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A proposito di una figura responsabile dell'area tecnica del #Milan ho buttato giù qualche considerazione.
In #SerieA un allenatore dura in media 10,9 mesi. In Inghilterra 29. In Germania 23. Tre allenatori su quattro, da noi, cambiano ogni stagione. Non è una statistica sulla pazienza dei presidenti: è una statistica sull'assenza di architettura. Quando un club non ha una struttura che sopravvive all'allenatore, l'allenatore diventa l'unico fusibile disponibile, e si brucia.
Dopo il cambio di un allenatore c'è un rimbalzo di qualche partita, poi la squadra torna esattamente dove il suo budget e la sua rosa la collocano.
Quello che secondo me porterebbe maggiori vantaggi non sarebbe quindi l'inserimento di un uomo mercato, ma la costruzione di un architettura dentro un sistema.
Il proprietario di un club non ha, generalmente, per formazione e carriera, l'occhio tecnico-calcistico. Non è un difetto: è un dato. Il problema nasce quando quel vuoto viene colmato nel modo sbagliato.
Gli studi di economia del calcio mostrano che il monte ingaggi da solo spiega circa il 90% della classifica finale su un periodo lungo: chi paga di più i giocatori, in media, arriva più in alto, mentre la spesa in cartellini pesa molto meno. Il budget decide quindi dove un club "dovrebbe" arrivare; la qualità della struttura decisionale decide se ci arriva davvero, o se finisce sopra o sotto quella soglia.
Il primo errore è tenersi tutto: il proprietario che decide acquisti, cessioni ed esoneri senza avere gli strumenti per valutarli. È il modello che ha prodotto i grandi fallimenti recenti del calcio europeo, quelli da un miliardo speso e zero trofei. Il secondo errore è consegnare le chiavi a un solo uomo e sparire: funziona finché quell'uomo è bravo e resta, e crolla il giorno in cui se ne va.
Per come la vedo io esisterebbe una via alternativa: una figura ponte, il cosiddetto Head of Football, che riporta al proprietario, lavorando al fianco dell'allenatore e aggiunge al sistema esattamente la competenza che manca: la capacità di leggere il calcio, tradurla in decisioni di mercato e proteggerla dalle emozioni dei risultati.
Un architetto del modello sportivo, con tre caratteristiche non negoziabili:
1. Occhio tecnico reale, maturato sul campo o nello scouting, non solo nei bilanci.
2. Fluidità con dati e finanza, perché deve parlare la lingua della proprietà oltre che a quella dello spogliatoio.
3. deve aver già costruito un modello che ha prodotto risultati e plusvalenze per più anni, in più cicli di allenatori. La cosiddetta esperienza comprovata.
C'è una cosa che normalmente i club non fanno e che potrebbero implementare: alcune tipologie di contratti impostati su durata ed obbiettivi in cicli sfalsati.
Mi spiego:
Durata -> Alla figura ponte darei un contratto di tre anni più due di opzione. All'allenatore un triennale. Ma i due cicli non devono coincidere: la figura ponte deve sopravvivere a un eventuale cambio di allenatore, altrimenti a ogni esonero si azzera anche la memoria del club.
Obiettivi -> Spesso le classifiche sono bugiarde e non dovrebbero essere l'unico indice di valutazione. Ce ne sono altri che si avvicinano maggiormente alla verità:
- I punti attesi (xPts): quanti punti la squadra avrebbe meritato in base alle occasioni create e concesse. Dice se la squadra gioca bene anche quando perde.
- Valore della rosa: il patrimonio calcistico cresce o si consuma?
- Minuti ai giovani: il club produce o compra soltanto?
- Plusvalenze e hit-rate degli acquisti: quanti giocatori comprati si sono rivelati investimenti giusti?
Il principio dei tre anni. Salvo rottura irrecuperabile dello spogliatoio, l'allenatore non si tocca prima della fine del secondo anno pieno. Non è generosità: è matematica. I dati dicono che l'alternativa non funziona.
Il meccanigramma: chi fa cosa, e con quali competenze.
Un organigramma dice chi comanda. Un meccanigramma dice come funziona il sistema: quale ruolo esiste per fare cosa, con quali competenze, su quale orizzonte di tempo. Ecco quello che disegnerei.
Proprietà: deve possedere la filosofia e il capitale, approvare il budget e il piano pluriennale, nominare le prime linee, decidere le operazioni straordinarie, e non scegliere i giocatori.
Competenze: visione, disciplina di governance, capacità di delegare senza abdicare.
Amministratore delegato: deve gestire l'azienda-club relativamente a ricavi, stadio, marchio, rispetto delle regole finanziarie e tradurre la visione in numeri sostenibili. L'orizzonte temporale dovrebbe consolidarsi in 3-5 anni.
Competenze: management d'impresa, finanza, negoziazione.
Head of football (la figura ponte): deve saper progettare e custodire il modello sportivo, la filosofia di gioco, il mercato, il settore giovanile, la struttura dello staff, scegliere e valutare l'allenatore. Dovrebbe tenere insieme proprietà e campo.
Orizzonte: 3-5 anni.
Competenze: occhio tecnico, dati, finanza, leadership, conoscenza dei mercati internazionali.
Direttore sportivo / responsabile scouting: deve tradurre il modello in liste di obiettivi concreti, gestire la rete degli osservatori, preparare le trattative e proporre, ma non decidere.
