Firenze, Toscana
Joined March 2010
Le immagini dal drone delle decine di tir, camion e trattori fermi vicino al casello autostradale di Candela, lungo l'A16, dove è in corso da giorni un presidio di autotrasportatori e agricoltori contro il caro carburante.
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Ormai il disegno è palese: distruggere le più importanti eredità della vittoria alleata sul nazifascismo. Tra queste, la giustizia penale internazionale: una conquista di valore universale, nata a Norimberga e approdata alla Corte penale internazionale. È un grottesco rovesciamento della storia che Israele commenti il Nobel a Navi Pillay dichiarando: «Joseph Goebbels sta applaudendo dall’inferno». Se qualcuno merita quell’applauso, sono proprio coloro che vogliono demolire la giustizia penale internazionale. Non chi chiede conto dei crimini, ma chi pretende l’impunità per i criminali di guerra. Altro che difesa della memoria: sembra la vendetta dei condannati di Norimberga contro i principi che li portarono alla sbarra. È un’ulteriore conferma: la distruzione dell’ordine giuridico internazionale non è il punto d’arrivo. È il punto di partenza. Il bersaglio finale è la democrazia. Prima si delegittimano i tribunali e infine si pretende che la volontà di chi comanda sostituisca la legge. E l’annuncio dell’esecuzione per fucilazione, trasmessa in diretta streaming, dell’autore della strage di Fort Hood porta questa logica fino all’orrore: trasformare la morte in spettacolo, la pena in esibizione di forza, lo Stato in un palcoscenico di vendetta. Non stanno soltanto attaccando la giustizia internazionale. Stanno smantellando anche i principi dello Stato di diritto dentro i confini nazionali. La barbarie non viene più nascosta: viene rivendicata, messa in scena e offerta al pubblico come prova di potere assoluto.
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ARMI NEI PORTI TOSCANI, MOZIONE AVS PER CHIEDERE TRASPARENZA #Armi nei porti della #Toscana, mozione #Avs per chiedere trasparenza. Lorenzo Falchi: "Il nostro territorio non può e non deve diventare un corridoio per il trasporto delle armi" quinewsvaldicornia.it/amp/pi…
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Il leader Israeliano BENNETT ACCUSA IL RABBINO LANDO DI ANTISEMITISMO: IL DISSENSO VIENE MARCHIATO COME ODIO Il rabbino Dov Lando ha 96 anni. In un’intervista televisiva ha dichiarato: «È possibile, senza uno Stato, vivere bene con gli arabi. Andava piuttosto bene quando gli arabi erano al potere. Era la situazione migliore». Ha accusato il sionismo di aver «fatto sì che gli arabi ci odiassero» e di aver provocato «disastri fisici, non solo spirituali». Ha definito i sionisti «ladri». Le reazioni sono state feroci. L’ex premier israeliano Naftali Bennett ha bollato il rabbino come «l’incarnazione dell’antisionismo». Yair Lapid ha definito le sue dichiarazioni «una vergogna per ogni ebreo». Ma è Bennett a compiere il salto più grave: trasformare una posizione antisionista in un’accusa di antisemitismo. Non confutare la critica del rabbino, ma screditarlo con un marchio infamante. Non rispondere al dissenso, ma delegittimare chi lo esprime. Per i leader israeliani e loro propagandisti criticare il sionismo e il colonialismo violento israeliano equivale a odiare gli ebrei in quanto ebrei. Ed ecco il paradosso: un rabbino di 96 anni, un leader spirituale ebreo, viene accusato di antisemitismo perché si pronuncia contro il sionismo. L’accusa di «antisemitismo» viene così usata per mettere a tacere ogni critica. Diventa un’etichetta da appiccicare a chi denuncia i crimini e la carneficina commessi da Israele: un’arma con cui zittire e criminalizzare qualsiasi critica.
