Alessandro Laghezza retweeted
Caro @marcotravaglio, questa è una di quelle occasioni - purtroppo sempre più frequenti - nelle quali credo che tu abbia passato il segno.
Passi pure il tuo giornalismo militante contro l'Occidente libero nel quale puoi impunemente scrivere menzogne a favore di una dittatura straniera, senza che nessuno te ne chieda conto. Passi anche il tuo sorrisetto beffardo e saccente col quale spacci le tue opinioni per nuove verità. Quello che non è poissibile accettare è che nei tuoi profondi inchini nei confronti del regime mafioso di Mosca, nell’abisso morale e deontologico dal quale divulghi quella che consideri “informazione”, tu trascini il sistema di regole che tutela la libertà e il diritto alla vita, legittimando gli istinti peggiori della setta di odiatori che ti applaude.
Nel tuo editoriale di oggi definisci l'attacco al treno ucraino al confine con la Polonia come un "normale atto di guerra contro consiglieri e spioni che aiutano militarmente Kiev". E, aggiungi che, "se poi i consiglieri militari vanno a Kiev per aiutarla ad attaccare la Russia, sono legittimi bersagli e il minimo che possa accadere è che rischino la pelle". Racconti quindi ai tuoi lettori che è normale e ovvio che continuino a piovere droni russi sul territorio ucraino e ad ammazzare gente, senza nemmeno più nemmeno un cenno di condanna verso un regime aggressore, invasore e assassino.
Sul treno che per te meritava di essere attaccato c'erano però solo civili (206, per la precisione) e anche qualora ci fossero stati a bordo funzionari occidentali (che erano in realtà su un altro mezzo), non sarebbe cambiato molto, visto che erano anche loro praticamente tutti civili ed un eventuale attacco diretto avrebbe messo a rischio anche tutti gli altri civili presenti sullo stesso convoglio. A dire che è ignobile e illegale non sono io ma le convenzioni internazionali, che si applicano anche alla tua amata Russia e, ti sorprenderà, persino ai tuoi editoriali del cazzo.
Come è potuto succedere che il giornalista che si ergeva contro la collusione tra politica e mafia, abbia iniziato a sostenere il più mafioso tra i regimi del mondo e a giustificare i suoi omnicidi?
Non c'è più nulla di sano nel tuo modo di approcciare alla questione ucraina. Non c'è più nulla di umano in te. Vuoi la distruzione di un intero popolo che per puro accanimento ideologico per te è diventato un nemico. Vuoi la disintegrazione del nostro sistema di libertà.
Vorrei poterti dire che mi fai schifo. Ma la verità è ormai che provo solo inifinita pena nel vedere che tu ti debba guadagnare da vivere sciorinando quotidiane offese contro chiunque difenda libertà e democrazia, esaltando ciminali, sterminatori, dittatori e corrotti di ogni dove e dovendo ogni giorno superare te stesso nel mentire ed offendere il nostro lavoro e la nostra patria.
Con profonda e sincera disistima.
Alessandro Laghezza retweeted
"repetita iuvant"
ITALIANI, I MIGLIORI.
Dell’Ing. Marco Pianigiani (ingegnere navale, La Spezia)
Sono in Norvegia, in fondo ad un fiordo del cazzo, privo di qualsiasi attrattiva naturalistica, se non fosse perché il termine villaggio è completamente diverso dalla nostra tradizione mediterranea e dalla nostra percezione semantica; un territorio di 1410 km quadrati con una popolazione di 1147 abitanti, come capirò in seguito, uguale ad altri mille, ovvero una impalpabile spolverata di case lontane una dalle altre.
Nella lunga notte invernale, queste case sono rintracciabili, ai bordi dell’unica strada che circumnaviga il fiordo, perché hanno delle abat-jour, delle luci, delle candele finte alle finestre prive di scuri, sempre accese notte e giorno.
Questo lontananza abitativa delle persone, è rappresentativa della densità dei sudditi del regno, più grande dell’Italia ma con soli cinque milioni di abitanti.
La prima caratteristica di questo popolo, che salta all’occhio dello straniero, è la presunzione di superiorità, evidente effetto della mancanza di abitudine alla convivenza che inevitabilmente porta al confronto con gli altri e ad una reale consapevolezza di sé come individui e come popolo.
I Norvegesi disprezzano gli Svedesi, figuriamoci gli Italiani, ma come sono finito in questo posto?
Lavoro in un grande gruppo cantieristico italiano e sono in una squadra che deve consegnare una nave rompighiaccio per ricerca oceanografica ad un armatore norvegese presso il cantiere che si trova in fondo a questo fiordo del cazzo.
E questo posto improvvisamente si è trasformato in un laboratorio antropologico, dove ho capito fino in fondo perché noi Italiani siamo amati individualmente ma odiati come popolo; guardo gli operai norvegesi sono esteticamente impeccabili, tuta mai scolorita, scarponi, casco, occhiali protettivi, cuffie antirumore, ma tecnicamente incapaci per fare un lavoro banale serve un quaderno di istruzioni.