Orizzonte: 1-3 anni. Competenze: analisi tecnica, dati, relazioni con club e intermediari.
Allenatore: deve governare le prestazioni (allenamento, formazione, gestione dello spogliatoio), definire il profilo tecnico dei giocatori che gli servono, la scelta dei nomi non dovrebbe competergli, ma a seconda del livello dell'allenatore potrebbero esserci delle eccezioni. Per un club sarebbe piu cauto lasciare le scelte finali in mano all'Head of football, a patto che riesca a soddisfare le caratteristiche richieste dell'allenatore.
Responsabile area performance e medica: salute, prevenzione, carichi di lavoro, rientri dagli infortuni. Per come la vedo io dovrebbe essere assunto dal club, non dall'allenatore, e resta quando l'allenatore cambia.
Orizzonte: pluriennale.
Competenze: medicina sportiva, scienza della prestazione, lettura dei dati fisici.
Responsabile del settore giovanile: produce giocatori per la prima squadra e valore per il bilancio. Lavora sul tempo più lungo di tutti. Orizzonte: 5-10 anni.
Competenze: sviluppo del talento, pedagogia, gestione.
Responsabile dati e analisi: deve fornire evidenza a tutte le decisioni su mercato, avversari, e saper valutare le scelte fatte. Non deve decidere, ma rendere le decisioni misurabili.
Orizzonte: continuo.
Competenze: scienza dei dati, modelli predittivi, capacità di tradurre numeri in linguaggio di campo.
La matrice delle deleghe
Il cuore del sistema è un documento che nel calcio quasi nessuno scrive: la matrice delle deleghe (in gergo delegation of authority matrix). È una tabella che assegna ogni decisione a un unico responsabile, dice chi va consultato, chi va informato e cosa succede in caso di disaccordo. Sembra burocrazia. È l'esatto contrario: elimina le zone grigie in cui i club si logorano. (vedi immagine)
Regola di escalation
Ogni disaccordo tra allenatore e head of football sale al proprietario solo dopo un tentativo documentato di risolverlo tra loro. Le decisioni sopra una certa soglia economica salgono all'AD e alla proprietà. Il proprietario mantiene il controllo strategico; la figura ponte governa il modello; l'allenatore comanda sul campo.
Il modulo permanente e il modulo transitorio
Ogni club ha un modulo permanente: preparatori, medici, analisti, scout, responsabili del vivaio. È la memoria del club, il suo sapere accumulato su ogni giocatore, ogni infortunio, ogni scelta di mercato. E ha un modulo transitorio: il vice allenatore, i collaboratori tattici, chi arriva e riparte con l'allenatore.
Da noi l'allenatore porta il suo staff intero, dal preparatore atletico al nutrizionista. Quando viene esonerato, si porta via tutto: dati, protocolli, conoscenza dei giocatori. Il club riparte da zero ogni dieci mesi. Se fossi il proprietario, metterei a libro paga del club tutto il modulo permanente e lascerei all'allenatore solo il transitorio. Non è una limitazione dell'allenatore: è la garanzia che il suo lavoro non venga cancellato dal successore.
Tre pratiche sottoutilizzate
1. Il piano di successione.
Nelle grandi aziende esiste sempre un successore pronto per l'amministratore delegato. Nel calcio prepararlo è visto come un tradimento. Eppure i club che hanno gestito meglio i cambi di panchina sono quelli che avevano già identificato il profilo successivo, coerente con il modello, prima che servisse. Lo formalizzerei come routine della figura ponte, non come segreto.
2. La revisione delle decisioni.
In finanza si riesaminano gli investimenti, in medicina si riesaminano i casi, nel calcio sono molto pochi quelli che riaprono il dossier di un acquisto sbagliato per capire cosa non aveva funzionato nella valutazione. È scomodo perché espone chi ha deciso. Ma senza questo non c'è apprendimento, solo fortuna e sfortuna. Istituirei un registro delle decisioni con il razionale scritto prima, e una revisione dopo, condotta dall'area dati.
3. Il livello psicometrico.
Il calcio seleziona giocatori guardando gambe, dati fisici e statistiche di gioco. Quasi nessuno misura in modo strutturato ciò che decide davvero la tenuta di un investimento da decine di milioni: come quel giocatore regge la pressione, come apprende, come si inserisce in un gruppo, se il suo profilo comportamentale è compatibile con l'allenatore che lo dovrà gestire. Alcune federazioni e alcuni club lo fanno per i giovani; quasi nessuno lo applica alla prima squadra, e nessuno lo usa per verificare il fit tra allenatore, direttore e rosa. Aggiungerei questo livello come strato ulteriore, non sostitutivo, dell'occhio dello scout (è esattamente il lavoro della mia società: assessment psicometrico applicato allo sport, per misurare ciò che il video e le statistiche non vedono e ridurre il rischio delle decisioni su persone).
In sintesi
Se fossi il proprietario, farei sei cose, in quest'ordine:
1. Nominerei una figura ponte con occhio tecnico, competenza sui dati e un track record di continuità, con contratto triennale sfalsato rispetto a quello dell'allenatore.
