Fabio Matteuzzi retweeted
PRIMA DI DIRE “MANDIAMOLI A CASA”, PROVA A SOSTITUIRLI.
Facciamo un esperimento.
Domani mattina spariscono dagli ospedali, dalle RSA e dalle case di riposo tutti i lavoratori stranieri.
Medici. Infermieri. OSS. Badanti.
Chi copre i turni?
Chi assiste i nostri anziani?
Chi entra in reparto alle 6 di mattina?
Chi fa le notti?
Chi si occupa di una persona non autosufficiente quando i figli devono lavorare?
Qualche numero.
🇮🇹 IN ITALIA
Sono 45.433 gli infermieri nati all'estero iscritti all'Albo nazionale FNOPI al 30 settembre 2025.
Per i medici, una stima pubblicata da FNOMCeO indica circa 19.000 medici di origine straniera in Italia.
E poi c'è il gigantesco esercito invisibile della cura domestica.
Tra chi lavora nelle famiglie — soprattutto badanti e collaboratori domestici — il 64,3% è straniero.
Quindi la domanda è semplice:
SE DOMANI LI MANDASSIMO TUTTI A CASA, CHI LI SOSTITUIREBBE?
Perché puoi fare tutti gli slogan che vuoi.
Puoi dire “prima gli italiani”.
Puoi dire “basta immigrati”.
Puoi promettere rimpatri.
Ma quando arriva la notte e tua madre ha bisogno di assistenza…
chi le cambia il pannolone?
Quando il reparto è sotto organico…
chi fa il turno?
Quando l'ospedale cerca infermieri e non ne trova abbastanza…
chi entra in corsia?
La realtà è molto meno ideologica degli slogan.
UNA PARTE DELLA NOSTRA SANITÀ E DEL NOSTRO SISTEMA DI CURA È GIÀ TENUTA IN PIEDI ANCHE DA PERSONE ARRIVATE DA ALTRI PAESI.
E non sono “ospiti”.
Sono lavoratori.
Pagano affitti, tasse e contributi.
Fanno turni.
Assistono i nostri genitori.
Curano i nostri malati.
Possiamo discutere di immigrazione.
Possiamo discutere di regole, ingressi, cittadinanza e integrazione.
Ma almeno facciamolo guardando in faccia la realtà.
Perché prima di mandare qualcuno a casa, sarebbe interessante sapere chi è disposto a fare il suo lavoro domani mattina.
Fabio Matteuzzi retweeted
Da 1070 giorni nelle carceri israeliane si tortura sistematicamente: uomini, donne, bambini.
Arriverà il giorno in cui il negatori del genocidio dovranno per forza leggere per intero cosa Israele ha ordinato, e cosa il mondo gli ha lasciato fare.
Grazie @fattoquotidiano.
L'architettura di un sistema costruito sulla disumanizzazione.
Un regime di terrore psicologico progettato per spezzare i corpi e privare un popolo della propria dignità.
Dal 5 settembre arriva per la prima volta in italiano l’inchiesta presentata al Consiglio Diritti Umani dell’ONU da Francesca Albanese, Relatrice Speciale per i territori palestinesi occupati.
"TORTURA E GENOCIDIO" documenta l’uso sistematico degli abusi, le pratiche detentive e non detentive, la distruzione dei mezzi di sussistenza e il terrore psicologico inflitto a uomini, donne e bambini.
Un documento fondamentale per comprendere la realtà dei fatti oltre la propaganda.
📍 DISPONIBILE SOLO IN EDICOLA con Il Fatto Quotidiano
Fabio Matteuzzi retweeted
I resigned from Anthropic today. I spent the last three years doing pretraining research at both OpenAI and Anthropic. Neither company is acting responsibly. They are racing straight to self-improving superintelligence and gambling with our lives. More thoughts below.
