinto al di sotto del livello pre crisi, mentre - ed è questo il dato rilevante - l’occupazione recuperava molto più velocemente, mantenendo però una produttività sensibilmente inferiore al 2009 in quasi tutti i settori. Detto in soldoni, l’aumento dei posti di lavoro (precari e a tempo parziale) non è coinciso con un recupero della capacità produttiva e una ripresa reale dell’economia rispetto al periodo precedente all’avvento della Troika. A fare da traino a questa “ripresa” sono, manco a dirlo, i settori dell’ospitalità e della ristorazione che hanno assorbito 320mila lavoratori, aumentato l’occupazione dell’ 87% e le ore lavorate del 69%. Mentre i salari reali scendevano di quasi il 60%… Insomma alberghi, bar e ristoranti sono diventati il fattore di compensazione, la zattera di salvataggio per un’economia (e una popolazione) alla deriva. Un salvagente tornato utile anche a lavoratori specializzati, altamente qualificati o laureati che hanno obtorto collo accettato impieghi che richiedevano una specializzazione molto più bassa. Sempre nel 2023 il lavoro a tempo parziale involontario nel comparto accoglienza/ristorazione era quasi dell’80% sopra il livello del 2009. Il caso greco, quindi, ci mostra plasticamente il funzionamento del “welfare surrogato”: quando le opportunità lavorative si restringono, il settore HoReCa (sostenuto dalla costante crescita del turismo internazionale) assume una primaria funzione di assorbimento occupazionale. L’utilità dello studio è quindi indubbia, perché dimostra (qualora ce ne fosse ancora bisogno) le false promesse dei programmi di aggiustamento economico noti come Memorandum: compressione della spesa pubblica, tagli, privatizzazioni e liberalizzazioni non hanno sostenuto la ripresa economica e l’aumento di competitività e produttività. Al contrario hanno prodotto un’economia che, pur avendo assorbito un enorme quantità di forza lavoro, si limita a garantire una vita di poco sopra il limite della mera sopravvivenza. Sostiene cioè l’attività economica nell’immediato, ma non è assolutamente capace di garantire una traiettoria duratura di crescita. Detto più terra terra: hanno determinato le condizioni che fanno della Grecia un paese progressivamente sempre più dipendente da turismo e ristorazione. Un ristorante in più, un cameriere sottopagato in più, un appartamento trasformato in B&B in più e il gioco è fatto. L’economia continua a restare a galla senza essere costretta a diventare più produttiva, senza cioè garantire condizioni lavorative e di sviluppo sociale che non siano da paese sottosviluppato. Sembra una forzatura ma è esattamente ciò che è accaduto. Un paese reso sempre meno in grado di competere su manifattura, tecnologia, innovazione ecc, che ha via via implementato un sistema di valorizzazione e vendita di ciò che aveva: monumenti, spiagge, luoghi cibo ed experience. 1/2
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1/2 Positionality statements: sono socialista sul modello di Lelio Basso. Entrambi gli schieramenti politici (se due saranno) mentono all'opinione pubblica postulando che gli elettori non abbiano i minimi strumenti analitici per verificare le asserzioni dei propri esponenti.⬇️
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2/2 La domanda è quindi chi lo fa più spudoratamente umiliando l'intelligenza dei propri elettori e presupponendone la stupidità? Fidatevi: è la sedicente sinistra.
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GIUSTIZIALISMO ALL'ITALIANA: tutto è lecito, anche i comportamenti più indecorosi e immorali, finché non c'è una sentenza penale di condanna (ovviamente passata in giudicato). Prescrizione=assoluzione con formula piena, ça va sans dire.
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