2. Scriverei la matrice delle deleghe e la farei firmare a tutti.
3. Legherei i contratti a indicatori di processo, non solo alla classifica.
4. Metterei il modulo permanente a libro paga del club.
5. Istituirei piano di successione, registro delle decisioni e livello psicometrico.
6. Mi impegnerei a non toccare l'allenatore prima di due anni pieni, salvo rottura irrecuperabile.
Nessuna di queste cose richiede più soldi. Richiedono qualcosa di più raro nel calcio: la disciplina di costruire un sistema che funzioni anche quando le persone cambiano. È l'unico vantaggio competitivo che nessun avversario può comprare in una finestra di mercato.
Sulla forma accetto la critica: ho scritto nel mio linguaggio, senza badare abbastanza a farmi capire da chi non lavora su queste cose. Provo a rimediare.
Evidenze chiare vuol dire questo: non sto facendo previsioni, sto descrivendo cose che oggi funzionano già, che si possono vedere e confrontare con il lavoro fatto da una persona. Due esempi.
Primo, lo studio del commercialista. Un sistema AI oggi può prendere le fatture e gli estratti conto di un'azienda, registrarli, abbinare ogni pagamento alla fattura giusta, segnalare quelli che non tornano e preparare i prospetti. In studio questo lavoro occupa ore di una persona; il sistema lo fa in pochi minuti e con meno errori. Il commercialista controlla e firma, ma non fa più l'inserimento a mano.
Secondo, lo studio legale. Un contratto standard, un affitto, una fornitura, un accordo di riservatezza, viene letto dal sistema, confrontato con le clausole che lo studio considera accettabili, e restituito con le parti da discutere evidenziate e spiegate in italiano corrente. L'avvocato decide cosa negoziare, ma la lettura riga per riga non la fa più lui.
Requisiti architettonici vuol dire: per fare queste due cose non basta aprire una chat e scrivere una domanda. Serve che il sistema sia collegato ai documenti del cliente e alle norme aggiornate, che ricordi il contesto, e che ci siano controlli che verificano il risultato prima di consegnarlo. Costruire questo collegamento è un lavoro tecnico che pochi hanno fatto. Chi usa solo la chat vede un giocattolo e conclude che è tutto fumo; chi ha costruito le fondamenta vede un altro oggetto. È questo il divario che intendevo con l'1%.
Quindi sulle conseguenze generali sono d'accordo con te: non le conosce nessuno. Ma tra "non sappiamo tutto" e "non sappiamo niente" c'è in mezzo quello che si può già verificare. Su alcuni compiti specifici si può, e si può misurare.
Same harness, different seats. The split that pays off for me isn't by task, it's by role: one lab writes, the other reviews.
Why: LLM judges tend to favor their own outputs (Panickssery et al., NeurIPS '24) and the outputs of models that make similar mistakes (Goel et al., ICML '25). So two Claudes agreeing is weaker evidence than it looks. Claude and GPT disagreeing is information.
How I run it, mostly on non-coding work: Opus 5.5 writes the plan, GPT-6 Astra reviews it (GPT-6.1 Sol for routine stuff), then I decide. On anything irreversible Fable 5.1 adds a second pass, same lab, so that one is for depth, not independence. And before any model weighs in, a script checks the plan file: cycles, dependencies with no artifact behind them, human time budget exceeded. Deterministic, so no self-preference, though it only catches what it encodes.
One limit: errors correlate across labs too. In Kim et al. (ICML '25), when two models both missed an MMLU question on the HELM leaderboard, they picked the same wrong answer about 60% of the time (chance: 33%). A second lab buys you partly different errors, not zero errors. The scripts cover the structural part of the gap.
If you just want the plumbing: OpenAI ships an official Codex plugin for Claude Code with /codex:review and a stop hook that blocks Claude from finishing until Codex's findings are addressed. Mind the usage limits, the loop can drain them fast.
So the harness is the plan file plus the scripts. The models are seats you can swap.
Partly, and I like the framing. In my setup though, the chat isn't where I check the work, and the agent that did the work isn't the one checking it. Here's how it runs.
1. Writer and reviewer are separate, and from different labs. LLM judges tend to favor their own outputs (Panickssery et al., NeurIPS '24) and the outputs of models that make similar mistakes (Goel et al., ICML '25). So Opus 5.5 writes the plan and GPT-6 Astra reviews it (GPT-6.1 Sol for routine work). On anything irreversible Fable 5.1 adds a second pass in a fresh session, same lab, so that one is for depth, not independence. Then I decide. One limit worth knowing: errors correlate across labs too. In Kim et al. (ICML '25), when two models both missed an MMLU question on the HELM leaderboard, they picked the same wrong answer about 60% of the time (chance: 33%). A second lab finds partly different errors, not all of them.
2. Review is a calculation, not a read-through. Every task carries a value, an urgency and a cost in minutes of my time. Priority = value × urgency / my minutes. Value includes what the task unblocks downstream, urgency comes from the critical path. The pieces are standard (CPM, PERT, Smith's rule), the combination is mine and I'm still tuning it.
3. Mechanical checks come first. Before any model gives an opinion, a script checks the plan file: cycles, dependencies with no artifact behind them, human time budget exceeded. Deterministic, so no self-preference, though it only catches what it encodes.
4. I only see exceptions. The reviewer hands me 5-10 lines that start with the decisions that are mine to make, plus a dependency diagram I read in 30 seconds.
Checking in chat means re-reading everything and trusting the author. This way the chat is where I decide, and my attention goes only where it's needed.
