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Milano
Joined May 2007
Una teoria della conoscenza Esiste la realtà, i dati che tentano di misurarla e la rappresentazione che ne da il nostro cervello (percezioni), infine i nostri desideri. Questi quattro insiemi che si intersecano producono una combinazione di diverse aree: I. Unknown Unknowns – Incognite sconosciute II. Hidden Informations – Informazioni nascoste III. Measurement Errors – Errori di misurazione IV. Future Discoveries – Scoperte future V. Hard Truth – Verità scomoda VI. Future Welcome Discoveries – Scoperte future positive VII. Good Real Life – Realtà positiva VIII. Welcome Real Life Not Understood – Realtà positiva non compresa IX. Cognitive Biases Data Based – Bias cognitivi basati sui dati X. Desired Errors – Errori desiderati (es. conferme ingannevoli) XI. Wrong Fears – Paure infondate XII. Wrong Ideologies – Ideologie sbagliate XIII. Wrong Dreams Not Understood – Sogni sbagliati non compresi Quando discutiamo di qualcosa dovremmo sempre cercare di capire in che area ci troviamo Ci sono due dimensioni cartesiane che determinano i comportamenti e la cognizione delle persone: 1-Dati <—> Percezioni 2-Realtà <—> Desideri Ogni persona tende a mettersi in una certa posizione del quadrante creato da queste due dimensioni. Infine la realtà viene anche creata dagli esseri umani, soprattutto quella sociale. Quindi nell’immagine sotto esistono desideri non reali al tempo t=0 che diventano realtà al tempo t=1 grazie alle azioni di chi aveva desiderato Credits: Illustrazione fatta da Alice Foresti
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Le famiglie Italiane investono circa 470 miliardi in titoli di stato Italiani e poche centinaia di Milioni in Venture Capital, circa 1/1000 come ordine di grandezza L’Italia e l’Europa non hanno un problema di soldi, hanno un problema serissimo di Asset allocation Non stiamo collettivamente investendo nel nostro futuro ma solo sulla gestione dell’esistente, che notoriamente non é un vero investimento
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Tenore di vita o investimenti: la distinzione che molte famiglie ignorano Nella gestione delle risorse familiari c'è una distinzione che sfugge a molti: quella tra tenore di vita e investimenti. - Tenore di vita: spesa corrente più ammortamento dei beni usati dalla famiglia, soprattutto casa e auto. - Investimenti: beni, contratti finanziari e formazione acquistati per crescere di valore o generare flussi di cassa. - Liquidità di un investimento: quanto tempo e quanta fatica servono per trasformarlo in denaro disponibile. Alcune voci sono pure, altre miste. La più importante tra le miste è la casa in cui si vive. Con un mutuo contiene quattro componenti: - spesa corrente: utenze, manutenzione ordinaria; - un debito, cioè leva finanziaria. Gli interessi sono spesa, e il rischio cambia molto tra tasso fisso e variabile; - ammortamento: circa il 2% annuo del valore dell'immobile. Si manifesta come manutenzione straordinaria ogni pochi anni; - un bene dal valore variabile, che alla vendita può produrre plusvalenze o minusvalenze. Il beneficio è l'affitto che non si paga. Il costo nascosto è il rendimento che quel capitale avrebbe prodotto altrove. L'auto è mista solo in apparenza, perché quasi tutto è tenore di vita: - assicurazione, bollo, manutenzione, carburante; - deprezzamento tra prezzo d'acquisto e prezzo di rivendita. La plusvalenza è quasi impossibile, la perdita quasi certa. Una regola utile è tenere il tenore di vita sotto il 70% delle entrate. Le entrate comprendono redditi da lavoro, flussi di cassa degli investimenti e crescita di valore degli investimenti. Quest'ultima va calcolata come media su più anni, perché un buon anno di mercato non può sostenere spese ricorrenti. Il vero superpotere è non adeguare il tenore di vita all'aumento delle entrate. La differenza va in investimenti, e nel tempo i redditi da capitale superano quelli da lavoro. Quasi tutti invece adeguano il tenore di vita alla liquidità disponibile. Questo ha un secondo effetto: quando arriva uno shock, tagliare le spese diventa difficilissimo. L'educazione finanziaria delle famiglie è un fondamento della democrazia. Le famiglie con riserve e capitale hanno più libertà di scelta e sono meno ricattabili.
