Italian,strong #EU #€ #NATO supporter, Liberal Standing w/#Draghi #Ukraine #Israel #Democracy Fighting idiots:No€/NoVax, Trump&Putin's lovers,M5S/Lega,Brexiters

Cagliari Italia Unione Europea
Joined July 2010
Se qualcuno degli amici si dovesse spostare là, me lo faccia sapere!
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Sempre ineccepibile il nostro @avvbenedetto ⬇️⬇️⬇️
Oggi vi parlo di un tema che vi affascina tanto: il carattere di @CarloCalenda
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Grazie ☺️ La Sardegna la conosco e l’amo!
Ho avuto una piacevole conferma, dal vivo: @NonaMikhelidze è brava davvero (e questo lo sapevo già) ma è anche una persona davvero gentile e piacevole; dopo il suo intervento ci ho scambiato quattro chiacchiere, e ho scoperto che conosce benissimo la Sardegna!🍻 Chapeau!
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Ho avuto una piacevole conferma, dal vivo: @NonaMikhelidze è brava davvero (e questo lo sapevo già) ma è anche una persona davvero gentile e piacevole; dopo il suo intervento ci ho scambiato quattro chiacchiere, e ho scoperto che conosce benissimo la Sardegna!🍻 Chapeau!
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Oggi a Cagliari 👇
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Concordo con @pinapic e @CarloCalenda Secondo me ci staranno anche i liberali, quelli che non hanno bisogno di aggettivazioni. 😉 Un lavoro, anche silenzioso, di tanti anni sta trovando finalmente l’approdo naturale. Forza che ci siamo: 12 DICEMBRE !!!
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TRAVAGLIO MENTE, LO CONFERMA L'ORDINE!!! Per la prima volta l'Ordine dei Giornalisti mette nero su bianco che Travaglio non dice la verità ed i suoi interventi, inclusi quelli televisivi, sono "apertamente orientati" (tradotto, è anche fazioso). Il Consiglio di Disciplina dell'OdG del Piemonte mi ha dato ragione su tutta la linea, scrivendo chiaramente che quella dei cinque miliardi della Nuland - spesi dagli USA in 22 anni in Ucraina e non per finanziare Maidan, come invece scritto falsamente dal Fatto - è un'affermazione "inesatta" (cioè una bufala), che "può indurre in errore" il lettore. A rafforzamento del concetto, l'Ordine aggiunge anche che "appare indubbio che Travaglio abbia usato la dichiarazione di Nuland sui finanziamenti all'Ucraina in una sintesi scorretta dal punto di vista formale". Si tratta, va detto, di una vittoria di Pirro, perché la decisione presa è di "non luogo a procedere", cioè nessuna azione disciplinare. La ragione è che - la supercazzola qui è straordinaria - proprio in ragione della faziosità di Travaglio non si può certo pretendere che faccia informazione neutrale e perché, anche se quella frase era falsa, "il suo ragionamento ha un'ampiezza che oltrepassa quella singola locuzione". Inoltre - prendiamola a ridere - la rettifica dovrebbe chiederla la Nuland!!! Una capolavoro pilatesco che da un lato seppellisce il nostro codice deontologico, trattando menzogne alla stregua di opinioni, ma dall'altro mette una pietra tombale sulla credibilità di chi sulla questione Ucraina scrive e dice cose che non hanno alcuna attinenza con la realtà.
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Amo questa donna.
Ma gli imbelli e i collusi italiani continueranno a cianciare della presunta mancanza della diplomazia europea- argomento semplicemente RIDICOLO- recitando ancora la parte degli utili idioti di Putin
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Le forze ucraine avrebbero tagliato la testa di ponte russa vicino a Lyman e respinto le truppe russe verso il fiume Zherebets vicino a Nevske e Makiivka, riportando in gran parte la linea del fronte alla sua posizione di maggio 2025, cioè vanificando più di un anno di “avanzate” russe, svariate decine di migliaia di vite, mezzi e miliardi. Da maggio a settembre Kyiv ha liberato 200kmq. Putin ha detto di poter conquistare il Donbas dentro la fine dell’anno, precisando che così gli hanno assicurato i suoi generali. Così quando questo non accadrà, 4 o 5 saranno accusati di corruzione, altrettanti voleranno giù “spitaneamente” da una finestra per aver deluso il capo dei Reich di Mosca e i rimanenti (qualora qualcuno resti in vita e in libertà) saranno umiliati pubblicamente e degradati.