Replying to @andrixx_code
chat isn't dead, it became the review step. the agent does the work, the chat is where you check it.
but def agree, many people think that AI is still a chatbot.
Traditional AI chat is becoming obsolete as the primary interface for productivity. Teaching people to simply prompt ChatGPT or Claude is no longer enough. The real productivity gains come from using AI agents like Codex and Claude Code to execute tasks, not just generate responses. The future isn’t about chatting with AI. It’s about getting AI to do the work
La diferencia entre ChatGPT y Claude que muchos todavía no entienden:
🟢 CHATGPT
• Quiere recordar tus preferencias, proyectos y contexto
• Puede conectarse a las herramientas que ya utilizas
• Busca convertirse en el lugar al que vuelves para resolver casi cualquier cosa
Su gran apuesta: que cada vez tengas que explicarle MENOS sobre ti
🟠 CLAUDE ↓
Krösche non farà il Krösche?
A Francoforte ha costruito una macchina di plusvalenze. Al Milan dovrebbe fare un altro mestiere.
Se il Milan chiude per Krösche, la domanda che ci si può fare è una sola: arriva l'uomo delle plusvalenze, quindi ogni estate venderemo il migliore?
La cronaca la lascio a chi la fa meglio di me. @MatteMoretto e @FabrizioRomano hanno raccontato passo per passo il mancato arrivo di giugno, la liberazione dall'Eintracht del 18 ottobre e la trattativa riaperta per il ruolo di Head of Football, oggi le parti sembrano vicinissime.
A me interessa un'altra cosa: se si chiude, che cosa viene chiesto a Krösche? e quanto è lontano da quello che ha fatto finora?
DUE MISSIONI, NON DUE CLUB
A Francoforte il mandato era esplicito, e Krösche l'ha sempre raccontato senza imbarazzo, l'Eintracht è un club di mezzo: compra giovani usando un modello di gioco chiaro come bussola, li fa rendere e li vende ai club di destinazione. I numeri parlano da soli, con oltre 455 milioni di cessioni in cinque anni, l'età media della rosa scesa da 29 a 23 anni e tre casi da manuale come Kolo Muani, Marmoush ed Ekitiké.
Quel modello ha un tetto dichiarato: bacino d'utenza, storia e ricavi non permettono di sfidare il Bayern, quindi l'obiettivo realistico è il quinto o sesto posto, con i conti in ordine e una posizione che migliora di anno in anno. Non è una resa. È una strategia che accetta il proprio perimetro e lo sfrutta fino in fondo.
Il Milan quella clausola non la può firmare, perche un club che si vuole posizionare in prima fascia ha una sola missione legittima, e può anche non riuscirci, perché nello sport il risultato non è un diritto, ma l'obiettivo deve restare quello di competere, non di partecipare.
La differenza con Francoforte quindi non è di ambizione, è di funzione rispetto all'obiettivo. All'Eintracht #Krösche massimizzava il valore di rivendita, a parità di una competitività accettabile, mentre a Milano dovrà massimizzare la probabilità di vincere, a parità di sostenibilità. Le variabili sono le stesse, ma pesano in modo diverso, per questo conviene distinguere quello che può portarsi dietro da quello che deve rifare.
Può tenere la pipeline di scouting che lavora con un anno di anticipo, i prezzi soglia fissati presto e difesi fino all'ultimo secondo, l'infrastruttura di sviluppo fatta di performance, nutrizione e sonno.
Deve rifare la logica per cui ogni giocatore è un asset con una curva fissa: anno 1 adattamento, anno 2 impatto, anno 3 cessione. Un Milan che vuole posizionarsi rispetto a quello che è non può vendere il suo giocatore migliore ogni estate come scelta strategica. L'anello della valorizzazione resta utile, a patto che giri intorno a un nucleo che non si tocca, e che avrà bisogno di consolidare continuità come asset strategico.
Una forma possibile è un core di sedici giocatori, undici titolari e cinque alternative, gestito per vincere; intorno, un anello di otto giovani gestito per crescere e, quando serve, per essere rivenduto; in più il secondo e il terzo portiere, con i giovani provenienti dal settore giovanile a completare.
C'è poi una cosa che il cambio di dimensione impone, e la anticipo perché tutto il resto del pezzo ci torna sopra: la leadership non si compra con un mercato, si costruisce con un sistema di governo che sbaglia, corregge, prova varianti e si raffina nel tempo.
Krösche nella sua ultima stagione a Francoforte è stato proprio questo: il sistema degli acquisti ha continuato a funzionare, mentre è saltata la gestione delle persone: l'esonero di Toppmöller per un rapporto con la squadra ormai bloccato, la scelta di Riera, un "duro" che si è rivelato la persona sbagliata, il mea culpa pubblico ("ho preso decisioni sbagliate, sono insoddisfatto di me stesso") e il richiamo di Hütter. L'errore più costoso del miglior dirigente di mercato della Bundesliga non è stato un errore di dato. Teniamolo a mente, perché ci torneremo.
L'INCASTRO CON AMORIM: CHI POSSIEDE LA LISTA
Krösche entra in un Milan che si è organizzato senza di lui. Amorim ha avuto carta bianca sul mercato estivo, ha ottenuto i profili che chiedeva e riferisce direttamente a Cardinale, che tiene l'ultima parola sui soldi.