Fabio Matteuzzi retweeted
La procuratrice ha chiesto per lo storico della cucina russa Pavel Sjotkin 8 anni di reclusione. La sentenza sarà pronunciata il 15 settembre. Nella sua dichiarazione finale, Pavel ha parlato del suo atteggiamento nei confronti del procedimento penale:
«Da ormai dieci mesi sono in carcere in quanto prigioniero politico. Oltre ad alcuni disagi, questo status offre nella Russia di oggi anche un vantaggio innegabile. È proprio dietro le sbarre che si può sentire più chiaramente che non si è soli, che le proprie idee sono condivise da un numero enorme di persone.
In questi mesi ho ricevuto centinaia di lettere dalla Russia e da altri Paesi, con parole di sostegno e solidarietà. Mi hanno ritrovato persino alcuni miei ex compagni di corso dell’Istituto statale di relazioni internazionali. «Allora, a metà degli anni Ottanta», mi scrive uno di loro, «non avremmo mai potuto immaginare che la situazione in Russia sarebbe arrivata a questo punto».
Davvero non avremmo mai potuto immaginare che la parola «guerra» sarebbe diventata proibita, che per averla pronunciata si sarebbe potuto finire in carcere. Che la lotta per la pace si sarebbe trasformata in un reato penale. Che il meraviglioso concetto di «patriottismo» sarebbe diventato sinonimo di odio verso tutto il mondo civilizzato. E che ladri e saccheggiatori del bilancio dello Stato si sarebbero autoproclamati continuatori delle tradizioni dei nostri nonni, che sconfissero il fascismo. E persino la parola «fascista» avrebbe iniziato a essere appiccicata a tutti gli oppositori del nostro presidente a vita.
Il mio caso ha un evidente carattere politico. E, di conseguenza, nella Russia contemporanea è un esempio di violazione delle leggi fondamentali. Le azioni degli inquirenti e dell’FSB violano non solo la legislazione nazionale, ma anche gli obblighi internazionali assunti dalla Russia.
Anche nell’attuale politica di isolamento dal mondo, il nostro Paese non è ancora uscito dal Patto internazionale sui diritti civili e politici. Ricordo che esso stabilisce che ogni persona ha il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e che non è ammessa alcuna discriminazione basata sulle convinzioni politiche.
Le accuse che mi sono state rivolte contraddicono anche la Costituzione della Federazione Russa, che prevede il pluralismo ideologico e politico e garantisce il diritto di avere e diffondere le proprie convinzioni. A questo proposito, voglio sottolinearlo ancora una volta: criticare il potere, i suoi errori e i suoi crimini non costituisce un reato penale. Putin non è né uno zar né un dio. E, in quanto personaggio pubblico, può essere oggetto di critiche — ed è proprio per questo che oggi sono sotto processo.
Sono felice di aver potuto esprimere pubblicamente l’opinione di milioni di russi che, persino sotto il dominio di una propaganda cannibalesca, sono riusciti a conservare la coscienza e l’onore di una persona normale. Come storico, sono convinto che gli ultimi due decenni saranno presto definiti il fardello più vergognoso nella storia della nostra patria nel corso di molti secoli.
Quanto alla mia imminente sentenza, la richiesta della procura dimostra quanto efficacemente abbia lavorato e quanto le mie dichiarazioni e pubblicazioni si siano rivelate utili alla rinascita della società civile russa. E sono convinto che la solidarietà delle persone sia molto più forte delle sbarre e delle serrature».
Pavel Sjotkin è accusato di aver diffuso «fake news» sull’esercito, ai sensi dell’art. 207.3, comma 2, lettera d, del Codice penale russo (diffusione pubblica di informazioni consapevolmente false sull’impiego delle forze armate della Federazione Russa). Gli vengono contestate alcune pubblicazioni sul canale Telegram «Cucina russa: storia».
Fabio Matteuzzi retweeted
12 agosto 2000: nel Mare di Barents affondò il sottomarino nucleare «Kursk», orgoglio della Marina militare russa. A bordo c’erano 118 persone: 111 membri dell’equipaggio, 5 ufficiali del comando della divisione, oltre a un rappresentante militare e a un ingegnere dello stabilimento «Dagdiesel».
