Italiano 🎗️

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Joined June 2018
L’America non l’ha disprezzata. Se l’è presa. Voi l’Italia la disprezzate e vi prendete un marciapiede davanti alla stazione. Voi siete abituati a pensare che non vi succeda mai niente. Per questo siete prepotenti, maleducati, violenti: chi non paga mai il conto non ha motivo di fermarsi. Qualcuno ve l’ha insegnato. A Milano due ragazzi sono fuggiti per otto chilometri davanti ai carabinieri e uno ci ha lasciato la vita. Incredibilmente il consulente per la sicurezza del sindaco di sinistra ha spiegato che l’inseguimento non andava condotto così: c’era pur sempre una targa. Come se chi scappa all’alt lo facesse per farsi recapitare la multa a casa. È il buonismo che vi scusa sempre. Costa niente a chi lo pratica dal salotto, moltissimo a chi la notte deve decidere se inseguire. A voi ha insegnato una cosa sola: scappare conviene. Quel tempo sta finendo. Non è una minaccia, è una previsione. In mezza Europa chi ha giustificato tutto ha perso le elezioni. In Danimarca l stretta più dura l’hanno firmata i socialdemocratici. In Italia, da aprile, girare senza motivo con una lama di oltre 8 centimetri, costa fino a 3 anni di carcere. Chi ignora un secondo ordine di espulsione finisce diritto in un Cpr. Chi di voi il passaporto italiano non ce l’ha rischia di essere rimandato nel paese di suo padre. Un Paese che conosce dalle vacanze d’estate, dove lo chiamano “l’italiano”. Laggiù scoprirebbe cosa vuol dire davvero essere straniero. La sinistra che oggi vi difende non vi seguirà al Cpr. Il giorno dopo avrà già trovato un’altra causa. A chi è stato spedito. C’è poi in Italia chi non ha né padre né madre. Vi chiamano “minori non accompagnati”. Dichiarate di avere 17 anni, siete quasi tutti maschi e nessuno vi ha perso per strada. Vi hanno spedito. Vostro padre è rimasto al paese ad aspettare la rimessa di fine mese, mentre voi ripagate il debito del viaggio. Nessuno vi ha invitato, alla festa siete entrati dalla porta di servizio, con l’età scritta a matita. Gli imbucati ci sono sempre stati. Ma chi vuole restare cerca di farsi accettare. Troppi di voi hanno preso il centro della pista, rotto i bicchieri e preteso pure di cambiare il menù. Molti di voi sono spariti dalle comunità pochi giorni dopo l’arrivo, per lavorare in nero o per spacciare. In Italia il primo che vi accoglie davvero non è lo Stato. È la strada. Ma la strada non vi farà mai italiani. A 18 anni la protezione finisce, chi ha una condanna sulle spalle rischia di vedersi negare il permesso ed essere rispedito a casa. A quel punto la rimessa finisce. Insieme a tutto il resto, Alle madri … in arabo… Imparare l’italiano non significa rinunciare alla vostra lingua o alla vostra fede. Significa avere voce anche nel paese in cui crescono i vostri figli. Ora chiedete ai vostri figli di tradurre il seguito. La traduzione, con ogni probabilità, toccherà a vostra figlia. È lei che vi accompagna dal medico, che parla con la maestra al vostro posto. Ancora bambina, è già l’interprete della famiglia. Ed è lei che dovrà tradurvi la parte più scomoda. Voi non siete soltanto chiuse in casa. In molte famiglie siete voi a tenere in piedi il doppio binario. Al figlio maschio tutto è permesso. La figlia va sorvegliata, coperta, riportata a casa prima che faccia buio. Il figlio è spesso l’unico potere che avete. Lo crescete come un piccolo re e non gli dite mai di no. Un ragazzo che a casa non ha mai sentito un no lo sentirà la prima volta da un professore o da un carabiniere. È lo vivrà come un’offesa da vendicare. Guardate come va a finire. La figlia tenuta vicina studia, si diploma, trova un lavoro. Il figlio lasciato libero passa le serate con il branco. La libertà l’avete data al figlio sbagliato. Imparate l’italiano. Per voi, ma soprattutto per lui. Potete ripetergli le cose giuste in arabo quante volte volete: vostro figlio ormai pensa in italiano. Un giorno servirà una parola sola, detta nella lingua che lui capisce. Imparatela adesso: “Fermati”.