Il dato positivo, riportato a giugno e confermato oggi sia da Moretto sia da Romano, è che Amorim era un profilo gradito a Krösche prima ancora che si trattasse: non è un matrimonio imposto. La convivenza però va letta sui tempi di lavoro, perché è lì che si decide tutto.
Il metodo di Krösche parte da un profilo tipo, ricavato dal modello di gioco, e lo cerca con dodici mesi di anticipo: a ottobre sa già chi vuole per l'estate successiva. Un allenatore che deve vincere subito ragiona invece per nomi conosciuti e per gennaio. Da questa differenza nascono tre attriti prevedibili.
Il primo è la proprietà della lista: se il centrale di gennaio arriva come richiesta nominale del tecnico, Krösche entra come chi ratifica e non come chi progetta, e il suo metodo parte con un anno di ritardo.
Il secondo è l'eredità. Circa 120 milioni di cartellini concentrati su due giocatori scelti da altri, che il suo modello dovrebbe valorizzare. Giudicarli a freddo è il suo lavoro, farlo senza che lo spogliatoio lo legga come una delegittimazione dell'allenatore è la parte difficile.
Il terzo è il canale con la proprietà. A Francoforte Krösche ha avuto piena autonomia e, da quanto si legge, la chiede anche qui, mentre Cardinale a giugno ha dimostrato di saper fare da sé.
Il precedente non aiuta. Con gli allenatori forti Krösche ha una storia di attriti, da Glasner a Toppmöller fino a Hütter, e Amorim è un allenatore forte che ha già vinto il primo round di potere. La sua squadra è imbattuta in campionato, quarta, con una base tattica che inizia a funzionare nonostante le tante cose ancora da sistemare, ma in Europa e nel finale con l'Atalanta ha mostrato che il punto fragile è la gestione dell'intensità sui novanta minuti. È la stessa zona, campo e spogliatoio, in cui Krösche è caduto. Nessuno dei due arriva con la soluzione in tasca.
IL MERCATO SI LEGGE PER COMPITI, NON PER MODULI
Prima di parlare dei vuoti della rosa serve una premessa che vale per tutto il calcio di oggi: il modulo è una fotografia ferma di una realtà che si muover il #Milan di #Amorim lo mostra bene: la forma con cui costruisce e quella con cui difende raramente coincidono, cambiano con l'avversario e con il momento della partita, e i singoli occupano posizioni diverse nelle due fasi.
Leggere i profili per caselle del 3-4-2-1 porta fuori strada. Vanno letti per compiti, cioè per quello che il giocatore deve fare in ciascuna situazione, e per le caratteristiche che quei compiti richiedono. È la direzione in cui si sta muovendo tutto il calcio, e la ripeto perché da qui dipende il resto del ragionamento: per compiti, non per moduli.
Plasmare quindi un giocatore formato per un ruolo ibrido, dentro un sistema così identitario, è difficile da rivendere, quindi il metodo Krösche qui non funziona. Molte ricerche di mercato oggi vanno verso giocatori capaci di stare in situazioni di gioco diverse, con caratteristiche diverse, e l'ibrido è l'asset più liquido, non il meno liquido.
Letta così, la difesa non ha un vuoto, ne ha due: #Gila ha preso nelle gerarchie il posto che era di #Tomori, in scadenza e senza rinnovo in vista. Serve quindi un'alternativa a Gila, un braccetto che sappia costruire sotto pressione, uscire sull'esterno quando la squadra scala e reggere lo spazio alle spalle. Serve poi un'alternativa a #DeWinter, il centrale dei tre, se non addirittura un potenziale titolare al suo posto: uno che comanda la linea, gioca lungo, domina l'area e tiene l'ordine quando il pressing alto viene saltato. Sono due compiti diversi, quindi due profili diversi.
Con Gabbia fuori fino al nuovo anno l'urgenza è gennaio, e su gennaio il metodo Krösche solitamente è stato: non pagare il prezzo di gennaio per un nome, prendere un under 23 con margine oppure un prestito ponte, e tenere i soldi per giugno. Vedremo cosa succederà.
Poi ci sono gli esterni, e qui non ci sono dubbi. Il sistema vive delle corsie a tutta fascia, ma a destra la rosa va avanti per adattamenti e a sinistra Estupiñán è stato un fallimento. Il profilo tipo, nel linguaggio di Krösche, è un esterno a tutta fascia under 24, dal valore contenuto e con margine di rivendita, capace di coprire tutta la corsia senza palla e di stringere dentro quando la squadra costruisce.
Il primo mercato davvero suo sarà giugno 2027, e lì il centrocampo va programmato, non smaltito. Modrić ha 41 anni e finché ha voglia gioca. Rabiot è il totem di questa squadra, gioca finché sta bene e circolano voci di rinnovo. Loftus-Cheek andrà via in scadenza (speriamo).
Il tema quindi è la successione, non l'età, e nel linguaggio del suo metodo si traduce in due profili. Il primo è un mediano under 24 che sappia ricevere spalle alla pressione, resistere e giocare in avanti, da far crescere accanto a chi quel compito lo esegue da vent'anni, perché il modello di Amorim vive di costruzione sotto pressione. Il secondo è un box-to-box di rotazione, dal valore contenuto e con margine di rivendita, per il posto di Loftus-Cheek.