In quei giorni «neri» tutto il Paese, incollato agli schermi televisivi, seguiva il destino del sottomarino. Fino all’ultimo non si spense la speranza che i marinai sarebbero stati salvati da un momento all’altro. Tutto si interruppe bruscamente quando i sommozzatori norvegesi riuscirono ad aprire il nono compartimento. Era completamente allagato. L’intero equipaggio era morto.
Il «Kursk» è stato e rimane una ferita aperta nel cuore della Russia. L’inchiesta sulla catastrofe è stata conclusa da tempo: parte dei materiali è stata secretata e, nel procedimento sulla morte di 118 persone, non è stato ritenuto responsabile nessuno. Da 25 anni le famiglie dei marinai si tormentano con le stesse domande: «Che cosa è realmente successo al Kursk? Quanto tempo sono sopravvissuti i sommergibilisti dopo l’esplosione? E si è fatto davvero tutto il possibile per non abbandonarli?»
Il 18 agosto la «Komsomolskaya Pravda» pubblicò l’elenco dei membri dell’equipaggio del «Kursk». A Vidjaevo si riunirono i familiari dei sommergibilisti. Durante l’incontro con il vicepremier Ilja Klebanov, arrivato nella base militare, intervenne Nadežda, madre del tenente Sergej Tylik. Le dovettero somministrare un sedativo e la donna fu portata via a braccia.
«Perché l’ho cresciuto? Avete figli? Probabilmente no. Che cosa può capire lui là dentro? Sono chiusi là sotto. E noi non abbiamo niente: né condizioni per vivere, né condizioni per servire. Niente. Bastardi. Sono stufa di tutto questo schifo. Mio marito ha prestato servizio per 25 anni. Per cosa, ditemelo? Perché io dovessi seppellire mio figlio là? No, non ve lo perdonerò mai nella vita. Toglietevi le mostrine! Avete paura per le vostre mostrine, toglietele adesso. Meglio farlo subito. Noi non vi daremo più pace. Bastardi!» gridava in preda all’isteria.
Il 14 agosto le agenzie di stampa, citando una fonte anonima del comando della Flotta del Nord, riferirono che non vi era alcun pericolo per la vita dei membri dell’equipaggio del «Kursk» e che era stato stabilito un collegamento con il sottomarino. Si affermava che «venivano forniti carburante e ossigeno e venivano spurgati i sistemi del sottomarino».
Norvegia e Regno Unito offrirono alla Russia il proprio aiuto per salvare i marinai. In seguito si unirono anche Stati Uniti e Francia. Ma i militari russi rifiutarono l’assistenza e decisero di gestire la situazione autonomamente.
Il giorno successivo, 15 agosto, «Interfax» pubblicò un’intervista al comandante della Marina militare russa Vladimir Kuroedov. Dichiarò che l’equipaggio del «Kursk» stava lottando per mantenere in vita il sottomarino.
«Quando i marinai sanno che i soccorsi stanno arrivando, le loro forze si moltiplicano per dieci… A bordo del sottomarino dovrebbe esserci ossigeno sufficiente fino al 25 agosto», dichiarò Kuroedov.
Il 16 agosto il comando riferì che nessuno degli apparati di soccorso russi presenti a bordo della nave «Mikhail Rudnitsky» era riuscito ad agganciarsi allo scafo del sottomarino. A quel punto la Russia si rivolse comunque alla Norvegia e al Regno Unito per chiedere aiuto.
Solo il 17 agosto raggiunsero la zona dell’affondamento del «Kursk» la nave norvegese Seaway Eagle, con a bordo sommozzatori d’altura, e la britannica Normand Pioneer, con specialisti e attrezzature.
Il 2 settembre 2000 il giornalista televisivo Sergej Dorenko dedicò quasi un’ora del suo programma d’autore alla tragedia del sottomarino «Kursk», indicando i punti in cui il presidente Vladimir Putin aveva mentito sulla catastrofe e sulle operazioni di soccorso.