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👇👇👇👇👇👇👇👇👇👇👇👇 Roberto Riccardi Lettera aperta ai musulmani arrivati in Italia. Ai padri, alle madri e ai figli. Si può passare una vita in Italia senza mai entrarci. Una vita intera. Com'è possibile? Chiedetelo alla signora di Cadoneghe, nel Padovano: 15 anni nel nostro Paese, le carte in regola, la cerimonia pronta. Davanti al sindaco non è riuscita a pronunciare la formula del giuramento. Riesaminata, è stata bocciata di nuovo. Prima di lei, nel Bresciano, un'altra signora: 21 anni in Italia, non sapeva rispondere a "come ti chiami?". Il Comune offriva corsi d'italiano gratuiti. A quanto si legge, non ci ha mai messo piede. A sinistra qualcuno ha parlato di una donna indifesa. Indifesa lo è davvero. Ma non dal sindaco. Una donna che dopo decenni non sa dire il proprio nome nella lingua del Paese in cui vive raramente è pigra. Più spesso qualcuno ha deciso per lei che non le serviva. Ai padri Cominciamo da voi, che siete arrivati con la valigia. Nessuno vi chiede di smettere di pregare o di dimenticare da dove venite. Vi chiediamo una cosa sola: non trattare l'Italia come una dependance del Paese che avete lasciato. La regola della casa è una sola: vige la legge italiana. Qui la moglie non si ripudia con tre parole. Qui non esistono seconde mogli. Qui una figlia non si promette in sposa: chi costringe qualcuno a sposarsi finisce in carcere. La sharia potete tenerla nella preghiera, a tavola, nella coscienza. Quando pretende di entrare in Comune o nella vita di una figlia, smette di essere fede. Diventa reato. Il meccanismo lo conosciamo. Chi emigra teme di perdere i figli in un mondo che non capisce, così si chiude: la moschea, la macelleria halal, la parabola puntata sul telegiornale di casa. È una paura comprensibile. Ma diventa una prigione. E la prima a finirci dentro è la moglie. Ci abbiamo messo del nostro: il mediatore in ospedale, l'interprete in questura, il modulo tradotto in sei lingue. Volevamo aiutare. Abbiamo fabbricato una stampella che impedisce di camminare. Il guaio è che i vostri figli crescono dentro quella casa. Una casa in cui la madre non parla italiano è una casa in cui l'Italia non entra. Con la maestra non si parla, dal medico si va con l'interprete, la vicina di pianerottolo non sa nemmeno come si chiama. I figli ne escono ogni mattina per andare a scuola e ci rientrano ogni sera. Imparano presto la vostra stessa lezione: che in Italia si può stare senza farne parte. Voi l'avete vissuta in silenzio. Loro la vivono urlando. La Francia ci è passata prima di noi. Le rivolte delle banlieue non le hanno fatte i padri arrivati con la valigia. Le hanno fatte i figli nati a Parigi. Padri, i figli sono vostri. Non della scuola, non dei servizi sociali. Volete proteggerli? Mandate vostra moglie al corso d'italiano. Domani mattina. Chi chiude la moglie in casa le toglie la lingua. Ai figli Adesso parliamo con voi. Non con tutti. La gran parte dei ragazzi nati qui da genitori musulmani studia, lavora, gioca a calcetto con i nostri figli. C'è la ragazza col velo che si laurea in medicina e nessuno le chiede niente. Questa lettera non è per loro. È per quelli tra voi che girano in branco nelle stazioni, tuta griffata e borsello a tracolla, che si filmano col coltello per TikTok e insultano l'Italia con un accento bresciano o romano che li tradisce. Sputate sul nostro Paese indossando il marchio italiano più caro che trovate. Il branco vi dà quello che né la famiglia né la scuola vi hanno dato: un posto. Il trapper che canta la rapina è il padre che avreste voluto. Lo capiamo. Non lo giustifichiamo. Voi non siete ospiti. Siete nati qui, molti di voi hanno il passaporto italiano. Proprio per questo non avete scuse. C'è stato un altro figlio di immigrati, nato in California nel 1870 da genitori liguri. Lasciò la scuola a 13 anni, vendeva frutta e verdura. Nel 1904 aprì una banca in un ex saloon di San Francisco: diventò la Bank of America. Si chiamava Amadeo Giannini.
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BREAKING: Kaja Kallas treated a majority of UN votes as justification for a Nazi-style “final solution” to the Middle East conflict. The EU’s top diplomat says “consensus” requires Israel to empty Judea, Samaria and Jerusalem of Jews and hand the land to the death cult that carried out the October 7 massacre. She calls it international law. It is Hamas policy with a Brussels accent. Two states, in her mouth, means one Judenfrei Islamic state next to a bloodbath and graveyard after her “final solution.” A stack of 142 antisemitic, jihadist, communist and Marxist UN votes is not morality. It is a lynch mob with flags. They see no problem with a state cleaned of Jews. They only discover “law” when Jews refuse to disappear. Share this if you support Israel’s right to exist and defend itself. Share if you reject the consensus that voted to give more land to jihadists who swore to finish October 7 until there is no Israel and no Jews left.
🤖 Made with AI
Instead of fighting the jihadists, the EU’s Kaja Kallas is paving the road to the next October 7 massacre and selling it as a two-state solution. Listen to this Palestinian leader from Gaza. He openly vows to destroy Israel and wipe out its Jewish population. He says Palestinians will never accept two states. They will keep waging jihad, Islam’s holy war, until Israel is destroyed. He admits the real goal is Israel’s destruction, declares that “the slaughter of Jews is near,” and says Jews should look for a safe place in Hell or the Bermuda Triangle. That is what the clueless Kallas and the EU ignore while they push hate sanctions and strip Israel of the means to defend itself. They treat a UN stack of Arab-Islamic votes as a moral license to ethnically cleanse Jews from the Holy Land. Their consensus proves Europe is ruled by Nazi-style warmongers who see eye to eye with the Muslim world on the genocide of Jews as an expectable final solution. They want Israel to hand Judea, Samaria and Jerusalem to Hamas, emptied of Jews, and call it peace. This is not a secret. This is the entire “free Palestine” doctrine: the same ideology that carried out October 7 and still calls for the extermination of the Jewish people. When the EU advocates for “two states,” it is not chasing peace. It is advancing the jihadists’ war so they can finish the genocide they started on October 7. Share this. Expose the lie. If you stand with Israel please follow @LizaRosen0000 - @Michaeach3 - @YossiBenYakar - @koshercockney - @trishaposner - @SharonaMazalian - @AmalyaPharma - @d_white_rabbit - @AryasTakes - @avraham_nir - @geraldposner - @LeviSfari - @IsraelinEU - @Israel - @YairNetanyahu and @royalezioxx
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Lazzaro!!!