Resta Hutchinson, che è il test perfetto del cambio di dimensione. Un riscatto fra 40 e 50 milioni per un ventiduenne è una scelta da club di arrivo, e nella logica di Krösche ha senso solo se l'anno uno è già un anno di impatto (non mi sembra questo il caso). Detto in modo più semplice, a quella cifra deve spaccare tutto per essere confermato.
Tutti questi profili hanno una variabile in comune, e non è tecnica. Costruire sotto pressione per creare superiorità numerica in un'altra zona del campo è una scommessa che paga solo se chi ha la palla resta lucido. L'errore sotto pressione è il costo diretto del modello, e ci porta dritti al punto che Krösche stesso ha messo sul tavolo.
IL 20% CHE IL CALCIO NON MISURA
Krösche ha una frase che vale più di tutte le sue plusvalenze: "Per l'80% un professionista è trasparente, il 20% non possiamo prevederlo". Chiamiamolo così, il 20%: la parte della persona che il dato non copre.
A Francoforte quel 20% viene presidiato con l'osservazione. Ci sono scout che guardano il riscaldamento, come il giocatore tratta i compagni, come reagisce alle decisioni arbitrali e ai propri errori, e in più lo screening dei social. Viene considerato un metodo avanzato. In realtà è osservazione a occhio, con tutti i limiti di chi guarda e giudica senza una scala.
Ho una società che fa esattamente questo, misurare quel 20%, e non la nomino perché non è il tema. Il tema è che questa cosa esiste, funziona in altri settori da decenni, e il calcio continua ad affidarla al riscaldamento e a Instagram.
Una precisazione sul perimetro, per onestà. Nello scouting lo strumento non si può usare, e non per scelta: non puoi sottoporre a un test psicometrico un giocatore che non è tuo, puoi farlo solo dopo averlo comprato. Il suo posto quindi è nell'implementazione e nel mantenimento del modello, dove le persone sono in casa e i problemi sono reali. Prima della firma il riscaldamento e i social restano l'unico filtro possibile; dopo la firma, invece, non c'è più nessuna scusa.
Cosa si misura? Non impressioni, ma parametri psicologici, culturali e comportamentali su una scala comune: la gestione della pressione, l'equanimità, l'apertura mentale, la disponibilità al feedback, l'orientamento al gruppo. Il blocco culturale, quello dell'openness, contiene proprio le dimensioni che armonizzano un gruppo e regolano i rapporti fra le persone, cioè come uno accoglie ciò che è diverso da sé, quanto si lascia cambiare da un ambiente nuovo, quanto spazio concede all'altro. Quello che si misura, poi, si può allenare, con training mirati sui parametri che non si allineano.
Un paragone aiuta. Quando un giocatore si fa male a una coscia, il preparatore se ne accorge a occhio, ma per capire l'entità del danno serve una risonanza, e dopo la risonanza serve un programma di riabilitazione deciso dal medico, non improvvisato. Con i dati psicometrici funziona allo stesso modo. Un giocatore che regge male la pressione, che perde il filo in certi momenti della partita, che si annebbia quando è stanco, che ha troppa foga, che non si integra nello spogliatoio o che gioca per sé e poco per la squadra ha l'equivalente di un infortunio. Se allenatore e staff ci lavorano a braccio, senza uno strumento di screening e senza sapere come si interviene su quel parametro, il risultato è una riabilitazione a intuito. Spesso, poi, il parametro scoperto non è quello che sembra: le evidenze raccontano storie diverse dall'intuito con una frequenza che dovrebbe preoccupare. Lo screening è la risonanza, il training specifico è la riabilitazione.
Al Milan di Krösche e Amorim servirebbe in tre punti, in ordine di valore.
Il primo è la relazione fra i due. Krösche e Amorim avranno impressioni l'uno dell'altro, ciascuno ne avrà della squadra, e lo stesso vale per i giocatori, verso entrambi e fra loro. Oggi queste impressioni restano implicite e si scaricano nei momenti peggiori: dopo una sconfitta, durante il mercato, in un'intervista. Rendere misurabili i profili delle persone in gioco, dirigente e allenatore compresi, vuol dire poter leggere una tensione prima che diventi una rottura e lavorarci con un metodo, invece che con una cena. Krösche ha perso un allenatore per un rapporto bloccato con la squadra e ne ha scelto uno sbagliando persona: non è un'ipotesi, è il caso d'uso.
Il secondo è l'integrazione. La curva dell'anno uno di adattamento è un costo che il Milan non può più permettersi per intero, perché un acquisto da 45 milioni che impiega una stagione a inserirsi è una stagione persa nella corsa al vertice. L'adattamento ha sempre una componente culturale, e misurarla all'arrivo, per poi accompagnarla, accorcia la curva. In un club che compra meno giocatori a prezzi più alti, ogni mese guadagnato vale direttamente.
Il terzo è la performance. Un modello che costruisce sotto pressione chiede ai giocatori di fare la scelta giusta proprio quando l'errore costa di più. La lucidità sotto pressione non è un talento fisso, è un parametro che si misura e si allena. Ridurre di qualche punto la percentuale di errore nel terzo difensivo vale, su una stagione, più di un acquisto di media fascia. Al Milan, poi, quel costo è amplificato da tutto ciò che a Francoforte non c'è: San Siro, la stampa, l'esposizione.
Un limite, sempre per onestà: nessuno strumento elimina il 20%. Lo rende visibile, confrontabile fra persone e lavorabile con i training. È esattamente quello che il dato ha fatto con l'80%, e su quello Krösche ha costruito una carriera.