Poiché con gli operai norvegesi non riuscivo a completare gli ultimi lavori per la consegna della nave, ho dovuto richiamare la mia squadra italiana che è formata da un gruppo di napoletani; una mattina si sono presentati in cantiere in otto; chi già con addosso gli abiti da lavoro, chi con un sacchetto del Conad con dentro una tuta che ha visto mille lavaggi; il loro capetto si chiama Maurizio, come dice lui “coming from Torre Annunziata”.
Lo guardo e gli chiedo: “Dove sono i cassoni degli attrezzi e del materiale?”
“Boss mi hai chiamato ieri l’altro sera, secondo te in 24 ore oltre a trovare un volo ed un albergo cosa posso fare di più?”
“Secondo te, con che cazzo lo facciamo il lavoro?”
“Sono le 8 del mattino, in portineria mi hanno detto di andare tutti insieme al corso della sicurezza di questi mammalucchi e poi mi organizzo”
sto per inveire tutti suoi avi quando mi dice: “Prima che tu cominci a gridare nel telefono aspetta mezzogiorno che ti do un ritorno”
“Se non mi arriva il ritorno sicuramente ti arriverà una flangia cieca DN300 in piena fronte”.
Arrivò mezzogiorno, e passò; mezzogiorno e mezzo, niente; all’una arriva Maurizio, prima che potessi offenderlo come sempre mi anticipò: “Già che c’ero sono andato a mangiare, poi ho trovato il magazzino del materiale, ho visto che c’è quasi tutto quello che mi serve e mi sono messo d’accordo con Alf”
“e chi è Alf?”
“Il magazziniere, è nu bravo guaglione”
“Ma Alf parla inglese?”
“No, ma quando mai! e poi io non parlo inglese”
“Chissà che cazzo avrà capito!”
“Ho trovato anche il magazzino degli attrezzi, è a disposizione di tutti, inoltre i polacchi mi prestano il banco, la saldatrice, il cannello, la piegatubi, e la torcia per il TIG”
“e le fasce di sollevamento?”
“Sono d’accordo con il gruista dopo le tre si ferma e mi fa gli imbarchi; domani sera ti chiudo il primo impianto”.
Maurizio non è mai stato in questo cantiere, non è mai stato in Norvegia, ma è laureato in sopravvivenza alla facoltà di Castellammare di Stabia, guardo lui e guardo i suoi uomini guizzare come delfini intorno ai norvegesi che sembrano un branco di acciughe stordite.
Ecco perché questo popolo è odiato, perché è più intelligente.
Alessandro Laghezza retweeted
Oggi la domanda sorge spontanea. Storicamente nessun presidente USA ha mai avuto il potere di sovvertire una politica estera.
Può interpretarla, adattarla e anche indirizzarla, ma non sovvertirla. Questo perché la politica estera affonda le proprie radici in una tradizione storica, in assetti sul campo, in una visione. Deve anche essere in qualche modo continuativa tra le amministrazioni così che il paese possa essere ritenuto affidabile per gli accordi a lunga gittata.
Quello che è stato demonizzato come il “deep state” è in realtà un apparato di professionisti e figure istituzionali non affiliate che garantisce quella continuità.
Questo perché in una democrazia, lo stato e la sua difesa e continuità vengono prima prima dei leader che sono lì per guidare non imporre e certamente non per sovvertire.
È chiaro che Project 2025 mira a distruggere quell’apparato. E così facendo, demolire le fondamenta della democrazia, ovvero la separazione dei poteri concedendo all’amministrazione in carica anche la libertà di sovvertire e mettere il leader davanti allo stato e non al servizio dello stato.
Il fatto che l’apparato statunitense non reagisca ad una virata in politica estera di queste proporzioni, lascia intuire che Project 2025, che prevedeva questo smantellamento in 180 giorni, sia in realtà in fase già avanzata in soli 30.
Non so come finirà questa storia a cui stiamo assistendo ma personalmente li ritengo gli eventi più drammatici a cui abbia mai assistito.
Alessandro Laghezza retweeted
Powerful speech of @DavidLammy of the UK at UNSC on Ukraine: “Vladimir Putin
When you fire missiles into Ukraine hospitals.
We know who you are.
When you send mercenaries into African countries.
We know who you are.
When you murder opponents in European cities.
We know who you are.
Your invasion is about your own interests. Yours alone.
To expand your mafia state into a mafia empire.
An empire built on corruption.
Robbing from the Russian people as well as Ukraine.
An empire built on crushing dissent.
Courageous opponents like Navalny.
An empire built on lies.”
Bravo @BWoodward_UN
Alessandro Laghezza retweeted
Oggettivamente la domanda è lecita: se i Paesi alleati avessero difeso attivamente l’Ucraina nello stesso modo in cui l’hanno fatto stanotte con Israele quante morti ucraine si sarebbero potute evitare? (Almeno fornite sistemi di difesa aerea se non volete farlo voi)
Alessandro Laghezza retweeted
Le lacrime lancinanti di questo pompiere ucraino che accorre a una chiamata e trova il padre morto fra le macerie del bombardamento dei putinisti a Kharkiv ricadano sui politici ignavi di Europa e USA.