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Quello che penso sulla parte che riguarda la guida autonoma nel testo del codice della strada inviato dal Ministero dei Trasporti al Parlamento, in una intervista al Sole24ore ilsole24ore.com/art/niulinx-…
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Se una rete può essere descritta con pochi bit e sbaglia poco sui dati visti, sbaglierà poco anche su quelli nuovi; se per descriverla servono tanti bit quanti sono i dati, ha solo memorizzato.
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AI e robotica hanno portato un effetto collaterale positivo. Siamo portati più che in passato a pensare a cosa sia esattamente una vita umana, perché facciamo quello che facciamo, quali sono le differenze tra noi e altri esseri viventi o artificiali. La teoria dell’informazione é diventata centrale in questi pensieri e oggi abbiamo mattoncini del lego con cui costruire queste riflessioni. In un qualche senso mettiamo le mani in pasta e facciamo esperimenti che sono largamente piccole approssimazioni a possibili risposte. Questa onda é collettiva (per ora piccolissime percentuali dell’umanità ma numeri assoluti già significativi, nell’ordine dei milioni, in forte crescita) e crea dialoghi frequenti che mai avevo visto cosi ferventi.
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Tra realtà e dati sintetici Un dato sintetico non può contenere informazione sul mondo che non fosse già nel generatore (simulatore, modello, regole) o nelle scelte di chi lo ha progettato. È la disuguaglianza del trattamento dei dati: elaborare non aggiunge informazione sulla sorgente. Il sintetico quindi non crea conoscenza del mondo. Spende calcolo per rendere esplicita e apprendibile una conoscenza che era solo implicita. Questo non lo rende inutile, perché "contenere l'informazione" e "averla in forma utilizzabile" sono cose diverse. Cosa si può prendere dal sintetico: - Leggi note: fisica, geometria, ottica, cinematica, invarianze e simmetrie (rotazioni, illuminazione, punto di vista). - Regole complete: giochi, matematica, codice con un esecutore o un verificatore. Qui il sintetico basta, perché l'oracolo (le regole, il verificatore) è esso stesso il "mondo". Self-play e dimostrazioni verificabili funzionano per questo. - Copertura combinatoria: tutte le combinazioni di fattori noti, comprese quelle rare o pericolose da raccogliere. - Etichette esatte per le variabili che il generatore controlla, come profondità, segmentazione e posizione degli oggetti. - Riequilibrio delle code, ma solo delle code che il progettista conosce. Cosa deve venire dal mondo reale: - La distribuzione effettiva: quanto spesso accade cosa. Il simulatore sa cosa è possibile, non cosa è frequente. - I residui non modellati: tutto ciò che il generatore approssima male, cioè materiali, rumore dei sensori, artefatti e correlazioni spurie reali. - Gli altri agenti: comportamento umano, preferenze, intenzioni. Sono il modello più povero di qualunque simulatore. - Gli ignoti ignoti: casi che nessuno ha pensato di generare. Per costruzione il sintetico non li contiene. - La calibrazione del generatore stesso: per stimare il divario tra simulazione e realtà serve un riferimento reale. - La validazione finale: un errore misurato su dati sintetici misura l'aderenza al simulatore, non al mondo.
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Dopo diversi mesi dalla pubblicazione il mio libro “Come lavorare nel XXI secolo” é ancora primo nella classifica dei best seller di Amazon per l’Economia dell’organizzazione industriale Grazie mille a chi l’ha letto e mi ha mandato commenti e critiche amazon.it/gp/bestsellers/boo…
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Bisogna saper cogliere da ogni fase della vita la sua parte migliore, vivendola fino in fondo e andando oltre. Non tornerei a molte delle fasi precedenti ma mentre ci ero dentro ne ho goduto profondamente. Viceversa voler sempre essere altrove é l’assicurazione di infelicità. Anche la situazione più dura e difficile ha in sé ottimi motivi per coglierne il meglio Poiché una vita é una composizione di eventi, uno costruito sull’altro, e che per essere vissuti hanno bisogno di una mente ed un corpo capaci di assorbirli e viverli, i due atteggiamenti creano fossati dopo un po’ di tempo
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luca foresti retweeted
Up to 2,700 lives saved every year in Italy. That is what is at stake with autonomous driving, our CEO @lforesti said on Saturday in Capri at the Convention of @Confindustria's Young Entrepreneurs, on a panel with Luca Colombo of @Meta .
