Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
The Dallas Cowboys are dead last in total offensive possessions.
The Dallas Cowboys lead the league in total offensive points.
GOTI is real.
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Shaquille O'Neal claims European basketball is 'a bit better' than the NBA 👀🏀
The Brexiters won the referendum, but they lost the battle over Europe.
They created a generation of young Britons that will do everything it can to return to the EU, with each new generation pushing further in that direction.
They created exactly what they wanted to prevent: a strong European identity among British youth.
The question is no longer whether the UK will rejoin the EU, but when. 🇪🇺🇬🇧
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🇪🇺🇦🇹 Austria's President Van der Bellen: It's time for Treaty reform and to move toward an integrated, more federal Europe. A united Europe is the best idea we've ever had. Russia is a dwarf pretending to be a giant
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Nikola Jokic:
“I wish every NBA player would go play six months in Europe just to see how much pressure there is…
You play Wednesday against Olympiacos in Greece, then you’re playing at home against Red Star or Partizan.
If you have three losses in a row, it’s a big deal”
Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
Oltre 30 paesi pari a due terzi del PIL mondiale hanno firmato un impegno a triplicare la capacità nucleare mondiale per far fronte al cambiamento climatico. Nell’elenco 🇺🇸 🇨🇳 🇬🇧 🇫🇷 🇸🇪 🇫🇮 🇨🇦 🇯🇵 🇰🇷 ma anche molti paesi in via di sviluppo.
Quanto piangete oggi.
Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
Chi fuma non entra al cinema, chi non è vaccinato non entra all’asilo. Per entrare al cinema basta spegnere la sigaretta; per farlo entrare all’asilo basta vaccinare il figlio. Libertà è scegliersi il colore dell’auto, non se guidare a destra o a sinistra.
Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
Is Duke the most disrespected team in college football right now? 👀
🏈 3-0
🏆 Defending ACC Champions
🔥 2 Power Four wins
🤨 Still unranked
Should Duke be getting more respect?
Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
Un grande @CarloCalenda.
Nel 1986, quando la folle manovra nella centrale di Chernobyl produsse una nube di Iodio e Cesio in tutta Europa, a causa della quale, nei 20 anni successivi i cittadini Italiani assorbirono una dose efficace pari a quella che assorbono (da raggi cosmici naturali) in 7 ore durante un volo da Roma a New York (quindi niente di allarmante), erano in esercizio in Europa oltre 170 reattori nucleari.
"Il primo grande atto di populismo" che tutti i partiti italiani (tranne i Repubblicani) attuarono, cavalvando la paura invece di mobilitare la ragione, fece chiudere solo i 4 reattori italiani. Tutti gli altri andarono regolarmente avanti; e ne vennero costruiti molti altri.
Serve altro come prova di populismo? O pensate davvero che gli Italiani siano immensamente più cagionevoli?
Da noi anche il Piano Energetico che prevedeva a regime 20 GW nucleari venne abbandonato in favore prima dell'olio pesante (uno scarto di raffineria) e poi del carbone e del gas. Se lo avessimo portato avanti, oggi il nostro mix di generazione elettrica sarebbe simile a quello francese: i prezzi in bolletta meno della metà di oggi e le emissioni elettriche almeno 8 volte inferiori.
Ignoranza e populismo si pagano SEMPRE cari.
Ora rimbocchiamoci le maniche e ripariamo in fretta il danno immenso che producemmo allora.
@Azione_it
Il primo atto di populismo in Italia è stato il referendum del 1987 sul nucleare. Quando abbiamo scelto la paura invece della ragione. E quel conto lo paghiamo ancora oggi.
Nel frattempo i nostri consumi elettrici cresceranno, l’industria avrà bisogno di sempre più energia e i data center aumenteranno ulteriormente la domanda.
Se vogliamo restare una grande potenza industriale non possiamo pensare di rinunciare a una fonte stabile di energia come il nucleare nel mix energetico.
Adesso serve solo una cosa: smettere di avere paura e cominciare a fare.
Ursula von der Leyen in the SOTEU:
"We need to electrify Europe!"
Our goal is to double the share of electricity available by 2040
We need sovereign energy, technologically neutral, be it renewables or nuclear
Saving €260 billion a year on fossil fuel imports
Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
Cambiate subito il nome alla città in ORROistano
#italvolley
La giusta risposta a questo stupido modo di fare di riempire le frasi con anglicismi totalmente inutili per sembrare "migliori" 😫
Ad esempio, notare bene che "smart working" ce lo siamo inventati in Italia, che non si dice nei paesi anglofoni! 🙄 – at Rovigo, Veneto
Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
comunque continuerò a chiamare questa app twitter per sempre, non riesco proprio a chiamarla X
Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
L'Islanda ha più o meno gli abitanti della città di Bologna. Il reddito medio pro-capite è di 85.000€ e oltre. Possono vivere di rendita solo con la pesca non regolamentata da norme Ue , quindi preriscono pagare qualcosa come contributore netto a Ue per avere mercato aperto ma non entrare per non avere obblighi. È uno staterello - ripeto - pieno di risorse naturali da sfruttare con una popolazione minuscola, un caso a sé , molto particolare. Farne un caso politico per parlare di europeismo e antieuropeismo in grandi e popolosi Paesi membri come l'Italia non ha alcun senso!
Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
Sarebbero bastati.
Ma è un confronto solo teorico: i 25 GW nucleari non deve costruirli lo Stato. Lo Stato deve solo garantire regole e remunerazione certe.
Tuttavia, volendo ragionare in via teorica, avessimo usato i soldi dei bonus edilizi (circa 200 mld €, che poi guarda caso sono un po' meno del costo complessivo degli incentivi che stiamo pagando da anni a solare ed eolico, e ancora non abbiam finito) per costruire la flotta da 25 GW nucleari, affidando poi a gara la gestione, ci saremmo garanti 200 TWh di energia elettrica continua, con emissioni nel ciclo di vita di 6 (sei) gCO2/kWh e soprattutto a non più di 35-40 €/MWh (solo costi di gestione -tutta la gestione, inclusi premi assicurativi ed accantonamenti per la gestione dei rifiuti radioattivi e per lo smantellamento- e di combustibile), per 60 anni, e a non più di 45 €/MWh, per ulteriori 25-30 anni, dopo l'estensione di vita.
E senza bisogno di tutti gli altri costi in bolletta necessari alla cosiddetta "integrazione" delle fonti intermittenti (curtailment, batterie, anpliamenti di rete, bilanciamenti)!
Giusto per rendere l'idea dei guasti tremendi del populismo e delle superstizioni no-nuke!
E ancora ci tocca sentir cianciare di 100% rinnovabili!
Replying to @MarcoBriscolini @GiZollino
Sarebbero bastati i soldi del solo superbonus probabilmente....🤦♂️
Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
Nessuno ti obbliga a iscriverti a un determinato club o a una determinata associazione ma, se vuoi iscriverti, devi accettarne regole, principi e valori. Direi che l’iter di adesione alla UE della Serbia può serenamente finire qui.
Fulvio 'Aramil' Cavicchi retweeted
L’EUROPA HA PERSO UN REFERENDUM.
E HA VINTO.
Ieri gli islandesi hanno votato.
Il 52,8% ha detto No alla riapertura dei negoziati per entrare nell’Unione europea. Il 47,2% ha votato Sì. Affluenza oltre l’82%.
Risultato netto.
E sapete cosa è successo oggi?
Niente.
Nessun ultimatum da Bruxelles.
Nessuna minaccia.
Nessun soldato europeo sbarcato a Reykjavík.
Nessun commissario ha spiegato agli islandesi che in realtà sono “un popolo europeo artificiale” e che quindi il loro voto non conta.
La Commissione europea ha semplicemente preso atto del risultato e dichiarato di rispettare la scelta del popolo islandese.
Può sembrare normale.
Nel mondo nel quale viviamo, normale non lo è affatto.
Perché a poche migliaia di chilometri di distanza esiste un’altra idea di Europa.
Quella di Vladimir Putin.
Un’Europa fatta di sfere d’influenza, territori “storicamente nostri”, vicini ai quali viene concesso di essere sovrani soltanto finché scelgono ciò che Mosca considera accettabile.
L’Ucraina decide di guardare all’Europa?
Per il Cremlino quella scelta diventa una provocazione.
Un popolo vuole determinare liberamente il proprio futuro?
Se quel futuro esce dalla sfera russa, arrivano pressioni, destabilizzazione e, come abbiamo visto, persino i carri armati.
Questa è la differenza tra un’Unione e un impero.
L’Unione europea può desiderare che l’Islanda entri. Io lo desidero.
Può pensare che Reykjavík avrebbe molto da guadagnare dall’adesione. Io lo penso.
Può continuare a considerare l’Islanda parte naturale della famiglia politica europea.
Ma alla fine decidono gli islandesi.
E se dicono No, è No.
Non c’è niente di più profondamente europeo di questo.
Perché l’Europa che voglio non deve allargarsi conquistando territori.
Deve diventare così libera, prospera, sicura e politicamente forte che siano i popoli a desiderare di entrarvi.
E devono poter anche decidere di non farlo.
L’appartenenza all’Europa vale proprio perché è volontaria.
Agli amici islandesi che ieri hanno votato No dico quindi una cosa semplicissima: rispettiamo la vostra decisione.
Continuate a essere nostri amici, nostri alleati, parte fondamentale dello spazio europeo e atlantico.
E se un giorno cambierete idea, noi saremo ancora qui. A braccia aperte.
Del resto quasi il 47% degli islandesi ha già scelto di riaprire quella porta. Non è poco.
Nessuna annessione.
Nessuna coercizione.
Nessuna “operazione speciale”.
Solo democrazia.
È questo che Putin e i suoi ammiratori non riescono a capire dell’Europa: noi non abbiamo bisogno di invadere i nostri vicini per convincerli a stare con noi.
A volte ci dicono persino di no.
E noi rispettiamo il loro No.
🇮🇸🇪🇺
Islanda, per ora arrivederci.
La porta resta aperta.
In attesa di darvi il benvenuto nella grande famiglia europea.































