Presidente Unione @CamerePenali 2018-2023. Presidente Comitato @fleinaudi per il Sì alla separazione delle carriere dei magistrati.

Roma, Lazio
Joined March 2017
Nella “più grande democrazia del mondo” la pena di morte miete consensi, meglio ancora se in versione splatter. La doppia iniezione letale non uccide, così ricoveriamo in ospedale e curiamo amorevolmente la condannata perché torni in perfetta salute, per poterla mandare nuovamente sul patibolo. Il “Ministro della Guerra”, solo all’ultimo passo fermato da un barlume di lucidità del suo Presidente, annuncia la diretta streaming della fucilazione del soldato stragista, ormai in sedia a rotelle, e l’idea piace a molti. Pensavamo che questo genere di orrori riguardasse solo i paesi totalitari ad alta componente di fanatismo religioso, e invece no. Questa settimana, su L’Eccezione
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Non so se sia peggio l’incredibile mistificazione giornalistica che spaccia per una specie di “tana libera tutti” in favore dei boss di Cosa Nostra i tre (tre!) permessi premio concessi, su rigoroso controllo giudiziario e nel totale rispetto della legge e della Costituzione, ad altrettanti detenuti per fatti di mafia; o piuttosto la solenne interrogazione del ghota dei parlamentari #PD con deleghe o competenze sui problemi della giustizia, che denunciano quei fatti “gravissimi”, invocando su di essi tuoni fulmini e saette, e l’ira stessa degli Dei. Una domanda a questi cultori progressisti dei diritti dei detenuti: ma come mai in questo caso non valgono più la fiducia ed il rispetto per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, e l’amore per la Costituzione più bella del mondo?
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La sentenza con la quale La Cassazione ha assolto -annullando la doppia conforme di condanna- due magistrati milanesi ci spiega con grande autorevolezza che la scelta di non produrre, ad integrazione delle indagini, un documento favorevole alla difesa rientra nei poteri discrezionali del PM, ed è dunque penalmente incensurabile. Una decisione importante, soprattutto per chi non ha mai creduto alla favola del PM “parte imparziale” e “primo giudice del fatto”, raccontata con successo nella campagna contro la separazione delle carriere. Non perdetevi L’Eccezione di questa settimana
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#Garlasco Tutto il Paese si scandalizza alla notizia che la Polizia Giudiziaria non avrebbe comunicato, nemmeno al Pubblico Ministero, l’esito di due successivi esami del DNA che smentivano il primo, subito pubblicamente valorizzato come la prova regina della colpevolezza di Alberto Stasi. Ma nella quotidiana realtà giudiziaria, la difesa strenua da parte degli investigatori della propria ipotesi accusatoria assomiglia molto più alla regola che all’eccezione. Una mia riflessione sul Foglio👇👇
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In Italia si intercettano i colloqui in carcere di decine di avvocati con i propri assistiti, e non succede nulla. Guardate cosa succede negli altri Paesi civili, se ti azzardi a fare qualcosa di simile. Questa settimana su L’Eccezione👇👇
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Il codice penale prevede espressamente che per le violenze sessuali “di minore gravità” la pena possa essere diminuita fino a 2/3, una enormità. Ma non fissa alcun criterio che definisca la “minore gravità”, per garantire certezza del diritto ed uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Tutto dipenderà dalla personale sensibilità del giudice che la sorte ti assegna. È mai possibile che condotte simili possano comportare punizioni così straordinariamente diverse? Non mancate di leggere L’Eccezione di questa settimana!👇👇
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La campagna elettorale per il nuovo #CSM riprende da dove non si è mai allontanata, in barba agli improbabili strali del Presidente dell’ANM contro le “degenerazioni del correntismo”. Le solite blindatissime “correnti” che candidano i propri fedelissimi, i quali perciò non potranno che comportarsi come ci si aspetta dai fedelissimi. Ma un gruppo di eretici ha candidato in tutti i collegi magistrati estratti a sorte. Non so se funzionerà, ma certo darà fastidio. Qualcosa inizia a muoversi davvero? Scoprilo questa settimana su L’Eccezione👇