Flyglarm ljuder i Gaza och alla bärarna tar skydd och även den döde på båren flyr, för han vill ju inte dö på riktigt.
Readers added context they thought people might want to know
This video is from Jordan in March 2020, not Gaza. Young men staged a fake funeral to evade Covid lockdown rules. When a police siren sounded, they dropped the stretcher and ran — including the person pretending to be dead. x.com/thirionremi/st…
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fascismo neppure quando il fascismo sì è rivelato un muratore. Non potevano. Rinunciarvi significherebbe restare senza voce. C’è perfino il tocco surreale: nel post di scuse, Mazzeo se la prende con le “immagini false generate dall’intelligenza artificiale”. Ma nessuna intelligenza artificiale ha toccato quel muro. L’unica cosa artificiale, in tutta la vicenda, era l’interpretazione. E l’ha prodotta l’intelligenza (?) naturale di un partito che, prima ancor di guardare il muro, sa già cosa vuole vederci. Perché il fascismo non è un rischio che il PD teme. È una risorsa che amministra. Male, a volte. Scambiare una fascia per un fascio ha fatto ridere mezza Italia. Ma in fondo, che volete che sia. A farsi ridere dietro, i suoi esponenti ormai sono abituati.
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👇👇👇👇👇👇👇 Ho letto oggi sul Fatto Quotidiano, nella rubrica di Marco Travaglio "Ma mi faccia il piacere", un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata. Commentando l’articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che «Falcone non avrebbe cenato con Lavitola», Travaglio liquida la questione con una battuta: «Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti». È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano. Quando, nel 1991, Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al Ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via. Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato oltreché per timori delle loro connivenze anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia più difficile contro Cosa nostra. A delegittimarlo contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verità dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi. Giovanni non abbandonò la lotta alla mafia: la portò nel cuore dello Stato. Portò con sé l’esperienza enorme e la consapevolezza che, per sconfiggere Cosa nostra, non bastavano il coraggio e la capacità dei singoli magistrati: bisognava cambiare gli strumenti, le strutture e il modo stesso con cui lo Stato organizzava la propria risposta alla criminalità mafiosa. E i risultati di quei quindici mesi parlano più di qualsiasi polemica. Giovanni realizzò in maniera determinante la costruzione di una nuova architettura dell’antimafia italiana: la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, un più efficace coordinamento delle indagini e il rafforzamento degli strumenti legislativi contro la criminalità organizzata e della collaborazione con la giustizia. Quello che qualcuno oggi maldestramente tenta di rappresentare con una battuta come una vicinanza a un Governo fu, in realtà, uno dei periodi più importanti della sua vita istituzionale, un anno e mezzo o poco meno nel quale riuscì a trasformare anni di esperienza nella lotta alla mafia in strumenti concreti dello Stato contro Cosa nostra. Giovanni non apparteneva a un Governo. Non apparteneva a un partito, mentre oggi molti rincorrono seggi e poltrone. Non apparteneva a una parte politica. Giovanni Falcone apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani. Ed è proprio per questo che considero ancora più doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che più onorano l’Italia e se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa. ✍🏼 𝑴𝒂𝒓𝒊𝒂 𝑭𝒂𝒍𝒄𝒐𝒏𝒆
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Non posso rispondere direttamente a @pinapic Picierno, alla quale domando, come farei a Renzi: alle Politiche del 2027, cosa farà? Si alleerà con il cd. Campo Largo o correrà da sola (per poi magari entrare comunque in maggioranza in caso di vittoria)?
Grande spazio nei commenti oggi al flop della manifestazione di Napoli, di cui onestamente mi interessa poco. Mi interessa molto di più la mancanza di indignazione rispetto alle parole-gravissime e molto pericolose- che Giuseppe Conte ha scandito dal palco: la minaccia russa sarebbe una costruzione politica per giustificare il riarmo. Non è una sorpresa il putinismo di Conte, ma è una assoluta novità il fatto che queste affermazioni vengano fatte da un palco ufficiale del Campo Largo senza che questo generi una presa di distanza degli altri leader presenti. In tutta Europa affermazioni del genere causerebbero la reazione immediata dei leader democratici che ricorderebbero, immediatamente che per l’intelligence di mezzo mondo la Russia rappresenta una minaccia strategica concreta e di lungo periodo. A Napoli invece, ancora una volta, Schlein ha fatto finta di niente, e come sempre si finge morta. Riproporre fedelmente la narrazione del Cremlino è dunque una posizione tollerata dal Campo largo? Dovevano mostrarci l’alternativa e ci hanno mostrato ancora una volta che sono capaci di ingoiare tutto pur di tenere insieme i brandelli di una coalizione che non esiste e che è distante anni luce da posizioni europeiste e riformiste. Nessun imbarazzo del Pd, ma anche di tutti quelli che ci raccontano di voler fare la “gamba” riformista lì dentro? Io sono allibita e molto preoccupata: il silenzio di fronte ad affermazioni così gravi è complicità, cari amici. E allora io vi chiedo di indignarvi, di reagire, di prendere le distanze. La storia dei democratici italiani non merita questo epilogo. Di certo non chiamatelo mai più centrosinistra, il campo largo è strutturalmente e definitivamente altro.