בושה וחרפה. האמירות של הרב לנדו הן אנטישמיות, הן אנטי-ציוניות, נגד צה"ל, וסמוטריץ' ונתניהו מגבים אותו ומעבירים לו ולחברים שלו עשרות מיליארדי שקלים. זאת הממשלה היום של נתניהו, וזאת הממשלה שהוא עוד פעם רוצה להקים. האמירות של הרב לנדו נגד חללי הציונות הדתית שנפלו כדי להציל את כולנו הן בושה וחרפה. הרי בלעדיהם, האויבים שלנו היו שוחטים את כולנו, כולל תלמידי הישיבה של הרב לנדאו. אנחנו נשים לבזיון הזה סוף. מי שמשתמט לא יקבל שקל ממדינת ישראל. לא ציוני - לא על חשבוני.
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L’ex vicepresidente del Parlamento israeliano, Moshe Feiglin, sostiene che la morale ebraica imponga di “spazzare via” Gaza, annettere la Cisgiordania occupata e cacciare il popolo palestinese dalle loro terre. Alla domanda: «È un punto di vista ebraico voler spazzare via tutta Gaza e annettere la Cisgiordania?», Feiglin risponde senza esitazioni: «Al cento per cento». E NON si ferma lì. Per Feiglin, tutti i palestinesi di Gaza - compresi i bambini appena nati - sarebbero “il nemico”, non soltanto Hamas. «Ogni bambino, ogni neonato a Gaza è un nemico», ha dichiarato esplicitamente lo scorso anno. «Il nemico non è Hamas». Condannare questo incitamento allo sterminio, denunciare chi predica l’espulsione collettiva, la pulizia etnica, la distruzione di una popolazione e la disumanizzazione dei bambini, NON è antisemitismo. È il minimo dovere morale di chi rifiuta il genocidio coloniale e le barbarie e la carneficina in corso contro i civili. Eppure, i propagandisti filo genocidio israeliano e sostenitori dell’impunità, cercano di rovesciare la realtà: pretendono di presentarci come “vittime” coloro che hanno ucciso Hind Rajab sotto una pioggia di proiettili - 335 - mentre dipingono come “estremisti” gli umanisti, i medici, i giuristi e tutti coloro che chiedono semplicemente una cosa: fermare il massacro, proteggere i bambini, porre fine al genocidio. Non si può accettare questa inversione morale. Non si può normalizzare la propaganda israeliana che definisce “nemico” un neonato.
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The most immoral army. The army of the deranged ones. Committing the monstrosity of the century. Every day, new brushes of horror.
Prof. Nick Maynard in Gaza says Israeli soldiers not only deliberately shoot children, they likely agree among each other to target different body parts on different days. Just for laughs. One day the doc see shot off ears, next day noses, then hands, other days genitals, etc etc
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This is terrorism. Jewish Israeli settlers routinely burn hundreds of olive groves across the occupied West Bank—a calculated campaign to drive Palestinians from the land of our ancestors. It is an assault not only on property, but on identity, memory, and survival. An olive tree takes years to grow. For Palestinians, it is sacred heritage: a living link to generations who planted, cultivated, and depended on this land. My father planted hundreds of olive trees. That is why it is so jarring to watch settlers torch these sacred trees and poison fertile soil, while Western leaders repeat the propaganda that Israel “made the desert bloom.” Palestinians have cultivated this land for centuries. Destroying its ancient olive groves is an attempt to destroy the people rooted in them.