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A che età arrivano i problemi di salute mentale
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12/14 Giovani, ribellatevi ai monopoli L’inizio del nuovo anno è di solito il momento in cui si fa un bilancio di ciò che ha funzionato e cosa no per provare a porvi rimedio. Vale a livello personale, ma dovrebbe valere anche per le comunità all’interno delle quali ci troviamo a operare. In un Paese come il nostro, che soffoca le ambizioni dei giovani e li costringe a fare i conti con un sistema in cui la cooptazione prevale sulla meritocrazia, a cambiare le cose potranno essere solo i giovani. Su Econopoly (econopoly.ilsole24ore.com/20…) ho indicato 14 azioni necessarie per invertire la rotta, anche se questo in alcuni casi vuol dire uscire dalla propria comfort zone. La dodicesima raccomandazione è a schierarsi sempre contro ogni monopolio, pubblico o privato che sia. I monopoli sono i meccanismi che non permettono a una società vitale, giovane di esprimersi nel pieno della sua potenzialità. Non permettono di avere competizione sana, impediscono l'entrata di nuovi operatori, spesso sono intrisi di legislazione ad-hoc per garantire il mantenimento di quella posizione di vantaggio. Oggi in Italia abbiamo una marea di monopoli, grandi e piccoli che siano. E la normativa che protegge le varie categorie (taxi e farmacie i più noti) dall'entrata di ulteriori competitori sono forme di limitazioni di mercato insopportabili per i giovani. Oggi stanno diventando sempre più forti monopoli privati tra le big tech e anche in questo caso i giovani dovrebbero schierarsi per limitarne il potere e tenere il mercato aperto a nuove idee e nuove entrate attraverso una legge antitrust dura. Perché i monopoli non permettono a chi ha idee ed energie sane di entrare nel mercato e in questo modo spingere chi ha goduto di rendite di posizione ad ammodernarsi e diventare più efficiente. Con ricadute che a medio-lungo termine sono negative per tutta la comunità. Allora il mio invito ai giovani è ad alzare la voce e a battersi in ogni situazione contro i monopoli e per un sistema aperto al riconoscimento del merito.
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11/14-Giovani ribellatevi ai datori che non vi valorizzano Quando incontro dei ragazzi giustamente sfiduciati verso un sistema Paese che li vuole relegati in un angolo, mentre le generazioni più senior non mollano ogni scranno del potere, li invito a ribellarsi. Una sana ribellione, come sottolineo in questa riflessione su Econopoly (econopoly.ilsole24ore.com/20…), è indispensabile per cambiare le cose e non accontentarti del poco che i genitori riservano ai propri figli. Tra le 14 azioni di ribellione che suggerisco in quell’articolo, una riguarda in particolare il luogo di lavoro. Appena un datore di lavoro ha comportamenti tali da non permettervi di crescere rapidamente, progettate subito il passaggio ad altro: non siate fedeli a chi rappresenta un limite alla vostra crescita. Spesso si resta in un luogo di lavoro per il timore di non trovare altre opportunità, ma talvolta la scelta è dettata solo dalla paura del nuovo che significa confrontarsi con persone, culture, abitudini diverse. O, piuttosto, dalla generale sfiducia verso un mercato del lavoro che penalizza i più giovani perpetuando gli equilibri di potere consolidati. Laddove possibile, il mio consiglio è di non stare fermi, ma cambiare, cercare un ambiente lavorativo in grado di valorizzare le proprie capacità, ambizioni. Anche se all’inizio sembrerà difficile, è una ricerca necessaria. Il lavoro occupa buona parte della nostra giornata: svolgerlo controvoglia rischia di diventare alla lunga una vera e propria tortura. Trovate aziende che puntano sullo sviluppo delle loro persone, che le sfidano continuamente, spingendoli sempre oltre i propri limiti. Dopo anni in aziende cosi si diventa professionalmente forti. La ribellione consiste nell’affamare di talento le aziende che soffocano la crescita dei giovani capaci, rendendole meno competitive.