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👏👏👏👏👏👏👏👏👏 Roberto Damico. La Pagina «L'Italia non conta nulla, a livello internazionale». Queste parole, ripetute come un mantra dall'opposizione italiana, sono interiorizzate dagli italiani a tal punto che, davvero, il grosso degli italiani ritiene di vivere in una sorta di repubblica delle banane senza peso. Ma la realtà è estremamente lontana da questa. L'Italia è un paese estremamente stimato, sia dal punto di vista economico che culturale, e centrale in molti ambiti mondiali. Intanto, bisogna sempre ricordare che all'Italia, insieme alla Grecia — ma in modo più marcato — è riconosciuto il ruolo di matrice dell'Occidente, e l'Italia è considerata erede di Roma (che sia corretto o meno, non è il punto). L'Italia poi, insieme al Giappone, è uno dei paesi col migliore soft power al mondo, e il nostro paese è considerato la terra di arte e cultura. È la terra del bel canto, del Rinascimento. Oggi l'italiano è la quarta lingua più studiata al mondo. È la terra della moda, del bel vivere, del design. Insomma, solo come immagine, l'Italia è assai più rilevante di altre nazioni — la Russia, per esempio — e rivaleggia con gli stessi Stati Uniti. Da un punto di vista economico, l'Italia ha l'industria manifatturiera maggiore in Europa dopo la Germania. Leonardo e tanta industria italiana sono eccellenza mondiale. Il settore agroalimentare è primato assoluto, con il Made in Italy che è marchio di qualità riconosciuto ovunque. Il turismo culturale genera flussi economici enormi, e le nostre città d'arte sono tra le più visitate al mondo. Il sistema bancario, per quanto criticato internamente, ha una solidità che molti paesi più grandi gli invidiano. Insomma, oggi l'Italia è una delle nazioni più rilevanti al mondo. E la sinistra dovrebbe smettere con la litania provinciale del «il nostro paese non conta nulla», perché, nella loro provincialità, la sinistra ci crede davvero e trasmette questo pregiudizio agli italiani. E chi si vede come perdente, agirà da perdente. Chi si racconta piccolo, resta piccolo. Chi si convince che il mondo non lo ascolta, smette di parlare. E smettendo di parlare, smette di esistere.
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✍🏻 Dror Eydar, ex-ambasciatore d’Israele in Italia in una lettera aperta agli italiani Ce la faremo senza di voi, ma voi non avete imparato dalla storia. Avete deciso di cessare la vostra attività economica con Israele, dopo oltre trent’anni di scambi commerciali a vostro completo vantaggio. A vostro dire, non siete disposti a mantenere contatti “con una nazione che agisce in modo disumano, adottando una politica militare che causa sofferenze di massa e uccisioni alla popolazione palestinese, al di là di qualsiasi standard di risposta proporzionata all’attacco subito il 7 ottobre”. Non potevate “restare indifferenti” di fronte a “violazioni dei diritti umani fondamentali” e pertanto avete scelto di “non essere complici del crimine” in un contesto “moralmente inaccettabile”. Durante il mio soggiorno in Italia, sono stato esposto a un fenomeno che ho definito “pigrizia intellettuale”, una sorta di riluttanza ad approfondire i fatti e a confrontarsi con la verità. Molti di coloro che conoscevo preferivano aggrapparsi ai propri pregiudizi e si accontentavano dell’industria cinematografica palestinese ( “Pallywood”) o delle notizie anti-israeliane sui media. Il mondo è pieno di conflitti militari e attacchi terroristici che non toccano minimamente il vostro senso di giustizia e la vostra moralità, e potreste avere relazioni commerciali ed economiche con alcuni di questi paesi. In Sudan, Congo, Etiopia, Nigeria, Somalia, Burkina Faso, Mali e Niger, e Mozambico, sono in corso conflitti militari di varia intensità, che finora hanno causato centinaia di migliaia di vittime e milioni di sfollati. In Afghanistan, migliaia di persone sono state uccise da quando i talebani hanno preso il potere, e in Yemen la guerra civile ha causato centinaia di migliaia di vittime, direttamente o a causa della fame e delle malattie. In Siria, centinaia di migliaia di persone sono state uccise e milioni sono state sfollate dalle loro case. Nella vostra Europa, decine di migliaia di persone sono state uccise nella guerra tra Russia e Ucraina e milioni sono state sfollate. In Sud America, centinaia di migliaia di persone vengono uccise a causa di conflitti legati alla droga e alla violenza. In questi luoghi e in altri paesi, decine di milioni di bambini sono esposti a violenza e sfruttamento sess^ale, malattie, malnutrizione e alla coscrizione nell’esercito in giovane età o in bande terroristiche e di narcotrafficanti. Avete verificato la situazione dei diritti umani lì? A proposito di diritti umani, commerciate con la Cina? È interessante notare che solo Israele riceve attenzione personale da parte vostra per le sue azioni. Secondo voi, Israele sta reagendo in modo sproporzionato agli eventi del 7 ottobre. Interessante. Qual è una risposta proporzionata alla decapitazione dei nostri figli? Come reagireste allo st^pro di massa delle vostre figlie fino a rompergli il bacino, per poi essere assassinate con un colpo alla nuca dagli st^pratori? Qual è lo standard per una risposta appropriata al legare genitori e figli e bruciarli vivi? Gli attivisti per la pace vivevano nei