Dopo la trasmissione, Sergej Dorenko fu licenziato dall’emittente ORT e il programma venne rimosso dal palinsesto.
Сегодня 14 августа – день, когда общественности сообщили об аварии на подлодке «Курск».
Той самой, которая, по версии Путина, утонула. В день, когда «Курск» затонул – 12 августа – Путин уехал в отпуск в Сочи.
О катастрофе ему доложили только на следующий день.
14 августа из официальных пресс-релизов ВМФ стало известно об аварии, но позже, в этот же день населению сообщили, что связь с подлодкой установлена, а опасности для членов экипажа нет.
Мерзкая улыбочка Путина, когда он расскажет про гибель "Курска", была самым первым и ярким сигналом населению о том, кто теперь будет руководить страной.
Позже жён погибших Путин назовёт «десятидолларовыми шлюхами».
На видео – мать лейтенанта Сергея Тылика. За неделю до гибели её сын скажет ей «У нас на борту находится смерть». На встрече с Путиным Надежда Тылик назовёт его свиньёй. После этого медсестра введёт ей шприц с седативным средством и её унесут из зала. А Путин больше никогда не будет встречаться с неподготовленной общественностью.
Всё самое важное происходит здесь, подпишись: @AteoBreaking
Fabio Matteuzzi retweeted
Vanno a Sant'Anna di #Stazzema per pulirsi le coscienze: solo un anno fa hanno provato a tagliare i fondi al Parco della Pace. Vanno a Sant'Anna di Stazzema facendo finta che i rastrellatori che consegnarono carne umana ai nazisti non erano i creatori della loro matrice.
Fabio Matteuzzi retweeted
Una persona di cui ho stima, e che ha posizioni politiche e culturali molto vicine alle mie — forse è anche per questo che ne ho stima — mi diceva giorni fa che Ranucci è indifendibile. In queste ore, con gli ultimi sviluppi che lo riguardano, mi viene da dire che è soprattutto indifeso.
Credere nella buona fede di un losco figuro come Valter Lavitola è stato, come scrivono i giudici, un azzardo paradossale. Come l’ipotesi di entrare in politica, per quanto respinta da Ranucci. Con un’attenuante “sistemica” non da poco: quando finisci nel mirino — basta pensare a Roberto Saviano — l’idea che i riflettori illuminino tutto intorno, che ti proteggano, non è così peregrina. Poi c’è ovviamente la vanità umana: chi è senza peccato eccetera eccetera. Il sottoscritto, ad esempio, come chiunque desideri la sua firma alla fine o all’inizio di un articolo, non potrebbe gettare la prima pietra.
La vicenda del conduttore di Report mi ha però riportato alla mente un evento di qualche decennio fa, quando le Brigate Rosse tenevano per mano i nervi del Paese e, come i “colleghi” neri, seppure con una compromissione meno fisiologica, meno fondante, meno inscritta in uno scenario geopolitico telecomandato da Washington, erano disposti ad alleanze di qualunque genere pur di portare a compimento il loro obiettivo di fondo: tenere il PCI lontano dal Governo del Paese.
La storia è quella di Ciro Cirillo, assessore regionale campano sequestrato dalle BR nel 1981 e liberato dopo 89 giorni dietro il pagamento di un riscatto. Per ottenere il suo rilascio si mossero esponenti della Democrazia cristiana, uomini dei servizi e la camorra di Raffaele Cutolo: mentre lo Stato, basti ricordare la vicenda Moro, proclamava la cosiddetta linea della fermezza. Laddove evidentemente ritenuto più utile.
Nel marzo del 1982 l’Unità raccontò la trattativa attraverso un documento clamoroso, arrivato in redazione grazie alla giovane giornalista investigativa Marina Maresca: le carte chiamavano in causa, tra gli altri, i notabili democristiani Scotti e Patriarca e raccontavano il coinvolgimento di pezzi dello Stato nella misteriosa liberazione. Il documento era falso, l’aveva scritto il criminologo neofascista Aldo Semerari, poi ucciso per decapitazione. Ma raccontava fatti che, negli anni successivi, si sarebbero rivelati quasi tutti veri.