Alessandro Laghezza retweeted
#Escalation. Il Cremlino non si è mai preoccupato di evitarla. Scaraventa sull’Ucraina qualsiasi cosa sia in grado di esplodere, ha più volte violato i cieli NATO con i suoi missili, attraverso i media ufficiali promette sfracelli nucleari. Lo fa perché è certo che una aggressione occidentale non ci sarà mai. Agitare lo spettro dell’escalation ha probabilmente un unico scopo: spaventare le opinioni pubbliche europee e privare così Kyiv degli armamenti necessari a resistere. Allo stesso modo, denunciare la minaccia esistenziale rappresentata dall’allargamento della NATO, è stato funzionale a giustificare l’invasione. – at Ukraine
Spero che almeno Putin paghi Santoro. Perché se lo fa gratis…non e’ solo in malafede, e’ anche pazzo.
Alessandro Laghezza retweeted
This night, Russia launched over 60 "Shahed" drones and nearly 90 missiles of various types at Ukraine. The world sees the Russian terrorists' targets as clearly as possible: power plants and energy supply lines, a hydroelectric dam, ordinary residential buildings, and even a trolleybus. Russia is at war with people's everyday lives. My condolences to the loved ones of those killed by this terror.
In all of the cities affected by the attack, the necessary services have already been deployed. Rescuers, power engineers, regional and local authorities, police and utility services are helping people. Nobody will be left without assistance. Electrical power is being restored. Recovery in Kharkiv and its region, Zaporizhzhia, Sumy, Poltava, Dnipro, Odesa, Khmelnytskyi and its region, Vinnytsia, and Ivano-Frankivsk has begun as of last night.
Russian missiles have no delays, unlike aid packages for Ukraine. "Shahed" drones have no indecision, unlike some politicians. It is critical to understand the cost of delays and postponed decisions.
Patriot systems must protect Kharkiv and Zaporizhzhia; air defense is required to protect people, infrastructure, homes, and dams. Our partners know exactly what is needed. They can definitely support us. These are necessary decisions. Life must be protected from these savages from Moscow.
Alessandro Laghezza retweeted
35% in Virginia
23% in North Carolina
24% in Maine
33% in Colorado
28% in Minnesota.
I voti di Haley stanotte negli stati contendibili a novembre, gli unici che contavano.
Traduzione: Trump è fottuto.
Alessandro Laghezza retweeted
Oggi Stati Uniti d’Europa vogliono dire una sola cosa: munizioni per gli ucraini. Se non fermiamo Putin non ci sarà alcuna Europa da unire.
Alessandro Laghezza retweeted
La pace secondo Putin. Bakhmut, una città fantasma. (Foto di Oleg Lyrie) #Ukraine
Alessandro Laghezza retweeted
On 30 November, Ukraine's President Volodymyr Zelenskyy toured a Kharkiv subway station, where a school was established underground. Watch a schoolboy's amazed reaction to Zelenskyy's unexpected visit!
📹t.me/gruntmedia/39990
Alessandro Laghezza retweeted
Russian troops shot 9 people in their house, including these two angels, Anastasia and Mykyta, because the family refused to hand their house over to Kadyrov’s soldiers last night.
The family celebrated the birthday of their grandma. Some guests stayed in their house. Nobody survived.
📍 Volnovakha, Donetsk region
Alessandro Laghezza retweeted
Uno dei più clamorosi fallimenti di Netanyahu è stato e
blandire Putin, non aderire alle sanzioni occidentali, restare nella zona grigia tra Russia e Ucraina.
Israele viene ricambiato ora con il sostegno palese, ideologico e pratico, del regime di Mosca a Hamas.
Alessandro Laghezza retweeted
There are innocent people all over the world who hope because of our nation, who believe in a better life because of us, and who are desperate to not be forgotten by us.
Time is of the essence – I know we have our divisions at home.
We have to get past them.
Alessandro Laghezza retweeted
“Negli ultimi due decenni è diventato di moda prendersela con l’egemonia americana, parlare derisoriamente dell’eccezionalismo americano, ridicolizzare la funzione autoproclamata dall’America di ‘polizia mondiale’ e aspirare a un mondo multipolare. Bene, congratulazioni: ora quel mondo ce l’abbiamo. Dite voi se è migliore dell’altro”. Sono parole di Noah Smith, da un testo di Substack, citate finalmente anche sul New York Times da un analista, David Leonhardt, di parte liberal. (…) Il Demente Collettivo è convinto che la colpa sia degli americani, dei neoliberisti, del capitalismo, della globalizzazione dei mercati, del passato coloniale europeo, dell’imperialismo americano (mai esistito), della guerra in Iraq o in Afghanistan, della risposta all’11 settembre che ora torna in forme nuove, e naturalmente del sionismo, dei governi israeliani, dell’occupazione e dell’estremismo parolaio dei sostenitori della colonizzazione in Cisgiordania, la colpa è di tutto e di tutti tranne che dell’Occidente, che ha rinunciato all’unica logica possibile, quella di riscrivere nel segno della democrazia e della libertà, del nation building contro il dilagare degli stati canaglia, la mappa mondiale”.
Giuliano Ferrara @ferrarailgrasso su @ilfoglio_it



