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Lo Stato di Israele nacque nel 1948 non da un consenso pacifico, ma da guerra, terrore e dispossessamento. Il piano di partizione ONU del 1947 assegnò il 56% della terra a una minoranza ebraica che ne possedeva meno del 7%. I palestinesi, due terzi della popolazione, rifiutarono un piano che li rendeva minoranza nel proprio paese. Le organizzazioni sioniste avevano già discusso il “trasferimento” della popolazione araba come soluzione demografica. Nella fase di guerra civile Irgun e Lehi usarono attentati e massacri per seminare paura. L’attentato all’Hotel King David e altri attacchi miravano a destabilizzare il mandato e intimidire gli arabi. Il massacro di Deir Yassin del 9 aprile 1948, con oltre cento civili uccisi, fu propagandato per provocare la fuga. Villaggi interi si svuotarono dopo che la notizia si sparse. Il Piano Dalet dell’Haganah prevedeva distruzione di villaggi ed espulsione dalle zone da assicurare. Gli storici israeliani della nuova storiografia hanno mostrato che la maggior parte dei 750.000 profughi fu cacciata o fuggì sotto pressione militare. Non fu un esodo spontaneo, come recitava per decenni la narrativa ufficiale. Oltre quattrocento villaggi furono svuotati e in gran parte rasi al suolo per impedire il ritorno. L’operazione corrisponde alla definizione di pulizia etnica: rimuovere una popolazione per creare maggioranza demografica altrui. Un paese la cui nascita richiede lo sradicamento della maggioranza indigena non ha la stessa legittimità di uno Stato sorto senza dispossessamento di massa. Il diritto internazionale del dopoguerra condannava i trasferimenti forzati di popolazione. La Risoluzione 194 affermò il diritto al ritorno dei profughi, diritto mai applicato. L’occupazione del 1967 e la colonizzazione hanno aggravato l’ingiustizia originaria. Lo Stato emerso da questi eventi si fonda su un peccato originale di appropriazione. La legittimità non deriva solo dal riconoscimento diplomatico, ma dal modo in cui lo Stato è stato costituito. Quando la costituzione avviene tramite terrore ed espulsione, il fondamento morale e giuridico è compromesso. Documenti sionisti dell’epoca parlano apertamente della necessità di “liberare” la terra. I leader discutevano il trasferimento come risposta al “problema” demografico arabo. La guerra del 1948 non fu difensiva: servì ad allargare i confini oltre il piano ONU. Alla fine Israele controllava il 78% della Palestina mandataria. I palestinesi rimasti furono sottoposti a governo militare fino al 1966. Le proprietà dei profughi furono confiscate e riassegnate. Questo processo di presa della terra e della casa altrui è l’atto fondativo reale. Nessun altro Stato contemporaneo è nato in modo così diretto dalla cancellazione di una società preesistente. Il confronto con altri casi di pulizia etnica del Novecento rende chiara la natura dell’evento. La memoria selettiva che ricorda solo una tragedia e omette l’altra distorce la storia. Un paese che pretenda legittimità dovrebbe confrontarsi con il proprio passato, non mitizzarlo. Finché il ritorno è negato e i profughi restano in campi, l’ingiustizia costitutiva resta aperta. La legittimità non è un dato eterno: può essere contestata quando poggia su un crimine non riparato. Il terrore del 1947-48 non fu incidente, ma strumento di ingegneria demografica. Le milizie che lo praticarono divennero esercito e istituzioni dello Stato. Esiste continuità tra l’atto fondativo e le pratiche successive di occupazione e insediamento. Per queste ragioni un paese fondato sul terrore e sulla pulizia etnica non è pienamente legittimo. La legittimità esige giustizia per le vittime dell’atto costitutivo. Senza riconoscimento del torto originario e senza riparazione, lo Stato resta gravato da un vizio di origine. La documentazione storica non lascia spazio a versioni edulcorate di quella fondazione.
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For the second year in a row, Trump has shut the UN’s doors to the 90-year-old president of Palestine. Mahmoud Abbas had to address the world through a screen. Meanwhile, Netanyahu, a fugitive from an International Criminal Court arrest warrant for war crimes and crimes against humanity, walked into the General Assembly and got a podium. The US bans the head of the occupied people and gives the stage to a war criminal. Revolting complicity.