Quello che resta difficile da spiegare è la sproporzione. Un settore che investe milioni in un centro sportivo, assume esperti del sonno e misura la velocità al decimo affida all'intuito di chi guarda un riscaldamento proprio l'area che decide le sue stagioni: la coesione, il rapporto fra chi comanda e chi esegue, la tenuta sotto pressione. Il calcio non è il solo. In moltissime aziende gli aspetti mentali, psicologici, comportamentali e culturali dei team si gestiscono a intuito, senza strumenti e senza le conoscenze per usarli, ed è lì che nascono i pasticci. Nel calcio i pasticci hanno un nome, si chiamano stagioni. Non è un difetto di Krösche, che almeno l'ha detto ad alta voce. È un difetto del settore.
COSA GLI VIENE CHIESTO
Tenere il metodo e cambiare la funzione obiettivo, cioè portare a Milano la pipeline, l'anticipo e la disciplina sui prezzi, rinunciando al riflesso della cessione come fine. Costruire con Amorim un sistema di governo che preveda l'errore e lo corregga in tempo, perché la leadership di un club di prima fascia si conquista con dieci correzioni giuste, più che con un mercato giusto. Trattare il 20% come ha trattato l'80%, con un metodo e non con un'impressione.
All'inizio ci chiedevamo se arriva l'uomo delle plusvalenze. Se ci riesce, Krösche non farà il Krösche, e il Milan avrà preso qualcosa di più raro del miglior direttore sportivo della Bundesliga: uno che ha accettato di cambiare mestiere.
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Il criterio che conta davvero:
Raggruppa i compiti per file toccati, non per argomento.
Due task sullo stesso tema ma su file diversi non condividono contesto utile.
Lo paghi e basta.
Quanti compiti si possono fare in una sessione di Claude Code prima che la qualità cali?
Nelle fonti ufficiali e negli studi un numero preciso non esiste.
Esiste però una regola pratica che funziona meglio. ⤵️
🤖 Made with AI
5/
La regola che uso:
Continuo solo se il prossimo compito tocca gli stessi file e il contesto è sotto i ~200k token.
Altrimenti scrivo 3-5 righe di aggiornamento nel file di stato e do /clear.
⤵️
4/
Con 50k token in contesto, la stessa richiesta costa circa 1 centesimo.
Sulla qualità: per Opus 5.5 Anthropic non ha pubblicato benchmark sul contesto lungo. Oltre qualche centinaio di migliaia di token non ci sono misure ufficiali.
⤵️
3/
Il dato che mi ha fatto cambiare abitudine.
Su Opus 5.5 un token letto dalla cache costa $0,20 per milione: un ventesimo dell’input normale.
Sembra poco. Ma con 400k token in contesto, ogni richiesta rilegge 400k token → circa 8 centesimi solo di cronologia.
⤵️
2/
Il dilemma è questo:
Riaprire una sessione con un file di stato, nel mio setup, costa circa 15-50k token.
Continuare all’infinito costa di più: a ogni richiesta il modello rilegge tutta la cronologia, anche quella che non serve più.
⤵️
La maggior parte delle persone e delle aziende usa l’AI in modo molto superficiale: chat generiche, riassunti, qualche bozza di testo, brainstorming spesso poco strutturati, immagini per qualche meme e altre cose relativamente ottimizzate.
Questo rappresenta davvero una percentuale minima del potenziale. Il vero valore emerge solo quando si applica un metodo, questo rappresenta una percentuale minima del potenziale.
Quando si possono lavorare obiettivi chiari, dati strutturati, workflow definiti, valutazione dei risultati, iterazione e integrazione nei processi reali, il non farlo mantiene sulla superficie.
Con il metodo si accede alla parte sommersa, ed è per questo che conviene impararlo prima dei tutorial su come fare questo o quest’altro, con code, codex o quello che volete voi.
🤖 Made with AI
Italy 🇮🇹 needs to enter Group 3 and start with training in order to position itself effectively in the markets of today and tomorrow.
It is the equivalent of a master’s degree that can now be pursued by combining theory and practice within the same learning process.
I arrived at this point driven by a desire for knowledge, evaluating one piece at a time and exploring how to turn theory into actual productivity.
Planning, methodology, quality, verification, and documentation are the foundations from which to begin the first stage of the training journey.
It is not so much about learning how to use the tools, but rather about developing the vision required to ensure that their use becomes productive and optimized.
Those who simply execute tasks will have fewer and fewer job opportunities, while opportunities will increasingly favor those who are capable of developing and writing well-structured plans.
Dusting off this tweet from April because this gap in shared understanding of LLM capability is *widening*. It's now less "two groups of people speaking past each other" and more a sharp funnel.
- Napkin math somewhere around 6B people (~75% of the population) have barely come in contact with LLMs at all.
- Around 1-2B (~20%) are casual and infrequent users of free-tier ChatGPT-like products. This group sees derpy chatbots and treats them a bit like a better Google search, a writing aid, or etc. Maybe an agent tries to book you a flight. I have non-tech friends who (reasonably, imo) say they have not much use for it at all. Even many professionals outside of math&code are in this tier. For example, execs and many other functions spend a lot of their time talking to other people, so while they understand what is happening intellectually, it is still second-hand and a bit abstract.