Maresca l’aveva ricevuto da Luigi Rotondi, il suo compagno di allora, uomo legato ai Servizi. Chi avesse commissionato il falso non si seppe mai con certezza, ma raccontare la verità attraverso una prova inventata screditò chi l’aveva pubblicato. Il PCI rinculò malamente. Claudio Petruccioli, che era direttore de l’Unità, fu costretto a dimettersi. Allora, se pubblicavi una bufala colossale, funzionava così.
Lavitola è stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Ranucci, “per fargli del bene”, come ha confessato ai Pm non senza un certo compiacimento. Indirizzando le indagini. Il suo curriculum: già direttore de l’Avanti! negli anni in cui era diventato la buca delle lettere di interessi orribili, fu coinvolto nella vicenda della compravendita dei senatori che contribuì alla caduta del governo Prodi: condannato in primo grado insieme a Berlusconi per corruzione, vide poi il reato dichiarato prescritto in appello. Fu poi condannato definitivamente per tentata estorsione ai danni dello stesso Berlusconi. In seguito “incastrò” (parole sue) Gianfranco Fini con la vicenda della casa di Montecarlo, scoperta dall’attuale direttore del Tg1. Un percorso tutto interno alla Destra e ai suoi metodi.
La bomba di Lavitola (se è stato lui) non ha fatto “del bene” a Ranucci. Fratelli d’Italia, i suoi giornali, i suoi telegiornali, lo hanno attaccato in un’evidente sinergia; la Rai ha sospeso le repliche estive di Report; le fibrillazioni redazionali vengono trasversalmente raccontate: in qualche caso perché notizie, in altri con una certa voluttà accessoria. E non ha fatto “del bene” a Report. Che, a prescindere dai dubbi di “metodo” ha, nel merito, creato grattacapi un po’ a tutte le forze politiche. Con una certa preferenza per la Destra, certo, non foss’altro perché la Destra, che si racconta da sempre all’opposizione, comanda in lungo e in largo da almeno trent’anni.
La domanda che i giudici forse scioglieranno è: davvero Lavitola voleva Ranucci al Governo per diventarne il puparo? E davvero un tizio del genere sarebbe mai potuto entrare nello staff politico di un pubblico fustigatore senza che i fan di Report arrivassero a Chigi coi forconi? Oppure l’obiettivo di quella bomba era esattamente ciò che sta producendo: la credibilità di Ranucci, la sua character assassination?
In quel caso, saremmo di nuovo al 1982: una bomba falsa usata per rendere falso, agli occhi dell’opinione pubblica, un cronista opinabile ma vero. Per fortuna, come si dice, ci sono tre gradi di giudizio. E questa storia ha ancora molte pagine da scrivere. Vere, auspicabilmente.
Fabio Matteuzzi retweeted
100.000 Italiani hanno lasciato il paese per andare
a vivere o studiare in Spagna.
Dovresti preoccuparti di far rimanere gli Italiani
invece della becera propaganda @GiorgiaMeloni
Quello che mi è accaduto oggi alla Camera è semplicemente allucinante.
Alle 10 di questa mattina sono andato nella sede della giunta per le autorizzazioni a procedere, della quale sono membro.
L'ho fatto perché avrei dovuto visionare le ormai celeberrime chat tra Delmastro e Caroccia, ovviamente nel rispetto di tutte le procedure necessarie a garanzia della riservatezza (non si possono fotografare, non si possono copiare, si viene controllati a vista dai funzionari della Camera).
Il cd contenente le chat è stato inviato dalla procura di Roma al presidente della Camera, Fontana.
Il quale lo ha inviato alla giunta perché lo valutasse.
Quindi nel pieno rispetto del regolamento, delle mie prerogative parlamentari e delle comunicazioni ufficiali che avevo ricevuto, stamattina mi sono presentato lì per fare il mio lavoro.