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בגלל העניין והחשיבות הציבורית אני ורחלי החלטנו ביחד עם הגרדיאן שהסרט נז״א יהיה נגיש באינטרנט בחינם, ללא הגבלת זמן, כדי שכל אדם יוכל לצפות בו ובעדויות החיילים. זה יקרה בעוד כמה שבועות, בנובמבר, במועד הכי מוקדם שהצלחנו לקבוע. עד אז פנינו לבתי קולנוע בישראל והצענו להם את הסרט ללא עלות, בתקווה שיוקרן בארץ כבר עכשיו, במקביל להפצתו בבתי קולנוע בעולם. הצגתו תהיה החלטה אמיצה אל מול אלימות גדולה שמכוונת להסתרתו. אני יודע שיש ביקוש אדיר לצפות בסרט ואני מקווה שבאופן הזה כולם בקרוב יוכלו לראות אותו: בין אם בבתי הקולנוע ובין אם באינטרנט בעוד כמה שבועות. הרבה דברים לא נכונים נאמרו עלינו ועל הסרט בשבוע החולף. הסרט מבוסס על תחקיר עיתונאי מקיף של שלוש שנים והפרטים בו מאומתים ומוצלבים. הוא ידבר בעד עצמו והאמת סופה להתבהר. עשינו את הסרט כדי לעורר דיון ציבורי לגבי המעשים של הממשלה בעזה, ההרג של יותר מ73,000 בני אדם, רובם אזרחים, הנרמול של מלחמת השמדה, של התפיסה ש״אין בלתי מעורבים״. עשרים וארבעה חיילים וחיילות עשו צעד ודיברו מול מצלמה על מה שחברה שלמה לא רוצה לדבר עליו. ההכרה בזוועות בעזה לא מפחיתה לרגע מהטבח הנפשע של השבעה באוקטובר, שחמאס אחראי עליו, שחיילים מדברים עליו בסרט, ושאין לו שום הצדקה. להפך. הרי ההתעלמות ממה שקורה בעזה היא מהגורמים שסללו את הדרך לשבת הנוראה ההיא. וההתעלמות הזו נמשכת. עיתונות היא לא בגידה. ביקורת היא לא בגידה. זו חובה של כל אזרח שממשלתו מבצעת פשעים לדעת ושל כל חייל שהיה עד להם לספר. מסתובבים כאן אלפי חיילים כאלה, שיצפו בסרט ויזהו את מה שמתואר בו באופן אישי: את ההרג של אנשים לא חמושים שחוצים קו מדומיין, את אישורי הנז״א במאות, את התקיפות המערכתיות בבתי משפחות, את השריפה וההשמדה הפיזית של עזה, רצח וירי על אנשים רעבים במרכזי מזון ופשעים נוספים שאין להם הצדקה. גם אם זה מפחיד, זו חובתכם למצוא את הדרך להעיד על מה שראיתם. יגידו לכם שכדאי להסתיר את האמת למען הסברה בחו״ל, אבל זה קשקוש. שם יודעים כבר הכל. פשעים לא מסבירים אלא עוצרים. הסתרת האמת קודם כל מרעילה את החברה שלנו ומעל הכל מאפשרת לפגיעה בבני אדם בעזה להימשך. ובנימה אישית: אני כותב על מדיניות האש של הצבא בעזה בעברית ב״שיחה מקומית״ כבר שלוש שנים. התחקירים זכו להתעלמות בישראל. עכשיו בפעם הראשונה משהו נסדק במסך ההתעלמות - וזה דבר חיובי. זה דבר בריא. כן, זה מגיע עם מחיר אישי גדול. היה שבוע קשה. אבל בתוכו גם יש המון תמיכה, והרבה נדיבות. מה שבטוח: האיומים לא יעזרו. זה לא מרתיע אותנו. אני ורחלי נחזור לארץ ונמשיך להיאבק על עתיד המקום הזה ביחד עם שותפים רבים.
