Match Analyst Pro - Professional Strength & Conditioning FIGC - Coach UEFA B

Joined May 2022
Gattuso ha raccolto la Lazio di Sarri e le ha dato responsabilità riconoscibili: gente che attacca ma che soprattutto conosce il dovere di ripiegare..giocatori che accompagnano ed assorbono gli inserimenti avversari fin dentro la propria linea difensiva. Centrocampisti che hanno inserimento in avanti ma che quando prendono i riferimenti difensivamente, si accoppiano e seguono l’uomo fino a che l’azione lo richiede. Tavares e Mussolini che spingono, ma sanno annusare il pericolo e godono nel ricomporsi e difendere. Persino Tavares, sul quale il lavoro da fare rispetto alle proprie indulgenze era evidente. E questi sono comportamenti che richiedono letture continue, comunicazione e super disponibilità. Devi riconoscere chi entra, capire se puoi consegnarlo a un compagno e, quando la consegna non è possibile, continuare a seguirlo. Se c è poi sincronismo, mettono in fuorigioco gli avversari piu volte. La posizione iniziale conta, e conta ancora di più ciò che fai quando l’avversario prova a metterla in diversa discussione. Dentro questa organizzazione crescono anche giocatori che certi compiti non li avevano mai ben consolidati. Sutalo aveva secondo me già compiuto un passaggio importante del genere con Farioli. Ma per Provstgaard e Belahyane, invece, il cambiamento si vede nell’attenzione all’uomo e nella continuità con cui ne accompagnano il movimento, senza esaurire la lettura nella posizione del pallone. La Lazio oggi sa cosa fare. Ha qualità, giocatori applicati e compiti che si tengono insieme. Testimonianza che non servono 11 fenomeni per costruire una squadra organizzata. Mi piace appunto lanciare questo messaggio proprio paragonandola alla scelta (mia opinione) assurda dell'Atalanta: Dopo Gasperini, che aveva sviluppato un sistema capace di influenzare il calcio europeo, Juric e Palladino avevano conservato almeno una direzione riconoscibile, pur con limiti e interpretazioni differenti. La scelta di Sarri è follia, perchè la discontinuità è troppo grande. Riguarda proprio appunto il rapporto tra le caratteristiche dei giocatori e ciò che viene chiesto loro. Difensori stra-abituati ad accorciare, uscire e sostenere il duello vengono totalmente vincolati al reparto. I centrocampisti finiscono per concedere di contonuo ricezioni alle proprie spalle, mentre la struttura si spacca, arretra e si trova a gestire gli avversari lanciati verso la porta. La scelta dell’Atalanta mi sembra contraddizione assurda: hai costruito una prima squadra, un U23 e tanto nel settore giovanile, valorizzando l'aggressività, i duelli e la capacità di difendere in avanti, poi improvvisamente opponi tutto e le chiedi comportamenti che stonano totalmente proprio con quelle qualità. Gattuso sta dando ai suoi giocatori strumenti e responsabilità. Sarri, in questa Atalanta, continua a chiedere soprattutto un adattamento al proprio sistema. La Lazio si ritrova, grazie al lavoro attuale di Gattuso, a perseguire la strada che il calcio oggi ti invita ad avere: la superiorità numerica dietro ha una funzione precisa. Ma se diventa un’esigenza da preservare a prescindere, anche quando ti impedisce di accorciare e togliere tempo all’avversario, finisci per concedere sempre campo senza essere davvero più protetto.
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A chi, finora, ha preferito giudicare il Napoli esclusivamente attraverso i risultati, evitando di osservare e analizzare quanto poco o nulla espresso in campo sul piano organizzativo...lascio un dato: 10 punti in 7 partite. Per trovare un avvio simile, o peggiore, bisogna tornare indietro di 17 anni. DICIASSETTE ANNI FA con Roberto Donadoni furono 7 punti in 7 gare. Credo ci sia poc'altro ancora da aggiungere.
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La verità è che, quando hai coraggio, te lo tieni “legato” anche quando sei appeso a un filo. Io, personalmente, non potevo che essere con lui... da quando era con noi a Pisa (e anche prima... visto che avevamo visto bene su di lui e sul suo “modus allenare”) e quando tutti parlavano, come sempre, di ca**ate: “GIOCHISMO” e “ALLENA PER SÉ STESSO”... Alberto Aquilani, invece, lo si è sempre visto insegnare calcio, non solo nelle gare, ma, piacevolmente, soprattutto in tanti allenamenti. È sempre stato avanti col pensiero, con le modalità organizzative su come RIUSCIRE in gara, rappresentando l’idea nel quotidiano... Ero e sono SEMPRE con lui... e quando, nella città di Pisa, non volevano nemmeno vederlo attraversare la strada, la realtà è che non potevano COMPRENDERE. E quel coraggio è uscito fuori di nuovo anche stasera: sull’1-1, a 5' dalla fine, si ATTACCA e si gioca senza disperdere. Così come si fa lo stesso al 93', sul 2-2. Quella sera di Natale mi sarebbe piaciuto intrattenermi ancor di più a parlare di calcio con te, caro MISTER, ma il TEMPO arriva sempre galantuomo a regalarti il riconoscimento che il tuo lavoro merita.