Io ed altri colleghi di opposizione siamo stati ricevuti da imbarazzati funzionari della Camera che ci hanno negato la consultazione delle chat.
Alla mia domanda su chi li autorizzasse a negarcele, dato che il presidente della giunta era lì con noi e chiedeva anche lui di consultarle, hanno risposto che l'indicazione veniva dal Presidente della Camera.
Ho chiesto se questa comunicazione gli fosse stata data in forma scritta e mi hanno risposto di no.
A quel punto ho cortesemente spiegato che non mi sarei mosso da lì fino a quando non mi fosse stato consentito di visionare le chat o non avessi letto un atto del presidente Fontana che spiegava perché quel mio diritto fosse negato.
Dopo due ore è arrivata una imbarazzante comunicazione di Fontana che spiegava che per sua decisione le chat erano inaccessibili.
Chat che lui stesso ci aveva mandato perché le visionassimo.
La motivazione formale è che ha chiesto la convocazione di una giunta per il regolamento per capire se le possiamo visionare. In quella giunta ovviamente la destra deciderà a maggioranza di non farcele vedere.
Tutto questo è gravissimo e non ha alcun precedente nella storia della Camera.
La presidenza in violazione di ogni regolamento e ogni prassi parlamentare, con un evidente abuso di potere, decide di cedere alle pressioni della maggioranza pur di impedire che le chat tra Delmastro e Caroccia vengano visionate dai membri della giunta. Non diffuse, non divulgate ma visionate con obbligo di riservatezza da pochi parlamentari.
Decisione che è una chiara e ingiustificata violazione delle prerogative parlamentari dei componenti della giunta.
Nel mentre Delmastro annuncia di averle mandate lui in procura perché non avrebbe nulla da nascondere.
Peccato che la procura non le possa utilizzare senza l'autorizzazione del Parlamento. E che alla concessione dell'autorizzazione il partito di Delmastro e tutta la maggioranza si oppongono.
Se Delmastro non ha nulla da nascondere, eviti queste pagliacciate e chieda alla sua maggioranza di concedere alla procura l'uso delle chat.
Se la Meloni, di cui Delmastro era avvocato, davvero ha a cuore la legalità chieda alla sua maggioranza di consentire l'uso delle chat.
Chat che servono per una inchiesta collegata a fatti di mafia.
Anzi, che sono indispensabili per quell'inchiesta.
Per quanto riguarda il presidente della Camera, oggi ha consentito la violazione dell'autonomia e della dignità dell'istituzione che presiede.
Ha creato un precedente gravissimo e pericoloso.
Ha messo la firma su una pagina orribile della storia repubblicana.
E poi parlano di legalità.
Fabio Matteuzzi retweeted
Pedro Sánchez ha deciso di non lasciare correre.
Alle accuse e alla narrazione del governo italiano sulla situazione migratoria ha risposto con l’unica cosa che la propaganda teme davvero: i dati.
Nel periodo 2022-2026, secondo Frontex, gli ingressi irregolari sono stati 478.600 sulla rotta italiana, 340.600 nei Balcani occidentali, 259.800 in Grecia e 234.760 in Spagna.
Numeri che rendono piuttosto difficile sostenere che Madrid rappresenti il grande problema migratorio d’Europa.
Il messaggio di Sánchez è stato netto: si possono avere opinioni diverse, ma sui trattati europei e sui dati non si può semplicemente scegliere la realtà che fa più comodo.
Una risposta asciutta, senza proclami e senza sceneggiate.
A volte bastano pochi numeri per smontare intere campagne politiche.
E questa volta i numeri non sembrano essere dalla parte di Meloni.
Fabio Matteuzzi retweeted
Sudan Doctors Network ha definito #GENOCIDIO quanto sta accadendo in Sudan, nel Darfur.
L’RSF ha ucciso e stuprato migliaia di donne e bambini.