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Prima del 1996, la legge distingueva le “violenze carnali” (cioè gli “stupri” in senso proprio) dai meno gravi “atti di libidine violenti” (cioè “toccamenti e palpeggiamenti” violenti: 1/3 di pena in meno). La riforma, sciaguratamente ispirata da intenti ideologici, ha preteso di annullare ogni distinzione semantica: sono tutte “violenze sessuali”. Una grande ipocrisia, perché poi la stessa norma prevede (art. 609 bis ultimo comma) le violenze sessuali di “minore gravità”, in tal caso riducendo la pena in modo addirittura maggiore (fino a 2/3!) del previgente codice fascista. Con il bel risultato di affidare alla discrezionalità del giudice, e non a precise distinzioni normative, la definizione di violenze sessuali “di minore gravità”. Una follia, che crea confusione e sconcerto nei media e nella pubblica opinione, e consente speculazioni politiche irresponsabili. Una mia riflessione sul Foglio👇👇
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Avevo 24 anni quando la mia vita ha avuto la fortuna di incrociare quella, formidabile e così irriducibilmente diversa, dei radicali: Tu, Marco, Adelaide, Mauro, Gianfranco, Roberto, insomma la vita e la grande storia politica del Partito radicale. Da allora, sotto la Vostra guida, tante indimenticabili battaglie che hanno cambiato la storia e la vita quotidiana di questo Paese. E non ci siamo mai più davvero persi. Grazie, Emma
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Il maresciallo trascrive male l’intercettazione, e così nell’ordinanza custodiale di #Lavitola prende forma la fantasmagorica storia dell’inesistente signor Corrado, che subito @Ranucci indica (a Lavitola!) senza mezzi termini come il Grande Vecchio che ha organizzato l’attentato. Sarà qualcuno del clan Moccia, anzi meglio, è Marco Mancini, già vertice dei Servizi, perché quello -ci assicura- è il suo nome in codice. Non si poteva immaginare una fotografia più nitida ed esilarante delle logiche, dei riflessi e dei vezzi del “giornalismo d’inchiesta” modello Report: fiducia cieca ed incrollabile nelle intercettazioni e nel Maresciallo, voci raccolte a vanvera, e caccia al Grande Vecchio. Perché, senza un Grande Vecchio, che notizie sarebbero? Una mia riflessione oggi sul Foglio
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Qualunque atto sessuale commesso contro la volontà della vittima, ivi compreso il fugace palpeggiamento del seno all’esito di un duplice abbraccio consensuale, è un atto odioso, giustamente e severamente punito dalla legge. Tuttavia la stessa legge opera una drastica riduzione della pena, addirittura fino a due terzi in meno, “nei casi di minore gravità” (art. 609 bis ultimo comma), quale appunto può ragionevolmente considerarsi un palpeggiamento fugace. La ordinanza cautelare del GIP di Torino, se si ha la pazienza almeno di leggerla, si muove all’evidenza in queste coordinate logiche e normative, e dunque applica una misura cautelare ritenendola evidentemente adeguata alla “minore gravità” contemplata dalla norma e al comportamento collaborativo dell’indagato. Si può condividere o meno, ci mancherebbe. Con una sola avvertenza: essere bengalesi non costituisce, norme alla mano, una aggravante. O almeno, non ancora.
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#RanucciLavitola Ora sta accadendo questo: Ranucci ed i suoi sostenitori invocano tutela e difesa esattamente dal “metodo Report”: violazione del segreto investigativo e della riservatezza di intercettazioni e chat per legge non pubblicabili, diritto di non essere moralisticamente giudicati solo in base alle amicizie e alle persone che si frequentano, garantismo sulle problematiche #MeToo. Gli avversari di Ranucci e del “metodo Report” a loro volta adottano ora nei confronti di Ranucci esattamente quel “metodo” (pubblicazione indiscriminata di chat anche privatissime, saccheggio di intercettazioni teoricamente non divulgabili, giudizi sommari sulla persona in base alle frequentazioni private, crucifige #MeToo). La coerenza, virtù in via di estinzione. Una mia riflessione sul Foglio 👇
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Questo incontrollabile profluvio di intercettazioni relative alla vicenda #Ranucci-Lavitola, pubblicate senza un attimo di esitazione da chi ha sempre giustamente stigmatizzato i metodi informativi di Report o del Fatto Quotidiano, è innanzitutto la conferma della totale inefficacia dell’attuale divieto normativo. Servono sanzioni serie ed efficaci, altrimenti i divieti restano sulla carta, altro che “legge-bavaglio”! Secondo: per sconfiggere quegli inaccettabili modelli di informazione, occorrerebbe innanzitutto non appropriarsene appena torna comodo.