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Personalmente, la narrativa TV del "Napoli che ha fatto il massimo" e del "non poteva fare di piu" non mi convince ne mi inganna. E perche non avrebbe potuto? E soprattutto: perche non avrebbe dovuto provarci attraverso qualcosa di più riconoscibile? La qualità dell’Arsenal è indiscutibile. Ma non può diventare la spiegazione di cio che manca al Napoli, anche perche tanti di questi limiti si son gia visti nelle prime 3 giornate di campionato. La verità è che oggi si fatica a riconoscere identità collettiva: quasi nulla la pressione coordinata senza palla, altezza di squadra che non accetta alcuna quota di rischio, non esiste una fase di possesso organizzata per predisporre il momento in cui finalizzare..Vedo soltanto soluzioni affidate al bagaglio dei singoli e non connessioni riconoscibili e ripetute.. Questa è un’impressione sul gioco che emerge eh, non ho la pretesa di sapere cosa si alleni durante la settimana.. Anche perchè un'identità su questi punti ed un ritmo, questa squadra la aveva già mostrata ampiamentr nell'anno passato. Seppur si voglia parlare del Napoli che "scelga" transizioni, io dico che invece queste raccontano un problema..tant'è che quando avvengono il Napoli riparte, si allunga e finisce anche per disequilibrarsi se non arriva a destinazione finendo con struttura slargata. Tra l'altro se non concludi, perdi il pallone con delle distanze che ti rendono poi difficile recuperarlo. Direi che con il potenziale offensivo e gli interpreti nel palleggio che il Napoli ha, perche deve accettare di trascorrere così tanta parte della gara in blocco basso? Può essere una scelta utile in determinate fasi, certo. Diventa altamente discutibile quando appare la principale risposta alla qualità dell’avversario. "Eh ma stasera c'era l’Arsenal" dicono i furbi..Ma con l’Inter cosa c era? Si erano già viste rinunce simili o no? E nel primo tempo contro il Como? Per diventare grandi serve costruire strumenti che permettano di competere anche contro chi è più forte. Pressing, possesso e altezza della squadra sono parti dello stesso sistema: come muovi il pallone determina dove e con quali distanze puoi perderlo..quelle distanze determinano la possibilità di aggredire subito, coprirti e tenere l’avversario lontano dalla tua porta. Non esiste un solo modo di vincere. Ma l’ambizione deve vedersi nei comportamenti collettivi, nella capacità di prendere iniziativa e di sostenere il rischio attraverso l’organizzazione. "Ha fatto il massimo" è un idiozia. Ci sono immagini che lo dimostrano. Magari non puoi decidere come vincere...ma come perdere SÌ!
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Il Porto di Farioli ha mostrato come avesse intenzione di aggirare l'uomo vs uomo del Man City ieri sera: Tempi, movimenti complementari e occupazione degli spazi suggeriscono una risposta collettiva consapevole a quel tipo di pressione...attirare gli uomini verso la palla per attaccare lo spazio che abbandonano.