kibbutz e dedicavano la loro vita agli abitanti di Gaza. Portavano tecnologia e tubature dell’acqua e portavano i bambini di Gaza negli ospedali in Israele. I palestinesi li conoscevano bene. Non è servito a nulla: li hanno assassinati e derubati delle loro case, per poi bruciarli. Sapete qual è una risposta proporzionata al rapimento di oltre 250 israeliani? Come si misura un orrore come l’omicidio dei bambini della famiglia Bibas, dopo il loro rapimento, strangolandoli con le mani? Provate a immaginare che siano i vostri figli, e poi parlate di una risposta sproporzionata. Vi dirò cos’è sproporzionato: la vostra ipocrisia; va oltre ogni capacità di contenimento. Qual è una risposta proporzionata a una società che ha dichiarato un impegno totale verso due principi: la distruzione dello Stato di Israele e l’uccisione degli ebrei ovunque si trovino? Questo è quanto scritto nello Statuto di Hamas che abbiamo tradotto in italiano quando ero ambasciatore. Questo documento fondamentale è simile nello spirito a un altro documento scritto circa cento anni fa in tedesco. Infatti, nelle stanze dei bambini di Gaza, sono stati trovati libri del “Mein Kampf” tradotti in arabo come materiale scolastico. Accettereste di vivere con i vostri figli a due chilometri da un’entità nazista la cui ragion d’essere è lo sterminio degli ebrei? Una società che usa ospedali e asili come base per l’omicidio di ebrei ha il diritto di esistere? Gli abitanti di Gaza hanno usato i miliardi di euro che avete donato non per migliorare la vita dei loro abitanti, ma per scavare una rete di tunnel più grande della metropolitana di New York, il cui scopo è lo sterminio degli ebrei. Durante il periodo nazista c’erano i tedeschi che nascondevano gli ebrei, e nell’Italia fascista gli italiani salvavano le famiglie ebree (ho avuto il privilegio di conferire le medaglie di “Giusto tra le Nazioni” ai loro discendenti come ambasciatore). Perché, allora, un solo palestinese a Gaza non ha agito per salvare gli ostaggi? In ogni caso non c’è stato nessuno che abbia davvero condannato il massacro senza un “ma” e una strizzatina d’occhio. Non c’era un solo uomo giusto in questa “Sodoma”. Fornireste carburante, cibo ed elettricità alla popolazione nazista? Israele lo fa, prolungando così la guerra, perché le forniture rafforzano Hamas. Ma vi lamentate delle “violazioni dei diritti umani”. L’uso politico perverso dei “diritti umani” contro di noi è ben noto: tutti gli esseri umani hanno dei diritti, tranne gli ebrei, che ogni volta che combattono i loro nemici, gli antisemiti cercano di fermarli. I palestinesi sono solo una scusa. Dopotutto, non vi interessano i bambini della Siria o dello Yemen, e lì non ci sono aiuti umanitari, come Israele fornisce ai suoi nemici. Noi in Israele stiamo combattendo non solo per noi stessi, ma per l’intero mondo libero. Sì, anche per voi, sebbene siate ingrati, perché abbiamo una responsabilità nei confronti della civiltà occidentale, che abbiamo contribuito a costruire negli ultimi duemila anni. Israele è in prima linea nella campagna globale. Non a caso i nemici dell’Occidente ci attaccano. Anche l’Italia è odiata da loro, soprattutto alla luce del fatto che ospitate la capitale della cristianità mondiale. Hanno dichiarato apertamente che Roma è l’obiettivo finale della conquista musulmana dell’Europa. Ce la faremo senza di voi, ma la lettera che avete inviato dopo decenni di amicizia, a causa della vostra resa alla falsa propaganda dei vostri nemici (non solo i nostri), dimostra che avete dimenticato le lezioni della storia. Siamo qui per ricordarvelo.
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Ogni tanto va ripostata: ricordiamoci sempre chi è e cosa dice Marco Travaglio. Non facciamogli il favore di dimenticarlo.
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NORDIO VS BETTINI Bettini, 18 giugno 2025 sul Foglio: "Ritengo che la separazione delle carriere nella magistratura possa rappresentare un passo importante, persino doveroso, nella direzione di una maggiore terzietà del giudice" Bettini, 26 settembre 2025 al congresso delle Camere penali: "Se la separazione delle carriere è un segnale verso la terzietà del giudizio per me ben venga" Bettini, 19 gennaio 2026 a Radio24: "Mi sono espresso più volte a favore della separazione delle carriere. La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni. Non posso sostenere una contrapposizione così pesante alla sinistra, alle forze democratiche e al Pd, partito che ho contributo a fondare e dentro il quale milito con convinzione. E il mio voto a ciò sarà conseguente" Nordio, 19 marzo 2026: "Bettini, uno dei fondatori del Pd, è il nostro migliore sponsor: ha detto che questa riforma gli piace ma voterà No per dare una spallata al governo Meloni”. Bettini, 19 marzo 2026: "Sono per il No sia nel merito che per il contesto. Non ho mai pronunciato le frasi che Nordio mi attribuisce". Nordio, 19 marzo 2026: "Capisco che il povero Bettini sia stato costretto all’autocritica, nella migliore tradizione dei processi stalinisti, da Koniev a Kamenev a Bucharin. Ma non siamo più nell’URSS, dove i libri erano stampati a fogli mobili, che si sostituivano per modificare il passato. Le sue parole sulla riforma rimangono e la sua retromarcia mi suscita una tenera pietà"