Il bagno di sangue lasciato dalle uccisioni di massa in Sudan si vede dai satelliti.xitter.cf/umutcagrisari/status/1…
Fabio Matteuzzi retweeted
Le immagini che ci arrivano dal Sudan sono relativamente poche. E quelle che raccontano meglio la gravità degli eventi sono troppo dure per poterle mostrare in tv o mettere in pagina sui giornali. Un esempio: la foto di una mamma e del suo bambino impiccati allo stesso albero.
150 mila morti in Sudan non li riusciamo a contemplare. La più grande crisi umanitaria del mondo, la più grande crisi di sfollati e di affamati del mondo, finché è descritta soltanto a parole non buca la nostra attenzione.
——
La guerra in Sudan è cominciata il 15 aprile del 2023 perché il generale a capo di una milizia paramilitare - le Forze di supporto rapido (Rsf) - ha sfidato il capo dell’esercito regolare con l’ambizione di prendersi tutto il Paese.
I miliziani delle Rsf usano la guerra come un pretesto per uccidere e stuprare nelle aree etnicamente africane, in un Paese che oggi è a maggioranza araba.
Alcune vittime degli stupri etnici, che sono riuscite a scappare in Ciad, hanno raccontato che, durante le violenze, lo slogan degli stupratori era: “I vostri figli saranno arabi”. Oppure: “Quest’anno tutte le ragazze di qui saranno incinte dei figli dei Janjaweed”.
Janjaweed significa “I demoni a cavallo”. È il vecchio nome delle Forze di supporto rapido, che poi lo hanno cambiato per darsi un tono più serio ma senza rivedere di conseguenza i loro metodi.
Vent’anni fa i Janjaweed furono responsabili di una campagna di uccisioni di massa di persone nere che fece 300 mila morti e che non fu considerata un genocidio. Ora ce n’è un’altra, che va avanti da due anni.
Due giorni fa le Rsf sono entrare nella città di al Fasher, dove si erano riversati centinaia di migliaia di persone etnicamente africane in fuga, perché era l’unica grande città della zona dove i miliziani non fossero ancora arrivati.
Nelle immagini satellitari ad alta risoluzione si vedono grosse chiazze di sangue nella sabbia che indicano i punti delle città dove, nelle ultime 48 ore, sono avvenute le uccisioni. Ma le immagini più esplicite sono altre: le esecuzioni postate sui social network dagli stessi miliziani.
Si ascolta qui:
Fabio Matteuzzi retweeted
Quello che sta accadendo oggi in Russia – la persecuzione di Diana Loginova e degli altri musicisti di strada per aver osato cantare canzoni pacifiste, e il fatto che ora in Russia si possa incarcerare i minori dai 14 anni fino all’ergastolo – ha una radice comune.
Il punto è uno: il regime putiniano odia la gioventù russa.
Putin sta facendo la guerra al futuro. Cerca di fermare il tempo.
Il regime odia i giovani perché loro lo sopravvivranno.
Perché non riesce più a parlare con loro.
Perché i giovani sono più liberi.
Perché ridono, cantano, sperano e hanno meno paura.
Perché non sono stati cresciuti dalla propaganda sovietica.
Perché non corrono a morire nella guerra di Putin “per entusiasmo” e gratis.
Perché non guardano Solov’ëv, ma leggono le notizie su internet.
Perché hanno tempo davanti a loro.
E loro vedranno il giorno in cui i cigni balleranno. Vedranno una Russia libera.
Immaginatevelo: nella Russia del 2025 un ragazzino di 14 anni può essere condannato all’ergastolo perché in un videogioco ha costruito una bomba di pixel.
O per aver attaccato un adesivo “No alla guerra” su un palo.
O per essere stato ingannato da un truffatore e aver dato fuoco alla porta di un ufficio militare.
Ergastolo.
Per un gioco. Per un adesivo. Per una stupidità da ragazzino.
È possibile che un adolescente venga condannato a vita per un reato che non è nemmeno in grado di comprendere fino in fondo.
In Russia oggi sì.