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LETTERA AL MIO PEGGIOR ALLIEVO Stamattina ho letto uno dei tanti straordinari post del mio amico Mattia Madonia, che si chiedeva cosa direbbe Indro Montanelli del suo allievo @marcotravaglio, e così, davanti alla mia vecchia Olivetti Lettera 22, ho pensato di somministrare il post all’AI come elemento di contesto e le ho chiesto di commentare il “lavoro” di Travaglio come se a scrivere fosse Montanelli. L’AI ha scelto autonomamente una lettera aperta, che riporto di seguito senza correzioni. —- Caro Marco, la chiamo per nome, come si fa con i figliocci e con i traditori: due categorie che, in una vita lunga e litigiosa, ho imparato a non tenere troppo distanti. Le batto queste righe sulla Lettera 22 - la verde - che qualcuno ha avuto la bontà di recapitarmi quassù, o quaggiù, non ho ancora capito in quale reparto mi abbiano sistemato. La macchina per scrivere ha un difetto che è la sua unica virtù: batte una lettera per volta, e ogni tasto è un fatto. Con una Lettera 22 non si bara. Con una linea editoriale, a quanto vedo, sì. Le devo un ringraziamento e una frustata, nell’ordine. Il ringraziamento è per avermi copiato la posa: il bastian contrario, l’uomo solo controvento, quello che dà del somaro a tutti. Bravo. Ha imparato la mia faccia. Peccato che della mia faccia lei abbia preso la smorfia e buttato via l’osso: perché controcorrente ci si va per amore dei fatti, non per amore della corrente contraria. Il contrarianismo senza i fatti non è coraggio, ma vanità con l’elmetto. Veniamo alla frustata, che è più istruttiva. Io, la guerra di un piccolo popolo aggredito da un colosso, l’ho vista con questi occhi, nel Quaranta, sugli sci, al gelo, tra i finlandesi. Non commentai una riga: raccontai. Raccontai la neve, i cecchini bianchi, i carri sovietici che si impantanavano nella loro stessa arroganza. E il lettore, senza che io glielo dicessi, diventava profinlandese. Perché la verità, quando la lasci in pace, cammina da sola. È il mestiere, caro Marco. Quello che lei ha smesso di fare. Perché quando un altro piccolo popolo - lo scriva pure, il nome, Ucraina, non morde - si è trovato sotto lo stesso colosso, con lo stesso pretesto delle minoranze da proteggere e delle zone cuscinetto da inventare, lei che ha fatto? Ha lasciato parlare i fatti? No. Ha lasciato parlare le veline. Ha preso il comunicato dell’aggressore e gli ha messo addosso la cravatta buona del dubbio: l’«eh, ma la NATO», l’«eh, ma non è tutto bianco e nero». Certo che non è tutto bianco e nero. Ma quando un carro armato entra in casa d’altri, il colore glielo do io: è del colore del torto. Lei mi dirà che pone domande, che dubita, che non si fa arruolare. Il dubbio, caro figliolo, è un arnese sacro, a patto di usarlo su tutti. Il suo lo tira fuori sempre e soltanto contro gli aggrediti. Un dubbio a senso unico non è giornalismo: è ufficio stampa con la puzza sotto il naso. Le confesso una cosa, ché quassù (o quaggiù) si diventa sinceri per noia. Di errori ne ho collezionati a bizzeffe, alcuni imperdonabili, e ho pagato anche con del piombo nelle gambe, regalatomi da gente che il dubbio non lo tollerava affatto. Non le do lezioni di virtù: sarei ridicolo. Le do una lezione di mestiere, l’unica cosa su cui posso ancora permettermi la superbia. Ed è vecchia come il piombo dei tipografi: i fatti prima, l’opinione dopo, e mai - mai - l’opinione travestita da fatto. Lei ha fatto l’esatto contrario. Ha preso il mio metodo, l’ha capovolto, e ci ha appiccicato sopra la mia foto come un santino. È l’unico plagio che non le perdono: non quello dei fatti, ma quello della faccia. La saluto. E le lascio, come si usa tra maestri e cattivi allievi, un compito per casa: un giorno solo, uno, provi a far parlare i fatti dell’aggredito con la stessa generosità con cui fa parlare i dubbi dell’aggressore. Vedrà che fatica. Il mestiere è tutto lì. Suo, con l’affetto ruvido che si deve ai figli sbagliati, I. M.