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FAKEROOM, PIU’ CHE DATAROOM. Oggi Gabanelli sul @Corriere si improvvisa esperta della riforma costituzionale che sarà oggetto di referendum ma finisce per snocciolare una serie di bufale e notizie fuorvianti da far impallidire. Cito le principali: 1) Sulla separazione delle carriere: “Oggi un pm può diventare giudice e viceversa soltanto una volta e cambiando regione, la media dei trasferimenti è una trentina l’anno”. Di nuovo si fa confusione tra separazione delle carriere e separazione delle funzioni per trasmettere il messaggio che la riforma in realtà ha un altro intento (quello di ridurre l’indipendenza dei magistrati). Ma il passaggio tra una funziona e l’altra non ha nulla a che vedere con la separazione delle carriere: pm e giudici oggi rispondono a un unico organo di governo autonomo (il Csm) che decide su tutti gli aspetti delle loro carriere (promozioni, trasferimenti, nomine ecc.) e che è composto sia pm che da giudici, secondo una commistione illogica e assurda che ha ovvie conseguenze. 2) “Per il No i giudici non sono accondiscendenti ai pm, tant’è che le assoluzioni ci sono nel 30% dei casi con punte del 50%”. Dato fuorviante: il punto non è mai stato il tasso di assoluzione in dibattimento, bensì la tendenza del giudice ad appiattirsi alle tesi dell’accusa soprattutto nella fase delle indagini. Recenti statistiche del Ministero della Giustizia dimostrano come le richieste avanzate dai pm durante le indagini (come le intercettazioni) vengono accolte con un tasso di oltre il 90% da parte dei gip. 3) “Con un Consiglio tutto dei pm il rischio è che venga tenuta in piedi l’accusa a tutti i costi, mentre oggi devono cercare le prove anche a favore dell’imputato”. Falso. La riforma non cancella l’articolo 358 del codice di procedura penale, secondo cui il pm deve svolgere anche indagini su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini. 4) “Con due Csm i costi passano da 50 a 100 milioni di euro l’anno”. Falso. Non essendo ancora stato stabilito dalla legge ordinaria il numero dei componenti dei due futuri Csm è impossibile calcolarne il costo. 5) “I laici saranno sorteggiati dal Parlamento in un elenco di giuristi scelto dalla maggioranza”. Falso. Sarà la legge attuativa a stabilire il quorum richiesto al Parlamento per stilare l’elenco dei giuristi dal quale saranno poi estratti a sorte i membri laici dei Csm. La maggioranza quindi non è ancora stata stabilita, ma secondo la dottrina costituzionalistica più autorevole il quorum non potrà essere la maggioranza semplice: trattandosi di un organo di garanzia (come il Csm) dovrà essere richiesta una maggioranza qualificata, che implica il coinvolgimento delle opposizioni. 6) “Per il Sì bisogna togliere la sezione disciplinare al Csm perché troppo indulgente e affidare la funzione a un’Alta Corte. Per il No parlano i numeri: in 15 anni su 1.399 processi disciplinari ci sono state ben 644 condanne”. Falso. Qui non si comprende veramente da dove siano stati presi questi numeri. Secondo i dati forniti dalla procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare, dal 2015 al 2025, quindi in 11 anni, i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati sono stati 1.443 e le condanne 382, quindi il 26% (anziché 46% come riferito da Gabanelli). Senza dimenticare che oltre il 90% degli esposti viene archiviato ancor prima di arrivare a un vero procedimento disciplinare (e senza considerare che nella stragrande maggioranza dei casi la "condanna" irrogata è costituita da sanzioni che non impediscono al magistrato di proseguire la sua attività). 7) “Inoltre è pericoloso, perché il sanzionato non potrà più come oggi fare ricorso in Cassazione, ma soltanto davanti alla stessa Alta Corte”. Falso. Data la natura di sentenza pronunciata dall’Alta Corte non può ritenersi abrogata la possibilità di impugnare il provvedimento in Cassazione per violazione di legge. 8) “Il dato certo, per voce degli stessi promotori della riforma, è che non c’entra nulla con l’efficienza della giustizia e la separazione delle carriere non renderà i processi più veloci. Come dire: i problemi nostri restano tali e quali”. Cara Gabanelli, siamo di fronte a una riforma dell’ordinamento, non a una riforma del processo penale o civile, quindi appare surreale contestare il mancato miglioramento dell’efficienza della giustizia. Per quanto riguarda “i problemi nostri” direi che non restano affatto “tali e quali”: se non avremo una giustizia più rapida avremo sicuramente una giustizia migliore. La riforma rende pienamente terzo e imparziale il giudice e lo libera da qualsiasi contaminazione con il pm: il giudice non nascerà nella stessa ‘culla’ del pm, non farà lo stesso concorso, non si formerà insieme a lui, non si scambierà più i giudizi di professionalità, sarà più libero di decidere secondo scienza e coscienza. Con la separazione delle carriere avremo un giudice che mette sullo stesso piano le prove dell’accusa con le prove della difesa, come prevede esattamente l’articolo 111 della Costituzione, che sancisce la parità fra le parti. E' dunque ragionevole aspettarsi una riduzione dei casi di ingiusta detenzione e di errori giudiziario. No, direi proprio che “i problemi nostri” non resteranno “tali e quali”, anzi… Ma con la diffusione di queste bufale la vittoria del Sì è ancora più in salita.