- Now we get to professional use of frontier-grade LLMs in math&code. Somewhere around 20M people (0.2%) see first-hand that large, complex projects that used to take them weeks/months can now be completed by agents with a prompt. Building apps, copying apps, translating apps, decompiling apps from binaries... This has all happened very quickly and recently - less than 1 year ago, I was writing code manually by hand, typing memorized computer code commands into a code editor character by character, occasionally pressing Tab to autocomplete a little chunk of code.
- And finally we get to the ~5,000 people (~0.00006%) with access to frontier-grade systems internally. The external world has seen the preview. It looks like swarms of thousands of agents collaborating over weeks on software mega projects: minting zero days, running cyber attacks and defenses at machine speeds, discovering new science, advancing the frontier of mathematics. Things that would have taken top professionals in the industry years of work. Meanwhile, human review and comprehension are starting to fall behind. For example, people are still involved in the "archeology" of the OpenAI-HF incident from many months ago. Mathematicians may be poring over the 722 manuscripts on frontier mathematics for a while.
The funnel is driven by a combination of factors:
1. The impact scales with ambition, problem size, and horizon. A question with a paragraph answer barely stresses the system. You need a reservoir of big, difficult problems that you really care about. This aspect drives the consumer / professional dimension of the funnel.
2. The jaggedness of the system (which I have written about a lot separately). Capability peaks in domains that are digital, verifiable and economically valuable. This is because LLM capability emerges from reinforcement learning on verifiable rewards on a curated environment mixture driven by revenue potential. This aspect primarily drives the area (e.g. math&code) dimension of the funnel.
3. Access. Free-tier, paid-tier, internal.
So this is the weirdness of the moment. The general public has mostly not interacted with these systems. When they have, it looks like a derpy chatbot. The majority of professionals still see only a modest uplift. And a small sliver of professionals are experiencing the vertigo of the curve going vertical. And it is all happening at the same time.
L’Italia 🇮🇹 ha necessità di entrare nel gruppo 3 e partire dalla formazione per posizionarsi nei mercati di oggi e di domani.
È l’equivalente di un master che oggi si può fare abbinando teoria e pratica nello stesso flusso di apprendimento.
Io ci sono arrivato per spirito di conoscenza, valutando un pezzo alla volta come implementare le cose dalla teoria alla produttività.
Progettualità, medoto, qualità, verifica e documentazione sono le basi dalle quali partire nella prima parte del percorso di formazione.
Non è tanto imparare ad utilizzare gli strumenti, quanto imparare ad avere la visione necessaria per far sì che l’utilizzo degli stessi diventi proficuo ed ottimizzato.
Gli esecutori di compiti avranno sempre meno opportunità lavorative a favore di chi sarà in grado di scrivere piani ben fatti.
Dusting off this tweet from April because this gap in shared understanding of LLM capability is *widening*. It's now less "two groups of people speaking past each other" and more a sharp funnel.
- Napkin math somewhere around 6B people (~75% of the population) have barely come in contact with LLMs at all.
- Around 1-2B (~20%) are casual and infrequent users of free-tier ChatGPT-like products. This group sees derpy chatbots and treats them a bit like a better Google search, a writing aid, or etc. Maybe an agent tries to book you a flight. I have non-tech friends who (reasonably, imo) say they have not much use for it at all. Even many professionals outside of math&code are in this tier. For example, execs and many other functions spend a lot of their time talking to other people, so while they understand what is happening intellectually, it is still second-hand and a bit abstract.
- Now we get to professional use of frontier-grade LLMs in math&code. Somewhere around 20M people (0.2%) see first-hand that large, complex projects that used to take them weeks/months can now be completed by agents with a prompt. Building apps, copying apps, translating apps, decompiling apps from binaries... This has all happened very quickly and recently - less than 1 year ago, I was writing code manually by hand, typing memorized computer code commands into a code editor character by character, occasionally pressing Tab to autocomplete a little chunk of code.
- And finally we get to the ~5,000 people (~0.00006%) with access to frontier-grade systems internally. The external world has seen the preview. It looks like swarms of thousands of agents collaborating over weeks on software mega projects: minting zero days, running cyber attacks and defenses at machine speeds, discovering new science, advancing the frontier of mathematics. Things that would have taken top professionals in the industry years of work. Meanwhile, human review and comprehension are starting to fall behind. For example, people are still involved in the "archeology" of the OpenAI-HF incident from many months ago. Mathematicians may be poring over the 722 manuscripts on frontier mathematics for a while.
The funnel is driven by a combination of factors:
1. The impact scales with ambition, problem size, and horizon. A question with a paragraph answer barely stresses the system. You need a reservoir of big, difficult problems that you really care about. This aspect drives the consumer / professional dimension of the funnel.
2. The jaggedness of the system (which I have written about a lot separately). Capability peaks in domains that are digital, verifiable and economically valuable. This is because LLM capability emerges from reinforcement learning on verifiable rewards on a curated environment mixture driven by revenue potential. This aspect primarily drives the area (e.g. math&code) dimension of the funnel.
3. Access. Free-tier, paid-tier, internal.
So this is the weirdness of the moment. The general public has mostly not interacted with these systems. When they have, it looks like a derpy chatbot. The majority of professionals still see only a modest uplift. And a small sliver of professionals are experiencing the vertigo of the curve going vertical. And it is all happening at the same time.