Le accuse suonano terribili: “sabotaggio”, “terrorismo”, “attentato”.
Ma questo è così solo per chi guarda da paesi democratici.
In Russia sono semplici strumenti di repressione politica.
Chi è considerato “terrorista” oggi in Russia?
Ad esempio gli scrittori Boris Akunin e Dmitrij Bykov — la loro “colpa” è essere contro la guerra.
Che cosa può essere definito “terrorismo”?
Per esempio, versare del verde brillante su un’urna elettorale durante le “elezioni” del 2024. Nessun ferito. Solo una macchia su una scatola di plastica.
E “incitamento al sabotaggio”?
Basta una chat privata su Telegram dove qualcuno insulta Putin.
Nel 2022, a Kansk (Siberia), tre ragazzi di 14 anni hanno costruito una finta bomba in Minecraft e hanno “fatto esplodere” un edificio virtuale dell’FSB.
Era uno scherzo in un mondo digitale.
Lo Stato l’ha definito “preparazione di un attentato”.
E “diversione”?
Un adesivo “No alla guerra” davanti a un ufficio militare.
Un SMS ai coscritti: “non andate a farvi uccidere”.
Un commento in chat con un infiltrato dell’FSB.
E la “diversione”? Anche i bambini possono facilmente diventare vittime di truffatori, come succede spesso anche agli adulti. Ci sono già diversi casi in cui dei truffatori hanno convinto dei minorenni a dare fuoco a una sede della leva militare o a un bancomat.
Sapete cosa hanno risposto alla Duma russa?
Che ora, sapendo che rischiano pene detentive fino all’ergastolo, i bambini ci penseranno due volte prima di ascoltare i truffatori.
Non sto scherzando.
I tribunali russi mandano in prigione gli adolescenti anti-guerra.
Secondo gli ultimi dati, almeno 78 bambini sono già stati condannati dal 2022.
Prima mesi di detenzione preventiva, poi colonie minorili, poi carceri per adulti.
Questo non ha nulla a che vedere con la giustizia.
È il meccanismo nudo della repressione politica.
Ma il tempo — è dalla parte dei giovani.
Loro sopravvivranno.
Loro canteranno.
Loro vedranno i cigni danzare.
E quando questo sistema crollerà,
Diana Loginova suonerà di nuovo, in una piazza libera.
Akunin presenterà un nuovo libro.
Noize MC terrà un concerto al Cremlino.
La gioventù russa vedrà il giorno del Lago dei cigni.
Fabio Matteuzzi retweeted
“Hanno rubato il mio raccolto di olive e distrutto il mio uliveto, che è la nostra identità”.
Un palestinese piange dopo che i coloni 🇮🇱 hanno distrutto i suoi uliveti nella Cisgiordania occupata.
L’occupazione e colonizzazione israeliana sono una rapina armata della Palestina.
Fabio Matteuzzi retweeted
Più alto funzionario russo a essersi dimesso per protestare contro Putin, l’ex consigliere della missione russa presso l’Onu a Ginevra Boris Bondarev accusa i Paesi Ue: “Sembrano fate che volteggiano tra unicorni. Mosca non vuole negoziare. Ha invaso l’Ucraina perché la considera sua”
«— Dicono che il vertice a Budapest sia saltato a causa delle “richieste massimaliste” di Mosca…
— Basta parlare di “richieste massimaliste”. Questo implica che ci siano anche richieste minimaliste. Ma Mosca non vuole negoziare. È entrata in Ucraina perché la considera sua. Si riterrà vincitrice solo quando tutti lo riconosceranno. Non c’è spazio per compromessi.
E poi, che tipo di compromesso sarebbe? Cedere non tutta, ma metà dell’Ucraina?
Perché mai Putin dovrebbe fermarsi, se l’Occidente è già pronto a discutere quale percentuale del territorio ucraino si può cedergli?»
L’intervista completa qua:
repubblica.it/esteri/2025/10…



