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🧵 Piccolo servizio pubblico.   Come riconoscere i profili fake e i bot su X, quelli che esistono solo per inquinare le conversazioni e generare engagement artificiale. Un decalogo pratico, con istruzioni per verificare in dieci secondi se chi vi provoca è una persona reale o un account costruito a tavolino.   1. La data di creazione non torna. Cliccate sul profilo, guardate quando è stato creato. Un account del 2016 con 40 follower e migliaia di post è un account dormiente riattivato. Nessuno sta su un social per otto anni senza costruire nemmeno una piccola rete. Sotto il nome trovate la data “Iscritto a…” con mese e anno. Controllate sempre.   2. Il rapporto follower/following è rovesciato. Seguono 3.000 persone, li seguono in 47. Significa che nessuno li trova interessanti, eppure sono ovunque a commentare. Un utente reale che partecipa a conversazioni pubbliche qualche follower lo accumula, è inevitabile.   3. La bio dice tutto e niente. O è vuota, o è una sequenza di parole chiave e bandiere: “Patriota 🇮🇹 | Libero pensatore | Contro il sistema”. Nessun riferimento a una città, un lavoro, un interesse specifico. Un essere umano reale scrive cose tipo “Ingegnere a Brescia, tifoso del Milan, papà di due figli”.   4. La foto profilo non è una foto. Un paesaggio, un leone, una bandiera, un avatar. Oppure una faccia troppo perfetta (occhi simmetrici, sfondo innaturale, orecchini diversi tra loro). Verifica rapida: salvate l’immagine e cercatela su Google Immagini o TinEye. Se esce da siti stock o da altri profili, avete la risposta.   5. Il tono è sempre lo stesso: aggressione. Scorrete le ultime 20 risposte del profilo. Se sono tutte polemiche, tutte provocazioni, tutte con lo stesso schema (insulto + slogan + provocazione finale), non è un essere umano con una brutta giornata. È un pattern. Un utente reale ogni tanto parla del tempo, del calcio, di un film. Questi no, mai.   6. Commentano con una velocità impossibile. Un post viene pubblicato e dopo trenta secondi il commento polemico è già lì. Nessuno vive incollato al feed di uno sconosciuto in attesa di reagire. Confrontate l’orario del post con quello del commento: spesso sono distanziati di pochi secondi.   7. Non producono nulla di originale. Andate sul profilo, guardate la sezione “Post”. Se è un muro di risposte e retweet senza un solo pensiero autonomo, senza una foto personale, senza un “oggi piove e sono incazzato”, è un account che esiste solo per interagire con i contenuti degli altri. Non ha vita propria.   8. Ripetono le stesse frasi identiche. Questo è il segnale più forte. Se sotto un post trovate tre profili diversi che usano la stessa espressione (“svegliati”, “informati”, “pecorone”), spesso con gli stessi errori di punteggiatura, non è una coincidenza. Sono account coordinati che lavorano dallo stesso copione.   9. Non hanno relazioni. Scorrete le loro interazioni: nessun amico che risponde, nessuno scambio affettuoso, nessun “auguri!”, nessun commento su una foto di vacanza. Solo conflitto. Solo polemica. Sempre. Un essere umano reale ha almeno una conversazione normale nel feed.   10. La regola d’oro. Se un profilo vi fa venire voglia di rispondere con rabbia, fermatevi. Controllate i segnali di questa lista. Se ne trovate tre o più, bloccate senza rispondere. Non limitatevi al blocco: segnalate agli altri nella conversazione che è un profilo fake, così lo bloccano anche loro. Questi account hanno un costo per chi li gestisce: creazione, mantenimento, riattivazione. Più persone li bloccano, più velocemente diventano inutili e vanno sostituiti. Il blocco collettivo e silenzioso è l’unica cosa che li rende antieconomici.   Condividete questo post. Fate girare. 🔄
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Roberto Riccardi IO NON CAPISCO. Non comprendo come la sinistra possa scegliere sistematicamente il peggio. La sinistra italiana è cresciuta combattendo l'oscurantismo religioso. La religione come oppio dei popoli, la Chiesa come strumento di oppressione, il Vaticano come nemico della modernità. Decenni di battaglie per il divorzio, l'aborto, la laicità dello Stato, la liberazione della donna dal giogo patriarcale cattolico. Quella tradizione dovrebbe essere nel DNA di chi oggi siede nei banchi del Pd, di AVS, del Movimento 5 Stelle. Poi però è arrivato l'interesse per il mondo islamico. In vero, una passione totalizzante, di quelle che ti stordiscono e ti tolgono la lucidità mentale. È l'unica spiegazione possibile per valutare la cecità verso la teocrazia iraniana. Un regime che impicca le donne, giustizia gli omosessuali, frusta le ragazzine per un velo fuori posto. L'oscurantismo clericale elevato al cubo. E gli eredi di quella tradizione laica non solo hanno taciuto per decenni: si sono angosciati quando qualcuno ha iniziato ad abbatterlo, perché l'islamismo politico è l'alleato ideale: anti-occidentale, anti-americano, anti-israeliano. NON COMPRENDO come sia possibile che non abbiano capito che è un errore di valutazione catastrofico e la storia lo dimostra, se solo la studiassero. Nel 1979 i comunisti iraniani del Tudeh aiutarono Khomeini a prendere il potere. Nel 1983 Khomeini li mise fuori legge. Nel 1988 li massacrò: migliaia di prigionieri politici impiccati nelle carceri, sepolti senza nome nelle fosse comuni di Khavaran. L'islamismo politico usa gli utili idioti e poi li liquida. Lo