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La Juventus di Spalletti per me continua ad avere un problema evidente: manovra ed arriva negli ultimi 20 metri, ma quando dovrebbe trasformare il possesso in pericolosità continua a manovrare. Conceicao, Alajbegovic e in generale tanti giocatori offensivi della Juve hanno la tendenza a ricevere, toccare, sterzare, rientrare sul piede forte, toccare ancora...questo è ok finché devi creare superiorità. Molto meno quando l’hai già creata e devi attaccare la porta. Il punto è il TEMPO della giocata. Se l’esterno arriva sul lato mentre la difesa avversaria sta ancora correndo verso la propria porta, quello dovrebbe essere il momento del cross. Se invece controlli, rientri, sterzi e aspetti, dopo due secondi la difesa è schierata, il portiere è piazzato e il movimento della punta è già morto. E qui arriva il secondo problema: oggi la Juventus non ha nemmeno un centravanti realmente dominante nell’attacco dell’area a parte Milik (che però sappiamo quanti problemi abbia). Kolo Muani è pericoloso soprattutto quando può attaccare spazio e profondità. Woltemade potrà dare associazione, presenza e qualità, ma non è quel tipo di attaccante che vive di primo palo, anticipo, seconda palla e ossessione per la porta. Prendiamo invece l’Inter. Gioca con due punte e tutta la squadra, quando arriva lateralmente, accompagna le caratteristiche degli attaccanti. Gli esterni e le mezzali arrivano per mettere palloni dentro. Le punte attaccano l’area. Chi va sul primo pall, chi occupa altre zone, chi arriva da dietro... La palla viene messa quando il movimento esiste. Immaginate un Lautaro nella Juventus attuale (così com è stato anche per Vlahovic in tante gare): farebbe tre movimenti in area mentre Conceicao o Alajbegovic stanno ancora decidendo se sterzare una quarta volta. Gli esterni d'attacco sono una soluzione di ricerca in certe dinamiche.. ma poi gare come quella di stasera, sotto 0-1 col Milan, alla fine Spalletti è costretto a mettere Gatti davanti. Traduzione estrema: basta ricami, serve qualcuno che occupi l’area e attacchi la porta. E al 90’ arriva il pareggio sull'unico (o forse) cross dal "piede".. Non è una problematica da banalizzare. Per avere una letalità minima servono due cose: 1. Una punta che viva davvero l’area di rigore per essere mortale.. 2. Almeno qualche giocatore esterno che possa arrivare sul fondo o sul lato e CROSSARE DAL PIEDE, senza dover sempre rientrare perché gioca a piede invertito. Il calcio moderno si è innamorato delle ali invertite, ci sta...ma in determinate gare serve dire basta "riciclare" quel pallone e azzannare la porta prima che la difesa si sistemi. La Juventus per me non ha difficoltà ad arrivare vicino alla porta ma deve capire che, quando ci arriva, serve avere soprattutto quella soluzione!
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Passare da Gasperini a Sarri è come passare dal CrossFit alla sala fumatori..😅
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Ieri sera Luis Enrique dopo la sconfitta (anche immeritata) in casa contro il Monaco in conferenza stampa ha detto: "Questa situazione sarà una motivazione incredibibile per i miei giocatori, per la squadra e per il club. E se poi volete puntare su chi sarà campione alla fine del campionato...possiamo scommettere. Ma io non dico niente. Per noi, comunque, la motivazione c'è. Sette punti di distacco, ok. Cercheremo di riparare a questa situazione il piu velocemente possibile...." E questa conferenza stampa non è che un rivivere la conferenza post partita del 4 Novembre 2025. Dove Luis Enrique, a posteriori di PSG vs Bayern 1-2 disse: Non ricordo nessuna partita di questa stagione in cui abbiamo giocato con tutta la squadra in buona forma. È una stagione diversa, bisogna sapere come affrontarla. Non cerco scuse, è nostra responsabilità fare meglio ma dobbiamo accettare. Sono calmo perché so che supereremo tutto questo. Con l'avanzare della stagione, spero di recuperare la squadra e i giocatori per ritrovare il nostro livello. Questo è l'inizio della competizione. L'importante è vedere dove saremo a Marzo, Aprile, Maggio...” E sappiamo tutti com'è finita poi. 🏆
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Ecco qui: ADAM TAHAUI AL DEBUTTO . 💎 xitter.cf/i/status/2088649155019…
Il NEC Nijmegen, società modello sotto tanti aspetti, vende il suo gran talento turco Basar Onal per 12,5 mln al LILLE.. e cosa fa? Ci vede lunghissimo cavalcando l'onda dei gioielli emergenti marocchini, acquistandolo per soli 650.000 euro: Lui è Adam Tahaui Giocatore che vede LUCE dove altri cadono nella banalità. REMEMBER THE NAME!