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Sostenere la tesi che #Ranucci sia “due volte vittima” (della amicizia-trappola con Lavitola e dell’attentato dinamitardo) esige una condizione imprescindibile: la Procura di Roma è incorsa in un errore investigativo gigantesco e davvero senza precedenti. Se non è così, come si fa ad essere “comunque vittima” di un attentato pensato e realizzato per favorire la vittima, la sua popolarità, la sua protezione? Dovrebbe esistere un limite di decenza anche nella faziosità. Una mia riflessione oggi sul Foglio👇👇
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Lavitola confessa: ha organizzato il finto attentato a #Ranucci “per aumentargli la scorta” (e con essa la popolarità e le incontinenti ambizioni di carriera politica). Non sono sorpreso, la scorta in Italia è purtroppo da tempo diventata uno status symbol, il progetto aveva un senso. Ma cinque ore per una confessione alla fine così banale e scontata, mi sembrano davvero tante. Troppe.
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L’istituzione di una giornata commemorativa delle vittime degli errori giudiziari, intestata ad #EnzoTortora (17 giugno, data del suo arresto), può e deve diventare occasione di crescita civile del Paese. Occasione di riflessione e discussione su ciò che la Giustizia deve essere, e su ciò che essa non può mai diventare; sul valore fondamentale della libertà personale e della presunzione di innocenza; sul processo penale come strumento sociale millenario volto innanzitutto ad evitare la condanna di un innocente. Opporsi a questa riforma, anche solo astenendosi, significa assumersi una grave responsabilità politica e culturale. Una mia riflessione su “Il Foglio”👇👇
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Mettiamo un po' di ordine. Che il sottosegretario alla Giustizia condivida un ristorante, tramite la figlia 18enne, con un signore già accusato di riciclare (con i suoi ristoranti!) denaro di provenienza criminale, è un fatto di una gravità semplicemente inescusabile, degno di una Repubblica delle Banane. Punto. Ma il principio di inviolabilità della corrispondenza dei parlamentari, e più in generale il principio della immunità parlamentare, nasce con la nostra Costituzione, pensato e fortemente voluto dai nostri Padri Costituenti (ora dunque possiamo ingiuriarne la memoria?) a tutela della indipendenza e della libertà del Parlamento, e ripetutamente ribadito, anche molto di recente, con argomentazioni solenni, dalla Corte Costituzionale. I princìpi o valgono sempre, o non valgono mai. Questa gazzarra parlamentare del tipo “facce vède le chatte” dà il segno della irrimediabile intossicazione populista che sta strangolando il nostro Paese #DelMastro
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Rispondo alle molte e spesso degnissime obiezioni. E' ovvio che l'immunità non si riconosce automaticamente, infatti c'è una Giunta ed un Parlamento che ne discutono e decidono. Ma se il criterio valutativo diventa "se neghi l'autorizzazione a leggere la corrispondenza, vuol dire che hai qualcosa da nascondere", voi comprendente bene che si fa prima ad eliminarla. Con buona pace dei Padri Costituenti, e della sacra immutabilità della Costituzione della quale abbiamo sentito a lungo parlare di recente. E' una scelta legittima, ma allora chiamiamo le cose con il loro nome, non nascondiamoci dietro Del Mastro. Spero ora di essere stato più chiaro.
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Onore al Parlamento italiano che istituisce, intestandola a Enzo Tortora, la giornata nazionale dedicata alle vittime degli errori giudiziari. Penso con emozione a quanto Enzo ne sarebbe orgoglioso. E guardo con sconcerto ai Don Abbondio nostrani che si sono astenuti. Ma sappiate che questa è solo una delle molte cambiali che PD, AVS e 5 Stelle sanno di dover pagare alla leadership politica di ANM per la vittoria del NO
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