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Grandissima @pinapic com’è sempre!
Andy Burnham ha paragonato la resistenza dell'Ucraina contro la Russia alla lotta della Gran Bretagna contro la Germania nazista e ha consegnato a Zelensky informazioni declassificate per costruire autonomamente missili a lungo raggio in grado di colpire in profondità il nemico russo. La sinistra con la chiarezza che serve e l’impegno che è necessario. Senza il politichese sbrodolato e pavido che ci tocca ascoltare delle nostre parti.
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L’Italia non invierà armi, neppure per la difesa aerea, all’Ucraina. Invierà generatori. Il tutto perché Meloni ha paura di Vannacci e delle difficoltà della Lega. Forza Italia muta, come sempre. I paesi europei e UK confermano invece il loro sostegno già immensamente superiore al nostro. Mi vergogno di un Governo tanto codardo da non riuscire a tenere la barra dritta su alcuna questione fondamentale per accontentare due filorussi e continuare a vivacchiare. Dietro il continuo appello ai valori, all’onore, alla parola, al coraggio c’è il nulla. Anime morte di destra che fluttuano con quelle di sinistra, rimaste silenziose, lontano dalla storia e dalla grandezza della lotta per la libertà e l’indipendenza. Vergognatevi. Per ciò che potremo combatteremo alle elezioni per impedire questa deriva vigliacca che ci allontana dal nostro destino di europei e uomini liberi. @Azione_it
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Un leader vero. Ne avessimo come lui. Anzi, uno l’abbiamo avuto, anche se per poco. Poi ci hanno pensato Conte, Salvini e Berlusconi a farlo cadere, da piccoli uomini miserabili quali sono o sono stati: a Mario Draghi non avrebbero neanche allacciato le scarpe.
We are masters in our own home.
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Come sempre, @marsetac inappuntabile!
Caro @marcotravaglio, capisco che per te sia incredibile che @antoniopolito1 esponga le sue opinioni personali sui social. Ma ti ha mai sfiorato il sospetto che la vera anomalia sia che tu invece lo faccia dalle colonne di un giornale? Utilizzare un’intera testata come personale sfogatoio delle proprie frustrazioni giornalistiche, che quotidianamente si manifestano in manganellate sguaiate contro chiunque ostacoli il tuo sacrosanto diritto di applicare doppi, tripli e quadrupli standard alla politica, alla cronaca giudiziaria e alle vicende internazionali, non è una terapia. Così come le menzogne non sono opinioni. Le opinioni non sono fatti. I carnefici restano tali anche quando li spacci per vittime e se qualcuno ti fa causa per averlo calunniato, costruendo un’intera inchiesta sulla testimonianza non riscontrata di una massaggiatrice uruguaiana, il problema sta nel fatto che tu chiami tutto questo giornalismo e non in presunti complotti per farti chiudere il tuo circo. Ecco, fossi in te non mi preoccuperei di dove Polito abbia messo una virgola, ma piuttosto di dove tu abbia trascinato la nostra professione.
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Il fatto che i Britannici abbiano fatto cadere per mero gioco politico probabilmente l’unico premier decente negli ultimi dieci anni e sostituendolo con un probabile incompetente la dice lunga sulla crisi della loro democrazia.
Zelenskyy ha donato a Keir Starmer l’'Ordine della Libertà' ucraino - il più alto riconoscimento per una persona straniera. Premio che si aggiunge alla Legione d'Onore donata da Macron. La prima visita di Starmer in Ucraina era avvenuta il 16 febbraio 2023, quando era ancora leader dell'opposizione.
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Questo @giorgiomule non è proprio male. Bravo, bravo, bravo. Finitela di scrivere le leggi sotto dettatura dei magistrati.