ha sempre fatto. Lo schema si ripete identico: Hamas sostenuta in nome della "resistenza". Maduro difeso mentre il suo popolo fugge a milioni. Houellebecq lo scrisse nel 2015 in "Sottomissione". Lo trattarono da paranoico. Oggi il suo romanzo è cronaca. NON COMPRENDO come si possa votare NO alle proprie idee. Il 22 e 23 marzo gli italiani si esprimeranno sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il Pd grida all'attentato. Peccato che sia un'idea loro. La propose D'Alema nel 1997. La votò il congresso del Pd nel 2019 come "ineludibile". Debora Serracchiani firmò quella mozione. Nel 2025 ha dichiarato che "non l'ha mai convinta". Il Pd non contesta il merito: contesta la firma. Se la riforma portasse il timbro del centrosinistra, sarebbe una conquista storica. Porta quello di Meloni, quindi è un colpo di Stato. NON COMPRENDO come si possa negare ciò che ogni cittadino vede. Le borseggiatrici che entrano ed escono dal tribunale come da un tornello. Gli spacciatori in strada prima degli agenti che li hanno arrestati. Le case occupate da abusivi che il proprietario non può riprendere perché il diritto dell'occupante prevale su quello di chi paga il mutuo. La violenza è sempre "provocata", mai commessa. Il criminale non è mai colpevole: è il sistema che lo ha prodotto. NON COMPRENDO la dedizione allo sciacallaggio. A Torino, il 31 gennaio, il corteo per Askatasuna è degenerato in guerriglia: un poliziotto preso a martellate, centootto agenti feriti, una troupe Rai aggredita. Gli arrestati scarcerati in pochi giorni. Un deputato di Alleanza Verdi Sinistra era in piazza. Nessuna condanna senza "ma". Protestano contro la durezza della polizia, poi chiedono la testa di Piantedosi perché non ha garantito la sicurezza. Centootto feriti, e il colpevole è il ministro. Crosetto va a Dubai a trovare i familiari, l'Iran lancia missili sugli Emirati, e il problema non sono i missili: è il ministro che ha osato visitare i parenti. Pretendono le sue dimissioni immediate. Non hanno un programma, non hanno un candidato, non hanno una linea su nulla. Ma hanno un riflesso condizionato: qualcuno si dimetta, qualcuno venga a riferire. Per la Groenlandia, per il maltempo, per i sassi dell'Adige. È l'unica frase che sanno pronunciare all'unisono. NON COMPRENDO come possano essere sempre preoccupati, sempre scandalizzati, sempre offesi, sempre minacciati. Piagnoni di professione. Per qualsiasi provvedimento del governo sventolano l'accusa di "fascismo". Ogni legge votata dal Parlamento diventa una "deriva autoritaria". Ogni statistica scomoda è "clima d'odio". Poi arriva un regime che massacra il proprio popolo, e le parole finiscono. Niente "fascismo", niente "derive". Solo "complessità geopolitica". NON COMPRENDO come si possa bloccare tutto e poi lamentarsi che l'Italia è ferma. Il Ponte sullo Stretto: crimine ambientale. L'alta velocità: scempio del territorio. I rigassificatori: veleno. Trent'anni di No e di ricorsi al Tar. E gli stessi che hanno bloccato tutto hanno governato per anni senza passare dalle urne, senza riformare la giustizia, senza risolvere l'immigrazione, senza mettere in sicurezza le periferie, senza stabilire il valore minimo orario del lavoro. Ogni problema ignorato da loro quando erano al governo, oggi diventa urgentissimo dai banchi dell'opposizione. NON COMPRENDO la necessità di distorcere il linguaggio. A Bologna un ambulatorio ginecologico è diventato ambulatorio per "persone con capacità gestante". Perché la parola "donna" offende qualcuno. Lo stesso Comune ha prodotto un manuale di 59 pagine per vietare "fratellanza" e imporre lo schwa. L'immigrazione incontrollata diventa "accoglienza", i clandestini "migranti", gli irregolari "persone in transito". Il delinquente diventa "ragazzo in difficoltà", chi ruba è "persona fragile", chi occupa è "vittima del disagio sociale". Non descrivono la realtà: la sostituiscono. O FORSE COMPRENDO FIN TROPPO BENE. Non è incompetenza. È metodo. È una classe politica che vive di opposizione perché non sa governare. Che ha bisogno di un nemico perché non ha un progetto. Che preferisce avere torto con i tiranni piuttosto che ammettere che il proprio avversario ha ragione. I comunisti iraniani del Tudeh fecero la stessa scelta. Finirono a Khavaran. Chi si illude di cavalcare il fanatismo finisce sempre sotto i suoi zoccoli.
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ATTENZIONE! Vi prego di non seguire la notizia [falsa] della scuola a Minab che sarebbe stata colpita da un missile durante gli attacchi aerei israelo-americani e che avrebbe provocato decine di studenti morti. È FALSO! Fate circolare, per favore, anche sui media televisivi in #Italia che seguono troppo le veline del regime. Ebbene, il video che circola in rete non riprende la scuola di Minab. La scuola di Minab era un noto scudo umano perché attorno ad essa era stata costruita una base navale dei guardiani della rivoluzione sul viale Rasalat, vicino alla Brigata Asaf. La base navale è stata colpita, ma non la scuola. Aggiornamenti a breve... @RadioRadicale #Iran #Turchia
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Greek MEP Afroditi Latinopoulou has just stunned the entire EU parliament: “It is our sacred duty to help cleanse Gaza of Hamas. If Israel falls, the gates of hell will open for all of us. PALESTINIAN STATE DOES NOT EXIST.” Share if you agree!
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