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Ieri sera ho finalmente visto Palestina 36 al cinema. È un film storico estremamente accurato, nitido, semplice ma con tantissimi messaggi lanciati a chi è in grado di coglierli e riferimenti al presente. La grande rivolta palestinese del 1936 è presentata sottolineando, scena dopo scena, i suoi aspetti più significativi: quello sindacale, quello militare, l’unità tra cristiani e musulmani, l’identità nazionale palestinese, la questione di classe, i traditori. Vediamo inoltre in tutta la sua evidenza il sovrapporsi dei due tipi di colonialismo che hanno violato la Palestina. Da un lato il dominio coloniale inglese, con il suo sfruttamento economico e la sua repressione; dall’altro, sullo sfondo, il colonialismo di insediamento sionista, già peraltro anch’esso violento e omicida, in un’epoca in cui il dramma dell’Olocausto nazista - divenuto oggi la scusa dei sionisti per giustificare ogni disumana nefandezza commessa ai danni dei palestinesi - doveva ancora avvenire. I due colonialismi sono connaturati e legati tra loro: il primo favorì attivamente il secondo, il secondo trasse a piene mani dai metodi del primo (si pensi ai metodi di tortura). Il vero protagonista del film è però un concetto, il concetto di resistenza. Resiste chi sciopera; resiste chi si prende cura della sua terra; resiste chi scrive; resiste chi prega; resiste chi combatte; resiste chi spara; resiste chi ama; resiste chi cura; resiste chi si vendica; resiste chi crede con fede incrollabile che “si vince poi alla fine”. E a proposito di resistenza, anzi, di Resistenza, vi è una fugace frase, in un momento altamente tragico del film, che vale la pena di essere sottolineata, e che forse pochi hanno notato. Un personaggio anziano, affrontando con impressionante coraggio e fermezza la fine imminente, esclama, come ultime parole: “Come dice Al Qassam, è meglio morire da martiri!”. Izz Al-Din Al Qassam era stato ucciso dagli inglesi nel 1935, l’anno prima della rivolta; la sua vicenda è considerata una ragione decisiva per lo scoppio del 1936. Era il leader della resistenza araba contro i due colonialismi; un testimone che è stato raccolto decennio dopo decennio fino ad arrivare ad oggi, da chi ha preso il suo nome. Tanti personaggi, anche famosi, hanno promosso questo film; quanti però, mi chiedo, sono in grado di rifuggire l’odiosa ipocrisia di chi condanna la Resistenza palestinese di oggi, celebrando quella di ieri? Questo film raffigura la Resistenza di 90 anni fa; forse il tempo passato la diluisce? La rende meno spaventosa? Innocua? Al Qassam visse un secolo fa, ma Al Qassam, con lo stesso nome, è vivo anche oggi. Il nemico si è fatto più spietato e disumano, l’intero mondo cospira contro la Palestina e la sua Resistenza, e c’è chi ha il coraggio di condannarla? No, è inaccettabile. Palestina 36 ci mostra che nonostante le sconfitte, i tradimenti, i martiri, la forza del nemico, la resistenza della Palestina contro questo inconcepibile Male è un fenomeno in costante rinnovamento che non avrà mai fine e la sua legittimità è assoluta per chi ha nel cuore la libertà e soprattutto la giustizia.
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Prima partita in UWCL, prima vittoria ⭐️🖤💙 Non potevamo iniziare meglio 🔥
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Italy: please dont accept to become a vacation site for possible war criminals. #Toscana #Tuscany Israelis who stand against Apartheid should feel welcome everywhere. Those who took part in the genocide should be brought to justice everywhere.
🚨🇮🇹 The #HindRajabFoundation has filed a criminal complaint in Italy against Israeli Soldier Yonatan Chalich over over his involvement in the attack on Al-Shifa Hospital, the burning of the Haj Hamdi Harzallah mosque, and the destruction of Palestine Square in Gaza City. Chalich is currently on vacation in Tuscany. ➡️ More → bit.ly/4h27OiC
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Sempre più persone nel mondo provano grande rabbia per la carneficina sistematica dei bambini innocenti palestinesi e il GENOCIDIO israeliano in corso in Palestina. Fare confusione , per ignoranza o per dolo, tra il sionismo genocida della destra israeliana , che è un ideologia politica, e l’antisemitismo, che è l’odio verso gli ebrei - tra l'altro tipico della destra occidentale, che è al contrario della sinistra, contro tutte le minoranze - è operazione pericolosa. Serve a chi la promuove per giustificare i crimini del governo Netanyahu e a criminalizzare la critica legittima contro Israele. Ma ingenera poi una confusione tra "ebrei" e israeliani" che non si risolve certo zittendo le critiche ai secondi e che invece mette in pericolo i primi. Se si vuole veramente estiunguere le fiamme dell'antisemtismo, occorre andare a spengere la fonte principale che adesso lo alimenta. Fare la lotta all'antisemtismo come non ci fosse Netanyahu e combattere Netanyahu come non ci fosse la lotta all'antisemitismo. Unire le due cose aiuta sia Netanyahu sia il divampare dell'incendio.