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Mentre l'#UE è chiamata al grande salto, la nuova #leggeelettorale favorisce coalizioni innaturali che costringono gli europeisti ad allearsi con chi strizza l'occhio a #Putin. È tempo di scegliere: non più tra dx e sx, ma tra chi sta con l'Europa e chi la vuole dividere ▶️L'analisi del Presidente @avvbenedetto oggi a Coffee Break
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Semplicemente perfetto
Ho chiesto all'Intelligenza artificiale di immaginare un discorso di Churchill alla Camera dei Comuni britannica, ma fatto oggi. Il risultato secondo me è da brividi. Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, Signore e Signori, Sono vecchio, e i vecchi hanno un solo privilegio che vale la pena rivendicare: quello di aver visto abbastanza per riconoscere i disegni che si ripetono sotto costumi diversi. Non vengo qui per raccontarvi una storia nuova. Vengo per dirvi che la storia che conoscete sta bussando di nuovo alla porta, e ha imparato, in ottant'anni, a bussare con maggiore pazienza. Permettetemi di iniziare da dove ogni lezione seria di libertà deve iniziare: dal riconoscimento che la libertà non è mai stata la condizione naturale degli uomini. È un'invenzione fragile, sostenuta da istituzioni che possiamo costruire in un secolo e smantellare in una settimana di viltà. L'Europa lo ha dimenticato più volte, e più volte lo ha pagato con fiumi di sangue che i libri di scuola oggi riducono a paragrafi. Nel secolo che ho attraversato ho visto una tirannia annunciarsi con precisione quasi contabile: prima le parole, poi i confini, poi i corpi. Ho visto un continente intero scegliere di non ascoltare, perché ascoltare avrebbe imposto di agire, e agire costava caro, e il costo sembrava sempre rinviabile a un domani più conveniente. Quel domani non arrivò mai a condizioni migliori. Arrivò, quando arrivò, a Dunkerque, con gli uomini in mare e la Manica come unica trincea rimasta. Chi oggi guarda a Kyiv e pensa che la distanza geografica sia una protezione morale, ripeta questa lezione a memoria: la distanza non ha mai fermato un aggressore che aveva già deciso di misurare il mondo in chilometri... di debolezza altrui. E qui devo essere onesto con voi, come si deve essere onesti quando si parla da questo scranno e non da un editoriale. Io stesso, in quella guerra, strinsi la mano a un uomo che sapevo essere un macellaio del proprio popolo. Stalin non era un alleato che avessi scelto per affinità: era il prezzo che la geografia e la disperazione imponevano contro un nemico anche peggiore, per un'ora in cui l'Inghilterra combatteva sola e non poteva permettersi il lusso della coerenza morale integrale. Dissi allora, e lo confermo oggi senza vergogna e senza vanto, che se Hitler avesse invaso l'Inferno avrei trovato una parola gentile per il Diavolo alla Camera dei Comuni. Non fu un errore di giudizio. Fu un calcolo fatto con gli strumenti che la sopravvivenza consentiva, in un'ora in cui la Wehrmacht era alle porte di Mosca e la Gran Bretagna non aveva altro fronte orientale da difendere se non quello altrui. Ma sarei un pessimo maestro se non aggiungessi ciò che venne dopo, e che la Storia mi impose di osservare da vicino, a Yalta e oltre: quell'alleanza necessaria coltivò, in provetta, il mostro che avremmo dovuto affrontare per i quarant'anni successivi. Non lo dico per assolvermi né per condannarmi. Lo dico perché è vero, e perché le verità scomode sono le uniche che meritano di essere tramandate ai posteri. La necessità non è innocenza. È soltanto necessità. E chi la scambia per virtù, o la vergogna di essa fino a negarla, non ha imparato nulla dalla propria storia. Vi dico questo perché oggi non abbiamo la scusa che avemmo allora. Non stiamo scegliendo tra un male e un male peggiore. Stiamo scegliendo, semplicemente, se onorare o tradire ciò in cui diciamo di credere. Il Cremlino di oggi non è la Berlino del 1940, e sarebbe disonesto pretendere il contrario. Ma il Cremlino di oggi condivide con quella Berlino un'unica, identica convinzione: che le democrazie, essendo litigiose per natura e riluttanti al sacrificio, si stancheranno prima dell'aggressore. È una scommessa antica quanto la tirannia stessa, ed è, temo, l'unica strategia di cui Mosca davvero dispone. Contro questa scommessa non bastano i cannoni, per quanto necessari. Serve qualcosa di più difficile da armare: la