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Andiamo quindi al dunque: In un calcio sempre più legato ad affari politici, inciuci, amici, amichetti e poltrone, a decidere ancora una volta sembra essere chi del calcio e delle sue vere dinamiche interessa e capisce poco o nulla. Si sono formate talmente tante ragnatele di potere che, per regole, incarichi e meccanismi di voto, a scegliere sono sempre gli stessi. Esplicitamente o implicitamente, il potere rimane sempre nelle medesime mani. È stato costruito un sistema nel quale diventa quasi impossibile abbattere il muro definitivo. Serie A, B, C e dilettanti: mondi che sembrano separati, ma totalmente legati da equilibri, interessi e meccanismi che finiscono sempre per difendere loro stessi. Scelgono le nomine, le indirizzano e su queste prendono decisioni. Che si tratti di Coverciano, o del mondo dei procuratori, di dirigenti o di incarichi federali. Del GIOCO quello vero non frega nulla a nessuno. Come può importare davvero dei ragazzi calciatori e del calcio intesi a tutto tondo, quando ognuno pensa soltanto a difendere il proprio piccolo spazio di potere, la propria posizione e la propria poltrona? Chi è che in tutto ciò si sta preoccupando realmente di offrire un minimo di spirito, identità e sogni ai nostri ragazzi? Come sempre la risposta è: Nessuno. Se poi ci mettiamo a voler parlare dei campionati italiani, resi sempre più imbarazzanti da un livello dirigenziale che, salvo poche e rare eccezioni, è persino difficile definire. Società senza visione, programmazioni inesistenti, competenze discutibili e responsabilità che non ricadono mai su nessuno. Eppure il commissario tecnico, probabilmente, c'è già. Ed è stato assurdo trovarcelo già lì in questo momento come a volte il DESTINO decide di fare. Lo abbiamo avuto davanti agli occhi per 2 mesi. Un uomo che, per conoscenza del calcio, etica, autenticità e capacità di entrare dentro ai ragazzi, rappresenterebbe qualcosa di quasi unico nel panorama mondiale. Un uomo che non è soltanto un allenatore capace di far esprimere calcio ai propri giocatori. E già questo, evidentemente, è un valore che molti non hanno neppure compreso fino in fondo. Ma è capace di parlare alla gente. Di far rinnamorare le persone della Nazionale. Di rendere le parole di un allenatore interessanti non soltanto per gli addetti ai lavori, ma anche per i cuochi, gli impiegati comunali, i dipendenti delle Poste, gli operai e le famiglie. Perché quando parla non recita... Non comunica attraverso frasi preparate. Non difende un personaggio. Non cerca di compiacere nessuno. Parla di calcio, di vita, di sentimenti, di responsabilità e di valori. E riesce a far sentire nuovamente la Nazionale come qualcosa che appartiene alla gente. Costui si chiama SILVIO BALDINI. Ma siccome ha avuto il coraggio di sbattere in faccia alcune verità ai piani alti del calcio italiano, per giunta in diretta nazionale, adesso si arriva persino a parlare di un veto politico nei suoi confronti. Non so sinceramente se questo veto esista davvero nei termini raccontati...Ma il solo fatto che il suo nome possa essere considerato scomodo proprio perché libero, diretto e difficilmente controllabile racconta perfettamente tutto ciò che il calcio italiano è diventato. Abbiamo trovato un uomo capace di parlare ai calciatori e al Paese...e il sistema, invece di chiedersi come proteggerlo, non vede l'ora di metterlo in secondo piano. Che tutto fosse ormai legato al denaro lo sapevamo. Ma una vergogna così esplicita, arrogante ed evidente come quella vista nelle ultime settimane forse non si era mai raggiunta. Dalla nomina del presidente della FIGC al commissario tecnico. Si mette in dubbio persino l'onestà e la competenza (che avrebbe per l'ennesima volta pagato o meno sulla propria pelle) di un certo PAOLO MALDINI: colui che quando si parla prettamente di CALCIO, ma ripeto CALCIO quello VERO, ci si dovrebbe metter soggezione già solo nominarlo, figuriamoci a giudicarlo prima di cominciare.. Questo è il paese che siamo!
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La Spagna è campione del mondo...Ma non ha soltanto vinto il Mondiale. Una partita in cui ha mostrato totalmente la sua scuola... Ha vinto un mondiale, senza avere uno stoccatore, con Yamal al 20% e con Nico Williams poco meno. Senza mai affidarsi al singolo, ma dimostrando che il COLLETTIVO è la base dei propri principi. Ha dimostrato di poter segnare entrando da tutte le parti...con uomini diversi...con modi diversi...con tempi sempre differenti. Una squadra in cui persino i cambi davano diversità di lettura di gioco. Perché non sapevi mai dove avrebbe condotto lo spartito. Nè chi avrebbe occupato l’area o chi avrebbe attaccato lo spazio. Tecnica...Coraggio...Identità...Organizzazione. Ma soprattutto una cultura del gioco che parte da lontano! Questa non è la classica vittoria di una generazione, ma la vittoria di un movimento intero. Delle loro scuole calcio...dei loro settori giovanili...di idee precise...di un modo di formare, pensare e vivere il pallone. La Spagna stasera non è di nuovo semplicemente campione del mondo. È diventata piu di un riferimento. FUTBOL. ⚽️
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Ciò che ha spalancato le porte alla finale che chi ama il CALCIO sognava: 🇦🇷 vs 🇪🇸 xitter.cf/Parpas_Tv/status/20775…
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Rumba, palleggio e spensieratezza. Nel fulcro della ragnatela 🇪🇸. FUTBOL. ⚽️ xitter.cf/Parpas_Tv/status/20773…
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Non ho voluto aggiungere nulla. CALCIO! 🇪🇸 xitter.cf/Parpas_Tv/status/20771…
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