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Walter Samuel 🇦🇷
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Una folla di israeliani si è radunata davanti alla casa dei genitori della regista di NAZA, scandendo: «PENA DI MORTE PER I TRADITORI». Stanno apertamente invocando di linciare e uccidere i due registi/ giornalisti israeliani. Israele ha ucciso 300 giornalisti palestinesi per aver denunciato crimini barbarici a Gaza ed ha assassinato l’ex primo ministro Rabin per aver tentato una soluzione politica. E ora la vita di due registi israeliani è in grave pericolo…per aver documentato le confessioni di 24 soldati israeliani che hanno raccontato come hanno sterminato intere famiglie e migliaia di civili innocenti a Gaza. Gli israeliani andrebbero anche deradicalizzati, oltre che boicottati e sanzionati.
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An Israeli mob has gathered outside the home of a NAZA filmmaker’s parents, chanting: “Death penalty for traitors.” This is an explicit call for execution, delivered to a family’s doorstep. Israel killed hundreds of Palestinian journalists for revealing barbaric crimes, and murdered ex-PM Rabin for having the audacity to pursue a political solution…and now the lives of two Israeli film makers is in jeopardy….for documenting the confessions of 24 Israeli soldiers, sharing how they killed entire families & thousands of innocent civilians, in Gaza. The truth hurts, especially when it can’t be censored.
Protestors tonight gathered outside the home of the parents of Rachel Szor, in the affluent town of Savyon, (when she is not there, she is abroad) one the directors of the NAZA movie and are terrorizing them and counter-demonstrators by calling for their death. This is what fascism looks like.
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The #GENOCIDE has not stopped. There was never a ceasefire, only the propaganda of one. Children are still being slaughtered by American-made bombs. Those who survive the blasts are left beneath the rubble, still alive, as the ruins become their graves. The ceasefire Israel signed included a commitment to allow thousands of mobile homes and caravans into Gaza, along with the heavy machinery needed to clear the rubble and shelter millions of displaced civilians. They were the bare minimum needed to keep civilians alive. Yet Israel continues to block that lifesaving shelter and equipment, leaving desperate families with nowhere safe to go. They seek refuge in damaged buildings that collapse on them.
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Da 1070 giorni nelle carceri israeliane si tortura sistematicamente: uomini, donne, bambini. Arriverà il giorno in cui il negatori del genocidio dovranno per forza leggere per intero cosa Israele ha ordinato, e cosa il mondo gli ha lasciato fare. Grazie @fattoquotidiano.
L'architettura di un sistema costruito sulla disumanizzazione.  Un regime di terrore psicologico progettato per spezzare i corpi e privare un popolo della propria dignità. Dal 5 settembre arriva per la prima volta in italiano l’inchiesta presentata al Consiglio Diritti Umani dell’ONU da Francesca Albanese, Relatrice Speciale per i territori palestinesi occupati. "TORTURA E GENOCIDIO" documenta l’uso sistematico degli abusi, le pratiche detentive e non detentive, la distruzione dei mezzi di sussistenza e il terrore psicologico inflitto a uomini, donne e bambini. Un documento fondamentale per comprendere la realtà dei fatti oltre la propaganda. 📍 DISPONIBILE SOLO IN EDICOLA con Il Fatto Quotidiano
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NAZA: Smascherare la macchina di morte israeliana a Gaza. È la conferma che i massacri di civili palestinesi da parte di Israele erano parte integrante di una strategia deliberata del genocidio coloniale per sterminare il popolo palestinese. I registi del documentario scrivono: «La conclusione che traiamo dalle testimonianze dei soldati e degli ufficiali israeliani è chiara: la carneficina dei civili palestinesi a Gaza non è stato un “tragico effetto collaterale” di una guerra contro Hamas, come viene comunemente descritta in Israele, ma un atto premeditato, calcolato e intenzionale».
“The conclusion that we draw from the testimonies is clear: The mass killing of Palestinian civilians in Gaza was not a ‘tragic byproduct’ of a war against Hamas, as it is commonly portrayed in Israel, but a premeditated, calculated, and intentional act.” 972mag.com/naza-exposing-isr…
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