memoria. Un popolo che dimentica perché ha vinto le proprie guerre passate è un popolo che si prepara, senza saperlo, a perderne una futura. E vedo, in quest'Aula come nelle cancellerie d'Europa, il medesimo torpore compiaciuto che precedette ogni disastro che ho conosciuto: la convinzione che la pace sia uno stato naturale delle cose, anziché il risultato quotidiano, faticoso, di uomini disposti a difenderla. E qui la memoria non ha nemmeno bisogno di risalire troppo lontano, Onorevoli Colleghi. Non serve evocare Monaco come un fantasma di altri tempi: ne abbiamo già scritto una copia recente, con la stessa mano tremante e la stessa illusione di aver comprato tempo a buon mercato. Nel settembre del 1938 un primo ministro tornò da Monaco sventolando un pezzo di carta e promettendo che aveva assicurato la pace per la nostra generazione. Gli bastarono sei mesi per essere smentito dai fatti, e altri sei per essere smentito dalla guerra. Dissi allora, a chi in quest'Aula preferiva l'illusione alla verità, che gli era stata data la scelta tra il disonore e la guerra: avevano scelto il disonore, e avrebbero avuto la guerra comunque — con l'aggravante di averla dovuta combattere in condizioni peggiori di quelle che avrebbero potuto scegliere prima. Nel 2014 l'Europa ha ripetuto l'esperimento con notevole fedeltà al modello originale. Un pezzo di territorio sovrano — la Crimea — fu strappato con la forza, sotto gli occhi delle stesse cancellerie che oggi si dicono sorprese dalla guerra che ne è seguita. La risposta fu un pacchetto di sanzioni concepito con la cura di chi vuole punire senza davvero scoraggiare, e con esso l'illusione, tanto europea quanto lo fu quella del 1938, che un'aggressione digerita in silenzio sia un'aggressione conclusa. Non lo fu. Fu, come Monaco, un anticipo. Mosca non lesse in quella debolezza una ragione per fermarsi: vi lesse un prezzo, lo trovò sostenibile, e nel 2022 tornò a incassare il resto del conto che riteneva ancora aperto. Non ripeterò qui l'errore di scambiare la storia per un oracolo: nessuna guerra è la fotocopia di un'altra. Ma il meccanismo — questo sì — si è ripetuto con la puntualità di un orologio che nessuno, in Europa, ha voluto sentire suonare. E se qualcuno in quest'Aula pensa che la lezione della Crimea sia già stata imparata, gli chiedo di spiegarmi perché, una manciata di anni dopo, ci troviamo a discutere se sia «pragmatico» concedere anche il resto. Non vi parlo soltanto di eserciti. Vi parlo di una guerra che si combatte nelle menti prima ancora che sui campi — una guerra che ai miei tempi avremmo chiamato propaganda, e che oggi si è fatta più sottile, più capillare, capace di insinuarsi nei salotti e nei parlamenti travestita da dubbio ragionevole. Il Cremlino non ha bisogno di convincere l'Europa che ha ragione. Gli basta convincerla che nessuno ha torto, che ogni posizione vale l'altra, che la fatica di discernere il vero dal falso sia essa stessa un'imposizione ideologica. È un'arma più economica delle divisioni corazzate, e altrettanto efficace, perché non conquista territori: corrode la volontà di difenderli. Onorevoli Colleghi, l'Europa che ho conosciuto nascere dalle macerie non fu costruita per essere comoda. Fu costruita per essere libera, il che è cosa ben più esigente. Chi oggi propone che l'Ucraina ceda provincie in cambio di una pace che chiamano «pragmatica» non sta proponendo la fine di una guerra: sta proponendo l'inizio di un precedente, e i precedenti, nella storia dei tiranni, sono sempre l'anticipo di un conto più salato. Non vi chiedo eroismo. Ve ne ho chiesto abbastanza, in un'altra vita, e so quanto costi. Vi chiedo soltanto la memoria di ciò che accade quando le democrazie confondono la stanchezza con la saggezza. Vi chiedo di ricordare che ogni generazione crede di aver ereditato la pace come un diritto, e ogni generazione riscopre, con sorpresa che dovrebbe farle provare vergogna, che la pace era un prestito, non un dono, e che il prestito va onorato con la vigilanza, non con l'oblio. Il secolo che ho attraversato mi ha insegnato una sola certezza, ed è questa: i tiranni non si fermano davanti alla ragionevolezza altrui. Si fermano davanti alla determinazione altrui, e solo davanti a quella. Sta a questa Camera, e a chi verrà dopo di essa, decidere di quale delle due l'Europa vorrà essere ricordata come portatrice.
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