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10/14- Giovani, i beni pubblici sono nelle vostre mani Quando ho scritto per Econopoly (portale de IlSole 24 Ore dedicato a spunti e temi per il futuro) un articolo invitando i giovani a non accontentarsi dello status quo e a mettere a punto una sana ribellione in 14 punti (econopoly.ilsole24ore.com/20…), ho voluto citare anche un punto che all’apparenza appare conservativo. Mi riferisco alla decima raccomandazione: “Vedete nei beni e servizi pubblici belli e che funzionano bene la vostra possibilità di vivere bene e contribuite in ogni modo alla loro crescita”. Ciò che nel pubblico funziona, è bello, crea valore per tutti. Perché ciò che è pubblico appartiene a ciascuno di noi e abbiamo il diritto e al tempo stesso la responsabilità di preservarlo. Una bella piazza, una scuola con aule attrezzate, un parco pubblico con i bagni puliti, un ospedale senza liste di attesa eclatanti, un ufficio comunale efficiente, delle piste ciclabili diffuse nelle città vivibili per i ciclisti, città con basso rumore vicino alle case. Sono tutti esempi di beni pubblici che ricadono sulla vita di ognuno di noi e che richiedono attenzione sia da parte delle istituzioni pubbliche che dei singoli cittadini. Come recita un antico adagio degli indiani d’America, “La Terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”. E proprio l’ambiente, con tutto ciò che ne deriva, è il principale patrimonio che voi giovani dovete difendere con i denti e con le unghie. Ciò che è pubblico, è nostro...e di tutti.
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9/14-Giovani, denunciate soprusi e irregolarità Mi capita spesso di incontrare ragazzi che raccontano con disillusione la realtà che li circonda. Scarsa meritocrazia, incarichi per cooptazione, abusi dei superiori e, spesso, anche comportamenti illegali che subiscono in silenzio. È una situazione che non potrà mai cambiare se ognuno di noi non si farà portavoce di una sana ribellione, necessaria per contrastare i mali che affliggono il nostro Paese, di cui ho parlato diffusamente su Econopoly (econopoly.ilsole24ore.com/..…). Il mio invito è a non rassegnarsi mai, a non accettare lo status quo per quieto vivere. Ragazzi, denunciate sistematicamente chi attorno a voi chi vi offre lavori in nero, chi vi affitta le case in nero, i professionisti che vi offrono di optare per il pagamento in nero, magari in cambio di uno sconto. In una società sclerotizzata dalle cattive abitudini, siete l’unica speranza di cambiare davvero le cose. Vale per chi danneggia direttamente, così come per chi ha comportamenti illegali, chi evade il fisco, chi compie azioni che peggiorano la comunità e che, indirettamente, colpiscono tutti gli italiani. Denunciate senza alcuna pietà e rendetevi pericolosi per chi contribuisce a creare un mondo peggiore per i giovani.
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Come funziona concretamente la ricarica di un’auto elettrica. Qui un’auto con 75 kWh e una colonnina in DC da 150 kW di potenza 25 min da 10% all’80%, 31 min dall’80% al 100% Sta a 150kW di potenza dal 10% al 50%, poi scende fino a pochi kW vicino al 100%
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chi può fallire senza perdere tutto può tentare più volte e prendere rischi più grandi
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Stesso marchio, luoghi di produzione diversi
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Come si deprezzano le auto nel tempo Nei primi 3 anni il 45% circa. Ovvero una macchina nuova che costi 30.000€ costa di solo deprezzamento 4500€/anno Invece la stessa auto comprata usata di 5 anni e rivenduto a 10 costa di deprezzamento 600€/anno, 7,5 volte meno
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